UN IMPORTANTE COMPITO PER IL SACERDOTE MUGELLANO 
Don Luca Niccheri, sacerdote mugellano –originario di Cavallina-, in passato pievano di San Piero a Sieve, e dal 2007 missionario a Salvador Bahia, ha di recente assunto un compito di grande rilievo. In questo momento è infatti il coordinatore in Brasile del Progetto Agata Smeralda, l’associazione fiorentina per le adozioni a distanza. Un ruolo importante e gravoso perché “Agata Smeralda” ha proprio nella Bahia la parte più consistente della propria attività, originata proprio per dare un futuro ai meninos de rua di Salvador. E se attualmente l’associazione è presente in varie parti del mondo –da Haiti all’Albania, dalla Costa d’Avorio allo Sri Lanka, dall’India al Congo – in Brasile sostiene a distanza quasi 10 mila bambini insieme a numerose strutture, ambulatori, centri sociali, scuole e case famiglia.
Don Luca, in visita di recente a Firenze, ci ha raccontato i suoi nuovi impegni e il suo stato d’animo.
E’ accaduto tutto all’improvviso. Il responsabile di “Conexao Vida” –in pratica la sezione brasiliana del Progetto Agata Smeralda-, padre Miguel Romon, persona eccezionale, si è ammalato. E prima di partire mi ha telefonato per chiedermi di sostituirlo nella guida dell’equipe, che segue le tante istituzioni, oltre cento, che sono sostenute da Agata Smeralda, e nelle quali sono inseriti i bambini adottati a distanza. L’equipe svolge un servizio straordinario, che io avevo già scoperto da utente, per le necessità del nostro asilo parrocchiale. Tanto che a volte ho detto: “Toglieteci i soldi, ma non il sostegno dell’equipe di Conexao Vida!”. Perché essa è fondamentale per accompagnare le tante realtà che operano quotidianamente nella Bahia. Fanno accompagnamento pedagogico, formano gli educatori, ma anche le persone che compongono i consigli direttivi, e l’equipe insegna chi fa cosa, le competenze, l’amministrazione. Ci aiutano a identificare gli obiettivi, a fare un piano di lavoro. E questo ha effetti molto importanti sull’efficacia degli interventi, sulla loro qualità. Tale servizio è offerto a tutte le realtà sostenute da Agata Smeralda. E’ un gruppo bello, motivato, efficace. Nella mia nuova veste ho approfondito questo rapporto, comincerò a girare insieme a loro nella varie realtà per vederli lavorare sul campo.
Il lavoro non manca… Anche se a volte ci si chiede se il Brasile ha ancora bisogno di aiuto, vista la sua crescita economica.
E’ vero, nel mondo ci sono anche realtà più drammatiche. Ma la teoria conta poco, contano le relazioni, e io ho dei bambini davanti che hanno bisogno, e sono loro che mi interpellano direttamente. E chissà che un giorno non possiamo essere noi ad aver bisogno della loro riconoscenza…
Ad oggi poi, nelle favelas di Salvador, la situazione continua a rimanere grave e con gravi ingiustizie. La disoccupazione, la mancanza di un’educazione di qualità, la diffusione della droga e la violenza che accompagna la diffusione della droga sono problemi con i quali conviviamo quotidianamente. Nella mia parrocchia, se in un mese c’è stato un solo omicidio significa che è stato un mese tranquillo, perché siamo giunti anche a un omicidio a settimana. Ci sono famiglie, da noi seguite, che vivono ancora sulle palafitte, che vanno avanti con cento euro al mese quando va bene. Per non parlare della situazione sanitaria. Ma quel che colpisce in particolare è il problema dell’istruzione, a livelli molto bassi: e questo è particolarmente tragico quando vedi che il treno dello sviluppo sta passando. Gente che avrebbe opportunità meravigliose di crescita rischia di perderle perché manca loro il primo gradino, quello del leggere e scrivere, senza quello non vai da nessuna parte.
Per questo cerchiamo di lavorare in questo campo. E devo testimoniare che l’opera svolta da “Agata Smeralda”, nelle scuole, negli asili, nei centri di formazione, nelle case d’accoglienza, sta portando buoni frutti, frutti di cambiamento e di crescita.
Qual è il tuo stato d’animo, alla luce di questo nuovo incarico?
E’ stato un anno per alcuni versi strano. Prima il progetto dell’asilo nella mia parrocchia, poi questo impegno venuto all’improvviso con Conexao Vida-Agata Smeralda mi hanno molto assorbito. Meno male che c’è con me a Salvador anche don Paolo Sbolci, che ha retto la parte pastorale, e sarà così anche in futuro. Devo ancora trovare il punto di equilibrio, sono leggermente sbalestrato dalle novità, ma non mi sento a disagio. Anzi, tutt’altro, sono cose che mi piace fare, cose che mi entusiasmano.
Per l’asilo parrocchiale della tua parrocchia hai scelto il nome di “Beya Flor”, che significa “bacia – fiore”, ovvero il colibrì….
In Brasile è molto nota la storiella del colibrì che scoppiato un incendio nella foresta in cui vive, anziché unirsi a tutti gli altri animali che fuggono, fa la spola tra fiume e fiamme prendendo una goccia nel suo becco e gettandola nel fuoco. Quando il leone se ne accorge gli chiede: “Non crederai mica di spegnere da solo l’incendio?” E il colibrì gli risponde: “so che da solo non posso, ma voglio fare la mia parte”. Questa idea di fare la propria parte ci è piaciuta e si è scelto questo nome per il progetto.












