BORGO SAN LORENZO – Ballare in Mugello. Questa pratica, che unisce sport, passione e socialità, sta vivendo una nuova primavera, specie tra le persone che hanno passato i quarant’anni. Iniziamo quindi questo viaggio nel mondo del ballo con un’intervsita a Francesco Brazzini, che al circolo Spazio Tre di Borgo San Lorenzo, probabilmente la principale sala da ballo del Mugello, organizza le serate e cura i rapporti con le orchestre:
Lei da quanto tempo è nel mondo del ballo?
“Il circolo ha aperto nel 1988, io ci sono dal 1993. Alla fine degli anni Duemila mi sono un po’ allontanato per alcuni anni, poi ho ripreso nel 2017 e ancora ci sono, ma ora (sorride dnr) comincio a sentire l’età”
Qual è lo stato di salute del ballo in Mugello?
“Dipende dall’età cui ci si riferisce. Per le persone di mezza età, diciamo dai 45 anni in sù, c’è interesse, che si è anche accresciuto negli ultimi anni. Spesso iniziano perché vogliono passare la serata in compagnia, un’occasione per uscire una o più volte a settimana in comitiva, insieme ad altri. C’è il ballo, ma c’è anche l’aspetto sociale, chiacchierare con le persone, parlare, divertirsi, ascoltare la musica. Sta tornando forse una certa tendenza ad uscire di casa con più assiduità”.
Passano tutti dalle scuole?
“In parte sì, vanno a scuola per iniziare a ballare, chiaramente per muovere i primi passi è fondamentale. Però per ballare è necessario prima di tutto avere passione per la musica. Con quella si impara velocemente. Se manca, si può anche andare a scuola, ma si ricaverà poco”.
Quante persone ci sono in media ad una vostra sarata danzante?
“Mediamente si parla di 140 o 150 persone, con un’orchestra di maggiore richiamo possiamo arrivare a 200, ma orchestre di questo tipo non ce ne sono molte. In quei casi, oltre che dal Mugello, come di solito, arrivano persone anche da Firenze, da Seso Fiorentino e dintorni. In quei casi, poi, spesso abbiniamo alla serata danzante una cena a base di tortelli mugellani, e il risultato è assicurato”.
Quanti volontari servono per far funzionare un circolo come il vostro? e quante persone lavorano per una serata danzante?
“Per far funzionare il circolo siamo circa in 25, servono tante persone, e a volte il problema può essere il ricambio generazionale. Alcuni dei volontari sono molto anziani, ma adesso fortunatamente c’è l’ingresso di forze nuove. Bisogna essere in tanti, perché ogni sera va aperto il bar, dalle 20 in poi, e ogni sera ci deve essere una persona”
E per le serate di ballo?
“Per il sabato, quando si balla, servono almeno cinque persone: uno a fare i biglietti, uno a strapparli, due al guardaroba. E sono già quattro. Più uno o due al bar a seconda della serata”.
Che tipo di balli vengono eseguiti?
“Un po’ tutti, fuori che il liscio girato romagnolo, che adesso va molto meno. Per il resto vengono eseguiti tutti, ad esempio adesso vanno molto le Cumbie, che vengono dall’America Latina. Poi molti balli di gruppo, o balli del momento che si vedono in televisione. Spesso sono balli nuovi che vanno di moda per uno o due anni solamente”.
Facciamo due conti. Ce la fanno i circoli a andare avanti, economicamente?
“Noi siamo un ambiente abbastanza grande, ci sono varie attività che servono a sostenere il circolo. Però per le realtà più piccole è dura. Chiaramente le orchestre costano loro quanto costano a noi, ma i loro incassi sono molto ridotti. Anche se c’è rinnovato interesse nelle persone, economicamente per chi si basa solo sul ballo diventa molto dura andare avanti. Noi fortunatamente abbiamo anche altre attività collaterali: pilates, ginnastica posturale, scuole di ballo di tre tipi. Ad esempio una insegna anche i balli moderni, una unisce il ballo all’attività ginnica, poi viene insegnato il boogie, il latino americano come salsa e baciata, lo standard nazionale, la zumba. Con tutte queste attività si crea un giro che ci aiuta ad andare avanti e che fornisce anche nuovi ballerini per le serate”.
Nicola Di Renzone
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 21 Settembre 2025








