
E’ stato bello arrivare in Piazza del Poggio verso le cinque del pomeriggio di questo 8 Dicembre. Una piazza piena di passeggini, di mamme e di babbi (e non solo), tutti con il naso e gli occhi rivolti in alto, a scrutare questo grande albero di cedro che ritorna ad essere il luogo centrale del Natale dei borghigiani.
Appena sono arrivato ho sentito il boato di meraviglia tipico di chi attende che un desiderio, grande o piccolo che sia, diventi qualcosa da guardare e toccare.
Non è assolutamente scontato che, in un periodo di crisi economica come quello che stiamo vivendo, una comunità piccola come quella borghigiana si ritrovi a stringersi attorno alle tradizioni e alle “cose belle” che il paese offre. Non è scontato neanche che si torni a stare insieme, a guardare tutti in alto invece che sempre e solo in avanti.
Penso che sia molto importante decidere di rispolverare e di tirare a lucido le tradizioni e le buone cose, lo è perché quando qualcosa non va o quando ci si trova davanti ad una salita le uniche maniglie alle quali ci si può aggrappare sono gli insegnamenti che abbiamo ricevuto e le buone idee.
Una buona idea quindi credo sia stata quella di riportare l’albero al suo sincero splendore natalizio, in un luogo significativo come quello del Poggio, luogo di memoria storica e di continuo monito a guardare avanti senza dimenticarsi da dove veniamo.
Gli addobbi natalizi, infatti, quest’anno sembrano parlare direttamente ai borghigiani chiedendo loro di ritornare a popolare il centro non solo per battere la crisi ma per affrontarla come comunità, parola che, finalmente, sembra tornare in auge sia nella politica che nelle relazioni fra le persone. Nessuno infatti nega più l’importanza delle piccole comunità, prima delle quali la famiglia, proprio perché in un momento storico non agevole si è capito che le fondamenta della speranza si devono per forza basare sul “noi”.
I bambini infine sono tornati a far parlare di sé a Borgo, basti pensare ai lavori di addobbo dell’albero fatti dagli alunni delle scuole materne. A loro, finalmente, si è ricominciato a guardare per quanto riguarda le scelte importanti della comunità.
Se è vero che, quando la tempesta si fa imponente, la forza di ciascuno risiede nello sguardo dell’altro, si può dire che alle 17 dell’8 Dicembre 2014 a Borgo abbiamo assistito alla magia della speranza, magia che nessuna crisi può scalfire se chi decide lo fa in nome di un “noi”.
Niccolò Grifoni
© Il filo, Idee e notizie dal Mugello, dicembre 2014


