A due mesi dalla chiusura delle urne è possibile fare un bilancio ragionato del risultato elettorale che ha portato al rinnovo di tutte le amministrazione comunali mugellane –escluso Marradi che aveva già provveduto un anno fa-.
Complessivamente il Mugello si conferma una zona “rossa” (anche se le virgolette ormai sono d’obbligo),visto che ovunque, a esclusione del caso Firenzuola, vince in modo netto, anzi molto netto, il centrosinistra incentrato sul Pd. Un risultato, sostanzialmente, di continuità: nella zona, nonostante malcontenti e critiche si continua a votare in massa il partito che qui ha sempre amministrato (e i suoi alleati).
Probabilmente, ma questa è un’opinione, più per sfiducia verso le possibili alternative che per meriti intrinseci del Pd locale. Che, lo riconoscono anche in casa loro, non è in grande salute, e non riesce ad esprimere né leader né politiche di rilievo. Eppure continua a vincere.
Qualche distinguo però va fatto.
Anzitutto le virgolette alla definizione Mugello zona rossa. Il partitone d’un tempo non c’è più. Almeno nella sua componente ideologica d’origine. Basti guardare le “provenienze” dei nuovi sindaci: ormai pochissimi vengono dalle fila dell’ex-Pci / Pds o Ds. La gran parte è Pd di provenienza Margherita o della componente socialista. E’ di tradizione socialista Federico Ignesti, sindaco di Scarperia e San Piero, vengono dalla Margherita (e quindi con estrazione cattolico-popolare) il sindaco di Vicchio Roberto Izzo, quello di Dicomano, i sindaci di Marradi Triberti e di Palazzuolo Menghetti. Della “ditta” ex-ds, ma anche lui su posizioni “moderate” e renziane, risulta essere così soltanto il sindaco di Barberino Mongatti. Per non dire del caso Borgo, dove alle primarie il partito socialista è riuscito a strappare il candidato sindaco, col risultato che nel capoluogo del Mugello per la prima volta il partito ancora fortemente maggioritario non riesce ad ottenere il sindaco. Con la formazione peraltro, accanto ad esso, di una nuova formazione di centrosinistra, “Borgo Migliore” –avviata dai socialisti, ma che poi ha coagulato intorno al sostegno al sindaco Omoboni anche altre forze, comprese alcune di provenienza Pd/Margherita- e che sembra intenzionata a non fare l’ancella del Pd ma a muoversi in modo autonomo e competitivo rispetto ai democratici.
Nel buon risultato del Pd, a livello locale, non va poi dimenticato l’”effetto Renzi”: la novità rappresentata dal segretario e capo di governo fiorentino, che ha portato il Pd, con le elezioni europee ad ottenere il suo miglior risultato di sempre, si è ripercosso anche sulla scheda per le comunali, accrescendo i consensi alle liste Pd.
L’eccezione alla regola è rappresentata infine da Firenzuola. Unico comune dell’intera provincia di Firenze a non essere governato dal centrosinistra. L’Alto Mugello, storicamente, ha una tradizione politica diversa, e ha avuto a lungo, nei suoi tre comuni, sindaci democristiani, con il PCI spesso all’opposizione. E questo orientamento politico meno rigido rispetto al Mugello lo si è riscontrato anche di recente, visto che non solo a Firenzuola, ma anche a Marradi hanno prevalso coalizioni non di sinistra. Così Scarpelli è riuscito a fare il bis: e i firenzuolini lo hanno confermato sindaco, con un risultato netto, non ipotizzabile alla vigilia. Evidentemente hanno pesato un giudizio positivo sull’operato suo e della sua giunta, e una debolezza palese della sinistra, che fino all’ultimo è stata incerta perfino sul chi candidare a sindaco.
Abbiamo richiesto, ad alcuni rappresentanti di gruppi di opposizione mugellana un giudizio sulla situazione politica locale, e in particolare su questa prolungata “invincibilità” del partito di maggioranza. Pubblichiamo qui quelli che ci sono pervenuti. Pronti ad ospitare, sull’argomento altri interventi.
Per loro era un momento troppo favorevole… (Luca Ferruzzi)
I motivi del notevole successo del PD a livello borghigiano sono, io credo, riconducibili al momento storico estremamente favorevole nel quale si sommava l’effetto “trascinamento” nazionale dovuto al recente incarico conferito a Renzi, appena istallato, assieme con l’effetto “novità” scaturito dalle primarie locali del PD e dell’affermazione della candidatura di Paolo Omoboni, candidato alternativo a quelli di partito, esattamente come era successo con Renzi. Come conseguenza, si avvertiva nella gente la sensazione della ventata “innovatrice e fresca” che avrebbe spazzato via la cappa opprimente dell’establishment di sempre.
Quando simili occorrenze favorevoli si manifestano non c’è storia. La sensazione di ottimismo era palpabile nell’aria: volti sorridenti e distesi nei telegiornali nazionali, Ministre nuove, attive e certamente simpatiche, programmi mirabolanti di “ripresa” a portata di mano, hanno indubbiamente favorito e non poco la campagna elettorale di Omoboni, che infatti non ha avuto la necessità di impegnarsi particolarmente sul programma di governo, per niente innovativo: bastava cavalcare l’onda, mostrare competenza amministrativa (in precedenza acquisita come Consigliere Comunale di maggioranza), capacità gestionali. L’opposizione avrebbe potuto presentarsi più compatta, ma, questa volta almeno, i risultati non sarebbero cambiati. L’unità, il nostro costruttivo lavoro di squadra come minoranza, lo stiamo organizzando adesso e proseguirà nel tempo per organizzare un’alternativa reale che avrà modo di proporsi in tempi non lontani.
Luca Ferruzzi
Capogruppo Forza Italia – Borgo San Lorenzo
L’opposizione deve essere più credibile (Luca Margheri)
Perché il Pd nei nostri comuni, nonostante il non entusiasmante spettacolo che sta dando da tempo, continua a vincere, ovvero perché gli elettori non premiano mai un’alternativa? E’ una bella domanda quella che ci pone “Il Filo”, e provo a dare una risposta, pur essendo un “novizio” della politica locale.
Intanto è vero che il Pd non sta facendo granché nel nostro territorio: ha sempre amministrato i nostri comuni, ha in mano le leve del potere, controlla in modo diretto ed egemonico tutte le società pubbliche, ha in mano tutti i livelli delle amministrazioni –Governo, Regione, Provincia, Unione dei Comuni, Comune-, ma i risultati sono scarsi e sotto gli occhi di tutti. Il malcontento però c’è, e non a caso a Borgo gli elettori hanno mandato un segnale di insoddisfazione forte, premiando nelle primarie un “non-pd”. Anche se poi hanno confermato la fiducia alla coalizione dove il Pd è preponderante. La nostra gente ha dimostrato così che fa ancora fatica a staccarsi da uno schema ideologico. Forse più che in altre zone. Anche se pure qui le cose stanno cambiando e il voto sta divenendo sempre più libero. Però temo che un condizionamento ideologico ancora resti. E se lo si unisce alla rete diffusa degli interessi che direttamente o indirettamente chi amministra gestisce, si capisce che cambiare non sia così facile.
Però è anche vero che deve anche crescere e migliorare la propria credibilità chi potrebbe rappresentare un’alternativa ai gruppi di potere che hanno fino ad oggi governato. Le opposizioni finora sono state divise e, salvo qualche eccezione lodevole, poco presenti, poco incisive. Chi crede che Borgo e il Mugello abbiano da guadagnare in un cambiamento vero, chi pensa che non faccia bene a un’istituzione pubblica essere guidata sempre dai soliti, senza ricambio, deve impegnarsi di più. In fondo questo è lo scopo della nostra lista civica: creare uno strumento per dare una nuova opportunità di cambiamento e di miglioramento al nostro paese, aggregando persone libere, e desiderose di dare un contributo positivo alla nostra comunità. Ci abbiamo provato, continueremo ad impegnarci, tenendo informate le persone e creando occasioni di partecipazione. Anzi colgo l’occasione per invitare tutti coloro che vogliono ricevere notizie sulle nostre attività a scrivermi a [email protected].
Luca Margheri
Capogruppo lista civica “Cambiamo, insieme!” – Borgo San Lorenzo
Perché qui il PD continua a vincere… (Matteo Gozzi)
- Renzi e gli 80 euro: vivendo la campagna elettorale, la sensazione è stata che nemmeno il PD locale avesse un’idea del boom che lo aspettava. Questo è stato determinato da un fatto esogeno che ha spiazzato anche analisti e sondaggisti.
- Motivi storici: attraverso il Mugello passava la Linea Gotica, qui l’esperienza della resistenza ha profondamente segnato le coscienze delle persone oggi più anziane che ancora partecipano in modo esteso alla politica.
- Motivi ideologici ed identitari: il rifiuto di considerare l’opzione di votare per un altro partito. La fedeltà al “partito”, che pure ha profondamente mutato la propria natura in 20 anni, fa premio sul senso critico e sulla valutazione delle alternative. La storica contrapposizione fra sinistra (migliore, intelligente, onesta) e gli altri (DC, Berlusconi, ora Grillo) e la continua drammatizzazione del conflitto a tutti i livelli (gli altri sono sempre fascisti, sfascisti, ladri) tende a compattare il PD e a ridurre il senso critico.
- Reputazione del passato: oggettivamente le giunte rosse negli anni ‘70 hanno dato buona prova di sé. Questa reputazione continua a premiarli anche oggi.
- Sistema di potere: il PD governa e controlla quasi tutto il territorio, attraverso le amministrazioni locali, municipalizzate, cooperative, associazioni, mezzi di comunicazione. La rete dei benefici associati all’appartenenza è importante e orienta le intenzioni di voto.
- Perdita di importanza dell’istituzione “Comune”: specie i comuni più piccoli sono ormai delle filiali di enti superiori (Regioni, Province, ASL, enti di II livello in genere, municipalizzate). La percezione del ruolo del sindaco è molto ridimensionata. Alla fine si sa di non votare per opzioni politiche precise e concrete ma per delle persone che incarnano lo spirito del territorio e allora prevalgono fattori esterni come quelli di cui sopra.
- Motivi relazionali: la piccola dimensione del territorio premia la conoscenza ed il contatto diretto con i candidati, avvantaggiati dalla rete associativa di cui il PD dispone.
Matteo Gozzi
§Capogruppo Movimento 5 stelle Borgo San Lorenzo
A Barberino contano ancora le ideologie (Emiliano Lascialfari)
Si legge spesso che nelle elezioni amministrative non contano le ideologie, ma gli uomini. Ecco, Barberino sembra essere messo lì apposta per smentire questa teoria. Qualche considerazione.
Nelle elezioni del 2009, il candidato del Popolo delle Libertà fu lo “sconosciuto” Mazzarelli: sconosciuto a Barberino, ovviamente, visto che venne imposto dalla segreteria fiorentina. Mazzarelli fece una campagna elettorale “porta a porta”, confermando – contro ogni pronostico – il risultato delle elezioni del 2005 ed anzi migliorandolo di qualche decimale. Chi votò il PDL in quell’occasione votò il simbolo, votò Berlusconi. Non certo una persona che, per quanto rispettabile per la sua storia politica, nel paese era del tutto sconosciuta.
Nel 2014 le cose si sono ripetute. Chi ha vinto, non ha fatto quasi campagna elettorale, preferendo vivere sulla rendita di posizione costituita dal successo di Matteo Renzi e riproponendo gli stessi protagonisti di un mandato che non verrà ricordato per la sua brillantezza: sindaco e due assessori sono in continuità; un terzo assessore è stato segretario del PD e consigliere di maggioranza per anni. Il risultato negativo del Centro-Destra ha influito sul risultato della Lista Civica, che non ha ottenuto i risultati che si prevedevano; ma allo stesso tempo il calo dell’affluenza (quasi il 10% in meno), l’aumento delle schede bianche e nulle (il doppio a livello comunale rispetto alle europee) e la presenza di numerose schede con la preferenza per Matteo Renzi sono stati elementi determinanti per il risultato.
Le ideologie ci sono ancora, eccome. Mai come in questa occasione questo fatto è evidente: nell’urna, i barberinesi hanno ancora preferito cercare il vecchio simbolo. La campagna elettorale è stata segnata, nei suoi ultimi giorni, da iniziative sui social network che non hanno niente a che fare con i problemi di un’amministrazione comunale e sono frutto di “schemi” politici che dovrebbero essere superati. E gli elettori che non hanno trovato il simbolo che si aspettavano, non sono stati capaci di andare oltre, preferendo l’astensione, la scheda bianca o nulla.
Detto questo, occorre essere onesti fino in fondo: la Lista Civica ha avuto il limite di non saper rompere questo schema. La qualità della squadra non è bastata e anche se il 29% è un risultato di tutto rispetto, che quasi raddoppia la percentuale delle elezioni del 2009, mancano all’appello gli elettori che non sono venuti al seggio (che non si sono sentiti rappresentati, quindi) e quelli che hanno votato scheda bianca o nulla. Continuiamo a lavorare per convincere i barberinesi che siamo realmente un’alternativa concreta e credibile per il governo del nostro paese.
Emiliano Lascialfari
Capogruppo Lista Civica “Per Barberino”
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, agosto 2014












