Pubblichiamo qui l’omelia del parroco di Scarperia don Francesco Chilleri, durante la Messa funebre per Carlo Incagli.
Cari fratelli e sorelle.
Prima qui a Borgo e ora a Scarperia, nel passare degli anni abbiamo condiviso tante esperienze. Oggi, così numerosi qui in chiesa, condividiamo il dolore per la morte del nostro caro fratello Carlo. Dolore perché era ancora giovane; dolore perché lascia un vuoto nella vita della sua famiglia, della sua mamma e della sua moglie, dei suoi fratelli e dei suoi nipoti e parenti, e di tutti noi; dolore perché questi ultimi tre anni l’hanno visto affrontare con grande dignità e tanta fede la sofferenza.
In più, sembrava che le cose, da brutte come si erano presentate all’inizio, si fossero piano piano e prodigiosamente cambiate, tanto la lasciare intravedere una speranza. Poi invece, il male ha ripreso la sua forza e l’ha portato alla morte.
Tante occasioni di questa esperienza di sofferenza sono state legate alle feste della Madonna. Notizie belle o brutte, e anche il giorno della sua morte era la festa della Madonna di Loreto, il santuario della Santa Casa, là dove il Verbo si fece carne nel grembo della Vergine Maria. E non è un caso o solo una coincidenza, sono dei segni che il Signore dà per aiutarci a intravedere un senso in quello che accade.
Con meraviglia si domandava il senso di questo “supplemento” di vita. Cosa vorrà il Signore da me? Da noi? Preoccupato di fare tesoro con la sua Ilaria di ogni giorno in più regalato dal Signore.
Cercando di affidarsi totalmente alla volontà di Dio, ha invocato anche l’aiuto e la forza per sostenere la prova. Quanto ha pregato Carlo e quanto ci ha invitato a pregare! E non solo per lui, ma per tutti coloro che soffrono. Penso all’iniziativa di recitare il Rosario al nostro ospedale, o alle tante altre occasioni pubbliche o personali in cui ci siamo messi a pregare pensando a lui.
Poco più di 15 anni fa, proprio in questa chiesa, si celebrò il matrimonio di Carlo e Ilaria. Chi poteva immaginare il futuro? Si fanno sogni, progetti e poi non sappiamo se e come si realizzeranno. Le sorprese ci sono sempre, ma per paura di soffrire ancora o di rimanere delusi alle volte mettiamo da parte le nostre speranze. Non dobbiamo commettere questo errore. Anche di fronte alla morte la Parola di Dio ci apre alla speranza: il banchetto di festa che il Signore prepara per noi sul suo monte santo e la promessa che se uno perde la propria vita per Gesù la ritrova nella sua pienezza. Sia la salita sul monte, sia la morte del chicco di grano sono dolore e sono fatica, ma il premio promesso ricompenserà ogni nostro sforzo e ogni nostro dolore.
Non chiudiamoci quindi nel nostro personale dolore, altrimenti ci schiaccerà. Non dimentichiamoci facilmente del dolore per la morte di Carlo, altrimenti diventeremo superficiali. Seguiamo l’esempio di Carlo che è rimasto con il suo dolore. Sono veramente illuminanti le parole di Gesù nel Vangelo che è stato proclamato: Che cosa dirò? Salvami da quest’ora di dolore e di morte? Dirò solo: Padre glorifica il tuo nome!
Carlo ha vissuto questo abbandono per la gloria di Dio. Gloria che abbiamo visto nel suo volto, nel suo lasciarsi amare curare e coccolare con estrema tenerezza da Ilaria e da tutta la sua famiglia. Si è fidato dell’amore e si è affidato all’amore. E ha vissuto ogni giorno, soprattutto in questi tre anni, come potesse essere l’ultimo, vivendo interamente, senza lasciarsi andare, senza ribellione o disperazione. Con vero coraggio. Penso a come studiava per prepararsi all’esame da sostenere per la fondazione della Misericordia.
Ha portato la sua croce e noi lo affidiamo alla misericordia del Padre celeste perché lo accolga nella pace e nella gioia del suo Regno.
Siamo nel tempo di Avvento, tempo che non solo ci prepara al Natale, ma risveglia in noi la consapevolezza che la nostra vita, la vita e la storia di tutta l’umanità e di tutta la creazione va verso l’incontro definitivo con Dio. Questo segnerà la fine del tempo presente, non nel senso della conclusione ma del compimento. Per Carlo Gesù è già venuto! La sua vita non è semplicemente conclusa ma compiuta.
E invochiamo dal Signore ogni grazia e benedizione, pace e consolazione per Ilaria, Grazia, Giovanni, Pietro e Lorenzo e tutte e due le famiglie Incagli e Rogai.
Don Francesco Chilleri
parroco di Scarperia
© Il Filo, Idee e notizie dal Mugello, dicembre 2014




