MUGELLO – A partire dal 1420 in poi, più o meno, inizia la documentazione circa la presenza della famiglia de’ Medici in Mugello. E per almeno due secoli, tutti quegli anni a seguire verranno ricordati, appunto, come “il periodo d’oro del Mugello”. Inestimabili opere d’arte furono realizzate da importati artisti dell’epoca per essere ospitate nelle ville di famiglia, nelle chiese e nei conventi tutelati dal loro patronato.
I Medici e il Mugello, una storia d’amore verso un territorio. Non è mai stato chiarito se davvero la famiglia de’ Medici fosse originaria di questi luoghi. Nessuna prova documentale inequivocabile che lo certifichi. E’ accertato, invece, che dal 1420 al 1427 il nome di alcuni componenti di questa famiglia compaiono in alcuni atti catastali, individuandone, seppure in modo descrittivo, senza adeguata correlazione cartografica, possedimenti e tenute in Mugello. Soprattutto concentrati nel quadrilatero compreso fra la villa di Cafaggiolo, il castello del Trebbio, il convento del Bosco ai Frati e, poco più tardi, la fortezza di San Martino.
Residenze di campagna ove la corte medicea si trasferiva nei periodi estivi e nei momenti tumultuosi della vita politica fiorentina. In ogni caso luoghi affatto secondari o periferici, anzi arricchiti con opere d’arte, volumi incisi e con la presenza di importanti personaggi della cultura dell’epoca. Ed è in questo contesto che dev’essere inquadrato quest’angolo di Mugello in quel periodo. Una culla del Rinascimento.
Sono tre i dipinti rinascimentali, famosi, conosciutissimi e da tempo, ormai, trasferiti nei musei fiorentini. Opere d’arte che appartennero, già dalla seconda metà del XV secolo, alla cappella della villa di Cafaggiolo, a quella del Trebbio ed alla chiesa del convento di Bosco ai Frati. Ecco, le pale d’altare del Mugello. Hanno in comune il tema principale, la raffigurazione della Madonna che tiene in braccio il Bambino Gesù contornata da alcuni santi. Una scena indicata anche come “Sacra Conversazione”. Poi in tutte e tre, fra i santi di fianco alla Madonna, la presenza dei personaggi votivi cari alla famiglia de’ Medici, Cosma, Damiano e Francesco.
La pala di Cafaggiolo.
Il dipinto, sicuramente realizzato per la cappella della villa di Cafaggiolo, forse su commissione di Piero di Cosimo de’ Medici (Firenze, 1416 – Firenze, 1469) detto “ il Gottoso”, sembrerebbe correlato alla nascita del suo secondogenito, Giuliano, con una datazione collocabile attorno al 1451, circa. Opera del pittore Alesso (Alessio) Baldovinétti (Firenze, 1425 – Firenze, 1499). La pala venne trasferita nella Galleria degli Uffizi il 17 giugno 1796, in seguito nel periodo bellico e post liberazione, dal 1940 al 1948, in altri luoghi di ricovero, infine di nuovo nella Galleria degli Uffizi dal 24 giugno 1948.

a sinistra i santi Cosma e Damiano, Giovanni Battista, Francesco (inginocchiato),
a destra i santi Lorenzo, Giuliano, Antonio abate e Pietro Martire (inginocchiato)
tempera su tavola – 176 x 166 – Firenze, Galleria degli Uffizi
La pala del Trebbio.
Realizzata per ordine di Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici (Firenze, 1463 – Firenze, 1503) detto “Lorenzo il Popolano”, il ramo di famiglia collaterale a quello cosiddetto principale di Cafaggiolo, era sistemata nella cappella dell’Ascensione, vicina al castello. E’ una tavola d’altare attribuita a Sandro Botticelli, ovvero Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi (Firenze, 1445 – Firenze, 1510), ed alla sua bottega, databile fra il 1497 ed il 1499. Venne registrata in uscita, dall’allora fattoria del Trebbio, il 12 maggio 1873 per essere trasferita prima nella Galleria degli Uffizi e, successivamente, dal 3 dicembre 1942 nella Galleria dell’Accademia.

a sinistra i santi Domenico, Cosma e Damiano,
a destra i santi Francesco, Lorenzo e Giovanni Battista
olio su tavola intelata – 177 x 205 – Firenze, Galleria dell’Accademia
La pala di Bosco ai Frati.
Infine, per ultima, quella che appartenne al convento di San Bonaventura, già dalla seconda metà del XV secolo, frutto delle donazioni votive di Cosimo dei Medici (Firenze, 1389 – Careggi, 1464), il “Pater Patriae”, detto “il Vecchio”, in omaggio alla chiesa di Bosco ai Frati. Nell’unico resoconto dell’epoca, il manoscritto la “Relazione” di Fra’ Giuliano Ughi della Cavallina, testo che è la fonte primaria sulle notizie del luogo, si annotò l’esistenza di un grande dipinto posto sull’altare maggiore con queste parole : “La bella tavola dell’altar maggiore la quale dipinse un frate di San Domenico.”. L’autore del dipinto, indicato come il frate di San Domenico, è Fra’ Giovanni da Fiesole, detto il “Beato Angelico” (Vicchio, 1395 – Roma, 1455). La tavola è datata fra il 1450 ed 1452. A seguito del trasferimento imposto dalle normative granducali (1777), la pala venne prima ospitata presso la Galleria degli Uffizi ed in seguito nel Museo di San Marco a Firenze.

“Madonna con Bambino” con i santi Antonio da Padova, Ludovico di Tolosa, Francesco (a sinistra),
Cosma, Damiano e Pietro Martire (a destra)
tempera su tavola – 174 x 173 – Firenze, Museo di San Marco
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 21 luglio 2016


