MUGELLO – Giotto di Bondone (Vespignano di Vicchio di Mugello, 1267 – Firenze, 1337). Sicché l’anno prossimo sarà quello di una doppia ricorrenza a data tonda, 750 anni dalla nascita (presumibile), 680 dalla morte (certa). L’occasione per il nostro territorio di celebrarne l’indiscusso valore artistico e riproporre il Mugello nei circuiti del turismo culturale. Almeno provarci.

A qualcuno potrà sembrare un pretesto per far investire dei soldi pubblici nella solita promozione che, tutto sommato, poco potrà portare al comparto turistico del nostro territorio. Forse. In effetti, negli anni, purtroppo sono molti i fiaschi e rari i successi. Ma occorre tentare. Sarebbe un banco di prova su cui misurare le capacità organizzative, e la sensibilità sul tema, della politica, degli amministratori locali in senso lato. Insomma un’occasione imperdibile.
Attorno a Giotto, fra Vicchio e il Mugello tutto, il tentativo di sviluppare una progettualità univoca, oltre gli schieramenti e le rivalità di paese. Aldilà delle parole, degli auspici e dei buoni propositi, ecco, arriva il momento dei fatti. Da profano della materia ho però capito che in questo nostro territorio ci sono delle grandi professionalità, tra donne e uomini, già attive nel settore artistico e turistico. Insegnanti e critici d’arte, direttori e organizzatori di mostre ed eventi culturali, tecnici e restauratori. Qualcuno peraltro già impegnato nelle sedi accademiche e museali di Firenze. Un patrimonio umano che vive sul territorio, certamente volitivo, pronto per valorizzarlo.
E ora il ruolo della politica, in queste mosse. Istruire un progetto mirato all’evento ascoltando questi professionisti del settore. Farsi consigliare. Soprattutto trovare le risorse necessarie, proprie o intercettando quelle che potrebbero essere disponibili presso le istituzioni sovracomunali. Individuare una sede, o più siti, ove poter ospitare le opere giottesche da esporre. Sì perché dopo aver dato tanto, in termini artistici, ambientali e umani, per il Mugello, è l’ora di presentare il conto. Almeno una volta ogni tanto. Una rateazione, un acconto di quanto, nel tempo, ci è stato preso.
Musei fiorentini straripanti di opere d’arte, appunto molte trasferite proprio con la spoliazione di questo territorio, che, seppur per un breve periodo, potrebbero privarsene per dare la possibilità di generare, qui da noi, un minimo ritorno economico e d’immagine. Non è una compensazione. Semmai, in un paese civile, semplicemente la condivisione di beni che appartengono a tutti. Al Mugello quanto a Firenze.
Quindi, senza lasciarsi prendere dall’euforia prona ai facili entusiasmi, e con lo sguardo rivolto alla politica, quella del fare, che ascolta la gente ed è sensibile alle esigenze del territorio, stringersi attorno ad un solo pensiero : provarci!
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 14 aprile 2016




