FIRENZUOLA – Nell’accogliere l’invito a scrivere un ricordo di Paolo Martelli, Direttore del Coro ANA Alpino del Mugello, prematuramente scomparso nella mattinata di domenica 25 Ottobre, da parte del direttore de Il Filo del Mugello, e che ricevo con piacere, la mente sta ripercorrendo questi ultimi 4 anni che, di fatto, coincidono con la mia presenza nel Coro e, quindi, con la mia conoscenza di Paolo. Svolgere il nastro di questi ultimi 4 anni, oggi in particolare, è ancora più difficile, perchè il cuore è ancora sofferente per la perdita non solo del nostro Maestro ma, soprattutto, di un amico, per quanto la nostra sia, in effetti, un’amicizia recente.
Indubbiamente, infatti, tutti gli altri coristi possono vantare una sua conoscenza molto più datata nel tempo, ma il mio, nel suo piccolo, vuol essere un ricordo “dal mio punto di vista”, ovvero di quello di “giovane” corista che, per la prima volta, viveva l’avventura di cantare in un Coro Alpino.
Paolo non è stato solo un grande cultore e conoscitore della musica latu sensu intesa, Paolo è un portatore sano di contagiosa passione per la musica. Non potrò mai scordare la sua tenacia, la sua forza anche quando le condizioni fisiche non glielo consentivano, il suo essere sempre presente alle prove, fino alla fine, nonostante tutto. L’ultima prova, al termine tutti scappati sotto una pioggia incessante. Lui, con i primi segnali della malattia, che non trovava il proprio borsello, io, ultimo rimasto, che lo aspettavo in macchina per riaccompagnarlo a casa. Fnalmente arriva, gli chiedo le indicazioni di casa sua, lui me le dà alternandole al suo desiderio di provare nuovi canti, uno su tutti “Joska la rossa”, arriviamo alla sua abitazione, lo vedo allontanarsi verso il cancello, sotto la pioggia scrosciante, nel mio personale timore che quel suo incedere lento e diverso dal solito sia la conferma che qualcosa è cambiato in lui.
Ma fino alla fine, non è certo cambiata la sua indomita volontà di alzare sempre più in alto l’asticella del nostro repertorio e non solo di quello tipicamente alpino ma, soprattutto, di quello da utilizzare per l’accompagnamento alle celebrazioni liturgiche. Quante copie di spartiti consegnati, quante prove svolte per consentire a tutti di imparare i canti velocemente e al meglio, quante arrabbiature per ottenere dai coristi la giusta attenzione e concentrazione, quanta costanza, quanta tenacia, quanta forza ha dimostrato per farci capire che i risultati si raggiungono con la passione e con l’amore per le cose, in questo caso per il canto.
Paolo non è stato solo l’esempio di ciò che deve essere un Maestro, ovvero colui che indica la strada per raggiungere la meta. Paolo rappresenta un chiaro e luminoso esempio di uno stile fatto di eleganza, di buon senso, di rispetto, di integrità morale, di bonomia, tipici del gentiluomo di altri tempi e di cui oggi, davvero, stiamo perdendo le tracce.
Tutto ciò mi mancherà tantissimo, al pari del suo accogliermi con semplicità ma al contempo con calore e affetto, del suo inserirmi in mezzo ai migliori due baritoni del Coro così da imparare velocemente le cante, non stancandosi mai di ripetere quel passaggio per me difficile o di sorridere alle mie stecche da principiante, e non solo alle mie.
Paolo è stato il collante, anzi, il motore di quella che posso personalmente considerare l’avventura più bella di questi ultimi anni, quella appunto del Coro Alpino del Mugello, un’avventura fatta di risate, di emozioni, di arrabbiature ma anche di sane tavolate e mangiate tutti insieme. Ma oggi non posso non pensare che, di fatto, si chiuda un capitolo della sua storia, ma al tempo stesso non riesco davvero ad immaginare un suo futuro senza di lui.
L’ultimo concerto del Coro diretto da Paolo è avvenuto domenica 13 a Cornacchiaia. Il giorno dopo la bellissima ed indimenticabile esperienza del concerto a cori unificati in quel di Pistoia con i nostri amici “gemellini” di Feltre: un sabato sera ricco di trepidante emozione in cui Paolo, pur non in formissima, ci ha diretto con la sua consueta, ineccepibile centrazione, attenzione e cura a tutti i settori del Coro; lo stesso ha fatto poi, appunto, il giorno dopo a Cornacchiaia, dirigendo i due cori unificati durante la S. Messa e nel corso di un breve concerto con cante tipiche alpine. Di quel giorno c’è però una scena in particolare che mi colpisce e che rimarrà per sempre nel mio cuore: mentre Aldo Speranza, Maestro del Coro di Feltre, ci sta dirigendo tutti nel canto “Benia Calastoria”, d’un tratto si sposta verso Paolo, lo abbraccia, lo avvicina a sè, così da consentire una direzione del canto “a quattro mani”. In quel mentre sento salire un groppo in gola, che alla fine del canto si scioglierà in un pianto, non solo per la tenerezza e bellezza di quel gesto ma, soprattutto, per la consapevolezza che, probabilmente, quella sarà l’ultima volta che avremmo visto Paolo dirigerci alla sua maniera.
Difatti, pochi giorni dopo avviene il suo ricovero prima all’ospedale di Borgo S.L. e poi all’Hospice di Careggi da dove è partita la sua ultima direzione. Sì, perchè in effetti un ultimo momento in cui Paolo ha cantato con noi c’è stato, ed è successo lo scorso martedì 20, allorchè i medici, gli infermieri, le OSS ed i volontari dell’Hospice Le Oblate hanno consentito al nostro Coro la preziosa opportunità di realizzare il desiderio di Paolo di eseguire un piccolo concertino a favore di tutta la “famiglia” ivi residente.
Per tutti noi è stato un momento profondamente importante, denso di emozione ma, soprattutto, di immensa gratitudine per tutto quello che il nostro Paolo ha ricevuto nel suo ultimo tratto di vita. Per molti di noi è stata anche l’occasione, per la prima volta, di visitare una Struttura che è sì un’eccellenza per la sanità toscana ma, soprattutto, un luogo dove le famiglie con un proprio familiare malato terminale possono trovare una “famiglia” dove sorreggersi, ascoltarsi, comprendersi, aiutarsi, consolarsi.
Cantare per Paolo, per gli altri ospiti e per tutti gli operatori presenti è stato indubbiamente uno dei momenti più importanti della nostra esperienza canora, e anche se non siamo stati perfetti, ciò che ha prevalso è stato indubbiamente l’essere stati accanto e assieme al nostro Paolo che, ovviamente, ha cantato tutte le cante con noi.
Sette giorni dopo quel “concertino”, così tanto voluto e desiderato da Paolo, ci ritroveremo di nuovo, tutti insieme, a cantare con Lui e per Lui.
Paolo sarà sempre con noi, con la sua voce a darci l’intonazione, con la sua voce a rimproverarci, con la sua voce a complimentarsi, con la sua voce a ridere assieme a noi. E mentre ripenso a tutto questo, risuonano nel mio cuore le parole del Vangelo della Liturgia di oggi, giorno in cui Paolo è volato in Cielo: “‘Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente’. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: ‘Amerai il tuo prossimo come te stesso'”.
E solo ora capisco che il più grande insegnamento che ci ha dato il nostro Maestro Paolo è stato un esempio di vero Amore, prima di tutto come figlio, come fratello, come marito, come padre e come nonno, di Amore per Dio e per le cose belle da Dio create come la musica ed il canto. Di Amore per bellissimo mare della sua Elba e per le sue amate montagne, di Amore verso il suo essere Alpino, di Amore verso il suo Coro ed i suoi amici coristi. I funerali si terranno martedì mattina, 27 Ottobre, alle 11.00 alla pieve di Borgo San Lorenzo. La salma è esposta alla Misericordia di Borgo San Lorenzo.
Qui sotto il Coro Alpino del Mugello esegue “Il Signore delle Cime nell’oratorio di Sant’Omobono di Borgo San Lorenzo:
Qui sotto un brano eseguito dal Coro Alpino del Mugello sotto la direzione di Paolo Martelli (video girato nel 2023 nella basilica di Santissima Annunziata a Firenze):
Avv. Gerarmando Randazzo
Patrocinante in Cassazione
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 26 Ottobre 2026







