MUGELLO – Paolo Raffini, presidente “storico” della Banca del Mugello, e ora alla guida del Banco Fiorentino, il nuovo istituto nato dalla fusione della banca mugellana con il Credito Cooperativo di Signa e con quello di Impruneta era perfin sorpreso della grande partecipazione alla prima “convention” della banca organizzata dopo la fusione. La pur grande sala stampa dell’Autodromo del Mugello a Scarperia non era sufficiente per tutti, quasi 400 persone, venute ad ascoltare le novità del nuovo istituto bancario.
Con Raffini c’erano i due vicepresidenti Stefano Romanelli, ex-Impruneta, e Maurizio Rugi, ex-Signa, insieme al direttore generale Davide Menetti. E con loro vari componenti del consiglio d’amministrazione, e tra questi i tre espressi dal Mugello, Alessandro Tredici, Luca Baldassini e Franco Simonetti.
E dopo la relazione di Raffini non sono mancate le domande dei soci. Ma nessuno ha rimesso in discussione la scelta della fusione. Anzi, nel suo intervento il presidente ha aggiunto nuove ragioni all’opportunità di mettere insieme le forse tra realtà diverse.
Come prima cosa Raffini ha ribadito le ragioni della fusione: “Ora siamo diventati il primo istituto di credito Cooperativo della Toscana, tra quelli che fanno parte dell’Iccrea. Avere dimensioni più consistenti era indispensabile. Adesso siamo presenti in ben 52 comuni, con possibilità di sviluppo. Non solo: siamo stati dei precursori, visto che oggi tante fusioni sono avvenute o sono in corso: c’erano circa 450 banche di Credito Cooperativo, 400, ora sono 317. Se non hai dimensioni di un certo tipo è difficile andare avanti. E abbiamo così anticipato quella che poi è stata la linea della riforma del Credito Cooperativo. Resta solo il rammarico che a livello nazionale non si sia riusciti a fare un solo gruppo, con la Cassa del Trentino che è andata per conto suo: non è stata lungimirante la scelta, ed è irragionevole aver creato due gruppi di credito cooperativo”.
Adesso i numeri del Banco Fiorentino sono rilevanti: 240 dipendenti, contro gli 80 del Mugello –“e siamo riusciti -sottolinea soddisfatto Raffini- a tenere tutti, senza licenziar nessuno”- , oltre un miliardo di impieghi e una raccolta, tra diretta e indiretta, di un miliardo e trecento milioni. E quasi 12 mila soci, con una presenza su 52 comuni. E nel prossimo futuro ci sarà un’ulteriore espansione: “Entro l’anno -ha annunciato il presidente Raffini- apriremo un nostro sportello a Prato: è una piazza importante, ma anche molto ‘bancarizzata’, ricca di opportunità, ma che richiede anche cautela e piedi di piombo”. E ad aprile verrà inaugurata la nuova sede, nella quale le attività si sono già trasferite lasciando Firenzuola. La sede centrale è a Calenzano, in posizione più baricentrica.
Tre altri aspetti importanti Raffini ha sottolineato a tutti i presenti. Anzitutto la solidità della nuova banca, il che è prima garanzia per i soci e i clienti: “Abbiamo un patrimonio di 160 milioni di euro, con un indice di solidità più che doppio rispetto a quelli previsti dagli organi bancari di vigilanza, il 18%.
Secondo aspetto, la situazione economica che non dà ancora segni tangibili di miglioramento: “Ancora ci sono difficoltà. I consumi non crescono, i posti di lavoro si stanno di nuovo riducendo, e anche a livello europeo non mancano i problemi e la stessa Germania non è più la locomotiva di un tempo. Nella nostra zona la situazione non è delle più facili: chi perde il lavoro fa fatica a pagare il mutuo, e la mancanza di lavoro mette in crisi tutto il sistema economico locale. E il settore immobiliare è in difficoltà da anni. Peraltro anche imprese storiche della nosra zona stanno soffrendo. Per questo da parte nostra dobbiamo aumentare la redditività.”
Infine Raffini ha ribadito l’impegno della banca a sostenere le attività sociali, sportive e culturali del territorio: “E’ una nostra peculiarità, lo abbiamo sempre fatto e continueremo a sostenere, associazioni, parrocchie, Misericordie. Anche se siamo diventati più grandi, non allentiamo il rapporto con la realtà locale. Noi raccogliamo il risparmio nel territorio e lo distribuiamo sul territorio. Altri istituti si sono messi a fare speculazioni finanziarie che hanno comportato gravi perdite. Noi tali traffici non li abbiamo mai fatti, e anche questo ci contraddistingue: investiamo con la massima prudenza e attenzione. E prima di mettere a sofferenza un’azienda cerchiamo di fare di tutto per evitarlo, dando tempo, possibilità, cercando vie d’uscita. Perché portare a sofferenza un’azienda è -scusate il gioco di parole- una sofferenza anche per noi amministratori”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 26 febbraio 2017


