
MUGELLO – Iniziata la kermesse per la scelta del prossimo candidato alla segreteria nazionale del Partito Democratico, PD. Un evento tutt’interno a quel partito, fra i suoi iscritti, che, almeno qui in Mugello, ha i connotati di una soporifera messinscena dal risultato scontato. Ovunque vince lui, Renzi. Un plebiscito.
Nonostante la cautela usata dai vertici locali del PD, nella presentazione del confronto per la candidatura a nuovo segretario nazionale del partito, così viene definito al suo interno questa consultazione fra gli iscritti, non c’è stata storia. Tre candidati separati in casa, Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano, che si affrontano, scusate si confrontano, per guidare la macchina “piddina” alle prossime elezioni politiche. Nel Mugello ha stravinto Renzi, relegando gli altri competitori l’uno a valori percentuali equiparabili a quelli dell’inflazione, l’altro ai tassi d’interesse sui conti correnti bancari.
Matteo Renzi piace nel Mugello, gli iscritti ai circoli PD del territorio hanno detto questo (articolo qui e articolo qui), sostenendolo con un suffragio plebiscitario. Poi, ovvio, ci saranno le primarie, aperte a tutti, ma sarà difficile sovvertire questa tendenza. Il Mugello, sicché la maggioranza delle attuali amministrazioni locali, lo vuole, lo rivuole. Un rieccolo. Il termine già usato, e che riprendo, con cui venivano apostrofate le cadute e le resurrezioni di un altro toscano, Amintore Fanfani. Chissà, forse uguali. Certo non nella statura, fisica, e nella capigliatura. E, per il resto mi mancano i titoli per tracciarne le capacità politiche. Lascio ad altri, più competenti, il compito di trovare, se ci siano, fra i due, affinità politiche e caratteriali.
Sì al Mugello piace l’ancor giovane Renzi. Una vita da ex novo, eternamente novo, della politica. Ne ha calcati i palchi, tutti, e altrettanto, quasi tutti, ne ha ricoperti i ruoli, quelli che, alla sua età, erano umanamente disponibili per essere occupati. Avatar. Inizia negli scout, poi enfant prodige della nomenclatura metropolitana. Dalle panche delle merende con i lupetti alla scranna di presidente della provincia di Firenze. A seguire sindaco della città stessa. Prosegue, nel suo personale balletto di prova delle sedute, adagiandosi sulla sedia gestatoria di segretario nazionale del PD. Infine il gran balzo, la poltrona, per la presidenza del Consiglio dei ministri. Il tempo per il sofà invece, al momento, non è prevedibile. In ogni caso, aldilà dell’ironia, onore a lui per la scalata ai vertici, corroborata da un consenso ineguagliabile da altri leaders.
Così il Mugello, con gli iscritti dei circoli PD, peraltro aumentati considerevolmente, ha risposto compatto alla conta voluta dall’aspirante rinunciatario verso la politica, parole sue espresse in più di una occasione, e ne ha sancita l’investitura del ritorno, pur di non abbandonare la scena. Il popolo chiama, chiede, comanda. Il Mugello vuole Renzi. E sia.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 30 marzo 2017


2 commenti
Non mi pare una notizia: chi ha da tempo lasciato il PD renziano, non rinnovando per questo la tessera, non è certo andato a votare.Per nessuno dei tre candidati. Questa importante precisazione sarebbe il caso di farla, in articoli come questo.