MUGELLO – Una disamina preoccupante, un quadro della situazione che, impietosamente, raffigura l’Ospedale del Mugello come un presidio sanitario inadeguato per la cura dei pazienti. Alla lista sulla limitata efficienza dovuta ai tagli operativi ci si deve aggiungere l’atavica incertezza per la sicurezza strutturale dell’intero plesso ospedaliero: abbattere e ricostruire o adeguare quel che c’è? Soprattutto, strumentalizzazione politica o realtà? Insomma, un rebus.
Il dado è tratto. A metà strada fra denuncia civile e consolidata attività politica il neo-consigliere regionale Maurizio Marchetti, di Forza Italia, ha presentato una dettagliata interrogazione sulla ridotta operatività dell’ospedale del Mugello. Un documento puntuale, preciso nell’articolare le argomentazioni tecniche. Probabilmente suggerito da qualcuno, o qualcuna, che lavora quotidianamente all’interno della struttura. Nessuna caccia alla streghe, ma ciò che è scritto in quell’atto pubblico, istituzionale, non può essere derubricato a semplice informativa.
Se è vero – e francamente non si capisce come non lo possa essere a meno di scoprire in quel neo-consigliere una vocazione autoreferenziale al protagonismo – occorre un’urgente ed esaustiva risposta della direzione sanitaria regionale. Sicché ora aspettiamo per leggerne le giustificazioni ufficiali, se arriveranno, ed i consequenziali risvolti operativi di ripristino o di potenziamento, se attuati. Il documento denuncia l’innesco di una limitazione operativa della struttura, con i connotati di un proselitismo volto alla dismissione del presidio stesso, dato che si sofferma, in particolare, “sulla grave situazione dell’organico e dei conseguenti tagli ai servizi essenziali dell’ospedale, in particolare ai servizi di pre-ospedalizzazione e all’utilizzo delle sale operatorie”.
Quindi parole corroborate da dati precisi, difficile da ritenerli artefatti o proferiti solo per alimentare allarmismo, che inquadrano una situazione operativa precaria, sia pure con l’uso del condizionale, per: “la carenza di anestesisti (almeno 2 unità) da almeno due anni e mezzo, per cui non verrebbe più effettuata una sala operatoria pomeridiana ma una una sola la mattina, mentre nella norma sarebbero state due sale operatorie dalle 8.00 alle 14.30; ridotto ambulatorio pre-ospedalizzazione (visite anestesiologiche pre-operatorie); unico presidio in cui un Punto Nascite e un DEA sarebbero senza guardia anestesiologica H24”. Prosegue: “non verrebbe effettuata analgesia di parto per mancanza di guardia anestesiologica attiva; che esisterebbe un solo medico anestesista reperibile (presso il suo domicilio) ma solo per le urgenze; mancherebbe la figura di endoscopista con reperibilità notturna poiché farebbe servizio soltanto dalle 8:00 alle 20:00.”.
Inoltre, tagli di posti letto e nell’organico. Incertezza sul proseguimento di alcune attività. Poi il futuro per la definitiva scelta sull’esistenza dell’ospedale stesso: si ricostruisce, più moderno e funzionale, oppure lo si adegua alla più recente normativa anti-sismica? Già, niente è chiaro in questa vicenda. Passano gli anni, restano dubbi e si pregiudica l’attività di assistenza sul territorio. Ospedale del Mugello, un rebus.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 26 aprile 2018






