
BORGO SAN LORENZO – Giacomo Dominici si è appena laureato in Discipline della Musica, delle Arti e dello Spettacolo di Firenze con 108, discutendo la tesi: “Il Teatro di Yves Lebreton. Creazione come ricerca”. “La tesi è piaciuta abbastanza – ammette il neodottore – il voto finale sarebbe stato 107, ma una professoressa della commissione ha insistito per alzarlo di un punto. Ho trattato della formazione di Lebreton come attore, partendo dalla formazione con Etienne Decroux a Parigi fino alla pubblicazione dei suoi libri sulla propria ricerca. Attraverso l’analisi incrociata delle fonti ho individuato gli snodi della ricerca dell’artista, il suo tentativo di ridefinizione critica del maestro e dunque ho ridefinito Yves Lebreton nella ‘dissoluzione’ del mimo decrousiano”. Un tema particolare, perché l’hai scelto? “Per quanto famoso, Lebreton non è molto discusso. Due principalmente le ragioni, secondo la mia personale visione. La prima è che da una parte il carattere dell’artista è talmente forte da creare problemi di analisi, dall’altra negli anni l’attenzione del mondo teatrale si è rivolta da un’altra parte”. E adesso quali sono le aspettative, cosa farai? “Ho la gestione di uno spazio a Firenze – racconta Dominici – dove lavoro con il metodo mimico Orazio Costa attraverso la didattica di Alessandra Niccolini. E’ una sorta di atelier nei pressi della basilica fiorentina di San Lorenzo, lo chiamiamo ‘Lo Spazio’. Vorrei proseguire lo studio del teatro e dare un contributo per rafforzarne l’aspetto teorico, dando una visione più nitida e complessa”.

Soddisfatta la mamma, la nota poetessa borghigiana Beatrice Niccolai: “Il professore con cui Giacomo ha discusso la tesi di laurea è anche il rettore del Dams di Firenze e per mezz’ora ci ha parlato di Giacomo, del suo percorso universitario, delle attività che già svolge nel settore, attivamente. Entrambi noi genitori, e gli amici tutti, abbiamo forse per la prima volta preso coscienza di quanto Giacomo viva intensamente e seriamente le sue scelte. Quando si sostiene un figlio in quelle meno probabili come una laurea del genere, nelle arti, si alimentano forse le speranze in un mondo più sostenibile. Senza arte sarebbe impensabile immaginare un qualsiasi futuro”. Vero.
(Rubrica Dai Lettori – Lieti Eventi)
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 14 luglio 2017


