
MUGELLO – Una storia antica. Fatta di mecenatismo e devozione. Poi, negli anni bui delle spoliazioni granducali e napoleoniche, il “trasferimento” nei musei fiorentini. Vicende simili, per tante opere d’arte un tempo disseminate nel nostro territorio. Come quella che ripercorreremo oggi. La tavola, “La resurrezione di Lazzaro”, il trittico di Nicolaus Froment. Dal convento di San Bonaventura al Bosco ai Frati alla Galleria degli Uffizi. L’opera sarà esposta nella Galleria degli Uffizi fino al prossimo 30 aprile.
L’evento inizia oggi. Dopo un accurato e recente restauro, realizzato con il contributo dei Friends of Uffizi Gallery/Amici degli Uffizi, ci sarà la presentazione, presso la Sala del Camino della Galleria, del dipinto “La resurrezione di Lazzaro” di Nicolaus Froment. Un’opera, dono di Cosimo il Vecchio al convento di San Bonaventura al Bosco ai Frati, realizzata dal pittore avignonese nel 1461. Il dipinto rimarrà esposto fino al 30 aprile.
La cronaca storica la riprendiamo dal documento fondamentale che parla delle origini del convento francescano, ripresa quindi dalla “Relazione del convento di Bosco ai Frati” scritta nel 1565, all’età di ottant’anni, da Fra’ Giuliano Ughi della Cavallina che usò queste parole: “Fu presentata a detto Cosimo da un Legato del Papa che venne di Fiandra e Cosimo la donò al luogo del Bosco”.
L’opera è dunque del pittore francese Nicolas Froment (Uzès, 1435 ca. – Avignone, 1483 ca., Nicolaus Frumenti). Trattasi di un trittico composto da una tavola centrale, affiancata su entrambi i lati da due sportelli, richiudibili verso la tavola centrale stessa. Le dimensioni degli sportelli sono pari alla metà della tavola centrale, in modo da agevolarne la chiusura e la trasportabilità. La datazione del dipinto risale al 1461 ed è ricavata da un’epigrafe riportata sotto la tavola centrale, “NICOLAUS FRUMENTI ABSOLVIT HOC OPUS XV KL. JUNII MCCCCLXI”. Precisamente il trittico si compone di tre scene la “Resurrezione di Lazzaro” (al centro), “Gesù in casa di Marta” (a sinistra) e “Lavanda dei piedi” (a destra). Olio su tavola, 175 x 134 cm. (centro), 176 x 66 cm. (ognuno dei due sportelli).
Poi, arrivò il periodo delle disposizioni granducali e napoleoniche. Così iniziarono quelli che vennero definiti “i trasferimenti”. Anche questo dipinto, come tanti altri del nostro territorio, entrò nelle collezioni granducali nel 1777 e dal 1841 fa parte della dotazione presso la Galleria degli Uffizi, Firenze. Il convento di Bosco ai Frati fu oggetto di una umiliante spoliazione. Analoga sorte toccò alla “Pala di Bosco ai Frati” opera del Beato Angelico (articolo qui), conservato nel Museo di San Marco, e agli oltre 400 preziosi volumi, codici miniati (miniature di Beato Angelico e Zanobi Strozzi) e corali, dispersi nelle più importanti biblioteche fiorentine.
Ci sarebbe tant’altro da dire e da scrivere. Ma è inutile. Una lotta impari e annosa, giammai campanilistica, contro un muro di gomma.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 7 marzo 2017


