MUGELLO – Un tempo la parola “ferie” significava spegnere tutto. Oggi, spesso, no. Sempre più turisti che lavorano da remoto aprono il portatile in una pensione di Lisbona, in un bar di Palermo, su una terrazza in Georgia. Non è una moda passeggera: secondo MBO Partners, nel 2025 i nomadi digitali americani erano 18,5 milioni, cioè il 153% in più rispetto al 2019. Il panorama cambia, il lavoro no.
Reti aperte, rischi aperti
Aeroporti, hotel, caffè, stazioni: ovunque ci sia una rete gratuita, ci sono decine di sconosciuti collegati con voi. Quasi nessuno si ferma a chiedersi chi la gestisca davvero. Un sondaggio del 2024 tra viaggiatori internazionali segnala che il 45% si collega a reti Wi-Fi pubbliche non protette quando è all’estero. Quasi uno su due.
È qui che le app VPN possono fare la differenza. Cifrano il traffico tra il dispositivo e un server remoto, così chi intercetta la rete vede solo dati illeggibili. Chi viaggia con iPhone o iPad trova comoda un’app VPN compatibile con iOS: si scarica in pochi minuti, si attiva con un tocco e protegge la connessione anche quando il telefono diventa un ufficio improvvisato. Niente configurazioni complicate, niente corsi di informatica.
Che cosa può andare storto, in concreto
Quattro scenari reali, nessuno da film di spionaggio:
- Una rete falsa con un nome quasi identico a quello dell’hotel, creata per raccogliere i dati di chi si collega.
- Credenziali di posta o dei gestionali intercettate su una rete aperta.
- Pagamenti e accessi bancari fatti di fretta, dal tavolino di un bar.
- File di un cliente scambiati su una connessione non cifrata.
Nessuno di questi guai richiede un genio del crimine informatico. Basta un momento di distrazione.
Accedere ai servizi di casa anche da lontano
Il secondo vantaggio è meno drammatico, ma si nota ogni giorno. Alcune banche, piattaforme di lavoro e servizi online limitano gli accessi dall’estero, e il turista resta fuori dal proprio account proprio quando ha una scadenza. Collegandosi a un server in Italia, il dispositivo risulta di nuovo “a casa” e, in molti casi, il blocco scompare. È un uso legittimo, ma conviene rispettare sempre le condizioni dei singoli servizi.
Lo stesso vale per abbonamenti italiani, archivi e piattaforme di formazione. Dettagli piccoli, certo. Ma in una settimana lontano dall’ufficio fanno risparmiare tempo e nervi.
Videochiamate e file pesanti
Le riunioni online sono il banco di prova di ogni rete improvvisata. Basta un collegamento instabile per far saltare una presentazione. Una VPN non crea banda dal nulla. Se la chiamata scatta, cambiate server e riprovate: spesso basta questo.
Il divario tra rischio e abitudine
Meno di un terzo dei viaggiatori, il 31%, usa una VPN durante i viaggi internazionali, secondo la stessa indagine del 2024. E c’è di più: il 46% ha collegato i propri dispositivi a dispositivi connessi presenti nella camera d’albergo.
Regola semplice: se la rete non è vostra, trattatela come se fosse di tutti.
Sembra prudenza eccessiva? Forse. Ma attivare una protezione costa un minuto, rimediare a un furto di dati può costare settimane.
Chi ha più da perdere
Non tutti rischiano allo stesso modo. Un libero professionista che gestisce i dati di più clienti, un consulente che apre documenti riservati, un’insegnante che corregge compiti dal tavolino di un bar: ognuno porta con sé informazioni che non sono soltanto sue.
Il portatile e il browser
Per chi lavora soprattutto dal portatile, la porta d’ingresso è il browser. Posta, documenti condivisi, strumenti di progetto: quasi tutto passa da lì. Per questo molti scelgono di aggiungere una VPN direttamente a Chrome, con un’estensione che si attiva in un clic e lascia il resto del lavoro com’era. Un promemoria utile: di solito un’estensione protegge il traffico del browser, non quello di ogni altra applicazione del computer; per coprire anche il resto serve un’app installata sul sistema.
Velocità, batteria e altri dubbi
Il dubbio più frequente riguarda la velocità, ed è comprensibile. È vero: cifrare il traffico richiede un po’ di lavoro in più, e un server lontano allunga il percorso dei dati. Anche la batteria può risentirne, ma nell’uso quotidiano la differenza sul telefono è in genere contenuta.
Poi c’è un limite da dire con onestà. Una VPN non ferma il phishing: se cliccate su un collegamento truffaldino, il tunnel cifrato non vi salva. Inoltre in alcuni Paesi l’uso di questi strumenti è limitato o regolamentato, quindi prima di partire controllate le regole locali.
Checklist prima di partire
Dieci minuti prima della partenza bastano per sistemare l’essenziale:
- Installate e provate l’app a casa, non in aeroporto.
- Impostate l’app perché si attivi da sola quando vi collegate a una rete nuova.
- Attivate la verifica in due passaggi sugli account di lavoro.
- Aggiornate sistema e applicazioni.
- Fate una copia di sicurezza dei file importanti.
Il verdetto
Quindi, le app VPN possono migliorare l’esperienza dei turisti che lavorano da remoto? Sì, a patto di non chiedere miracoli. Proteggono le connessioni su reti che non controllate, aiutano a raggiungere i servizi di casa e tolgono un pensiero dalla testa. Il resto, buon senso e abitudini sane, resta compito vostro. Viaggiare e lavorare insieme funziona meglio quando la connessione è l’ultima cosa a cui dovete pensare.





