MUGELLO – Nell’appuntamento settimanale con “Il Filo di Perle” Giampiero Giampieri ci propone una profonda riflessione sui costruttori di pace fatta da Emiliano Brancaccio nel suo “Libercomunismo – Scienza dell’utopia”.
Disperse, deprivate di intelligenza collettiva, lasciate in balia delle sole stupidità individuali, lavoratrici e lavoratori sembrano oggi rassegnate a subire gli effetti della nuova economia di guerra: un boom della spesa militare a colpi di tagli ulteriori dello stato sociale e nuove compressioni del potere di acquisto. Del resto, i pochi che ancora gettano uno sguardo sulla politica ormai parlano la medesima lingua delle diplomazia capitaliste che le governano. La loro più elevata ambizione intellettuale è mettersi sotto la bandiera del “buono” contro l’ultimo “cattivo” di turno. È gareggiare a chi agita più forte il vessillo “giusto”: per alcuni è il russo, per altri l’ucraino, per altri ancora il cinese, o l’americano, e così via. Ebbene, tutta questa voglia di sventolare stendardi non è altro che un inconscio adattamento mentale a un futuro di carne da cannone.
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I concreti costruttori di pace, per non risultare velleitari, debbono dunque apprendere in fretta la lezione. Il nodo del problema consiste nello stabilire adeguate “condizioni economiche per la pace”. … Un futuro ordine di pace potrà essere conseguito attraverso un piano di governo coordinato e cooperativo, una regolazione politica, e non di mercato, degli squilibri finanziari internazionali sorti nell’epoca del vecchio liberismo deregolato e non risolti ma esacerbati nella fase attuale, del nuovo protezionismo unilaterale e guerrafondaio.
Da Emiliano Brancaccio, “Libercomunismo – Scienza dell’utopia”, Feltrinelli, febbraio 2026
IL FILO DI PERLE, a cura di Giampiero Giampieri
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 18 febbraio 2026




