MUGELLO – Una brutta storia, infinita. Ancora sul caso Forteto. La richiesta per istituire una commissione d’indagine parlamentare e, in parallelo, attivare il commissariamento della cooperativa era approdata a Roma. Però, una forte opposizione politica sembra spingere per accompagnare la vicenda all’oblio in spregio alle sofferenze delle vittime. Così la ricerca della verità potrebbe trovarsi di fronte a porte sbarrate.
Sono partiti da Firenze, erano in cinque. Paolo Bambagioni (PD), presidente della commissione regionale d’inchiesta, ed insieme a lui gli altri quattro componenti, Giovanni Donzelli (Fratelli d’Italia), Andrea Quartini (Movimento 5 Stelle), Jacopo Alberti (Lega Nord) e Stefano Mugnai (Forza Italia). La missione si è consumata in una giornata romana, nel palazzo, ed ha avuto l’epilogo con il colloquio concesso dal presidente del Senato Piero Grasso. E’ stata, dunque, l’occasione per raccogliere l’apprezzamento sul lavoro d’indagine svolto. Un dato di fatto, ineluttabile, incontrovertibile.
Tuttavia, ed era inevitabile, sono tornati indietro con al seguito uno strascico di polemiche. Immancabili. Paolo Bambagioni espone la sua versione: “A Roma la partita è aperta. Possiamo raggiungere i nostri scopi. Nessuno tra Parlamento e Governo ha chiuso la porta alle nostre richieste”. Dal canto loro, invece, gli altri componenti della commissione regionale parlano di “opposizione del PD ad aprire commissioni d’inchiesta parlamentare ed al commissariamento della cooperativa”.
Eccoci, di nuovo, ancora il gioco delle parti. Un teatrino imbarazzante, irrispettoso verso le vittime di quelle violenze, di quegli abusi. Perché queste posizioni contrastanti? Eppure il Bambagioni aveva mostrata grande fermezza nel guidare la commissione d’inchiesta regionale. Addirittura meritandosi l’appellativo di “mosca bianca”, proprio per il suo atteggiamento volitivo nel giungere all’accertamento della verità. Da qui si capisce come, per questa faccenda, il clima politico di Roma sia diverso da quello di Firenze, ed ancor di più da quello indecifrabile, sonnolento o ingrugnato che sia, del Mugello.
Quella del Forteto ha registrati fatti strazianti. E, lo ripeto, nell’intero contesto è stata una porcheria. Lo avevo già scritto, quasi un anno e mezzo fa (clicca qui per articolo originale), all’indomani della sentenza di colpevolezza per il personaggio chiave della cooperativa, quel Fiesoli, spesso ospitato nei salotti buoni della politica, di una parte di quella. Addirittura cooptato in qualche trasmissione televisiva, assurto a icona di un modello per l’affidamento dei minori.
Eppure, aldilà delle condanne comminate, sono mancate le scuse. Una generazione politica locale e appena oltre i confini mugellani, a Firenze e dintorni, tanto per intendersi, che non si era accorta di niente. Non è mai stato chiarito se qualcuno di quella classe politica dirigente sapesse, o meno, cosa. Un turbinio di nefandezze consumate al riparo della vetrina sponsorizzata per il marketing dell’agricoltura e dell’alimentazione, considerate d’eccellenza per il territorio. E che senz’altro lo sono, riconoscendo cioè che non si possa fare di tutta l’erba un fascio.
Ma tant’è. Il Bambagioni, “mosca bianca”, era riuscito a far compiere una indagine che aveva ottenuto il riconoscimento unanime dell’intero Consiglio Regionale. Poi, ha sollecitata la missione romana, per dare un risvolto stringente alla vicenda. Purtroppo, all’indomani del rientro, i resoconti delle parti divergono e configgono. Un bailamme. La riprova è che in politica ci siano sempre, almeno, due verità.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 20 novembre 2016


