MARRADI – PALAZZUOLO SUL SENIO – La bellezza di questo itinerario è intimamente legata, oltre che dalle viste magnifiche e selvagge e a capolavori di arte muraria – degni di ben altri palcoscenici – anche da una rara testimonianza di vita vissuta.
Un uomo chiamato Smeriglio Fabbri, nato proprio alle Fogare nel 1906 e passato a miglior vita all’età di 102 anni, ci ha lasciato uno spaccato di esistenza su queste montagne. Vedendo i luoghi dove ha vissuto è difficile immaginarsi ed immedesimarsi in certe situazioni – quasi fiabesche a volte – non solo nel senso più sdolcinato del termine.
Cercherò, dove possibile, di utilizzare le sue parole per descrivere la vita vissuta da 22 famiglie e circa 300 persone nei territori di Lozzole, poi abbandonati dagli anni 50, partendo col mio itinerario dal sentiero 529 prima di Fantino, inoltrandomi nel vallone delle Fogare dalla località Praticino. Il sentiero non è segnato e bisogna fare attenzione, seguendo il Fosso delle Fogare che regala scorci mozzafiato lungo tutto il suo sommesso scorrere.
Si devia dal fiume cominciando a salire verso Ca’ di Bonaccia e i panorami qui sono da batticuore. Ma essi sono solo l’antipasto di ciò che vedremo tra poco, perché’ questi abitanti-ingegneri del passato ci hanno lasciato testimonianze incredibili; arrivati a Ca’ del Piano, una casa ancora in piedi ospita una stanza con volta a botte realizzata completamente in pietra e murata a secco!
Più avanti, un vecchio castagneto dove si trova una stupenda pianta monumentale, (5,80 m. di circonferenza) sotto la quale si riposa ben volentieri la Gioia –il mio Border Collie che mi accompagna sempre nelle escursioni- , ci ricorda la povera dieta di questi abitanti del passato:
“In fondo é basteva poc – dice Smeriglio – per sfamare la famiglia: la farina di marroni, conservata nello “scorz” (la mastella), una soma di grano per il pane, (ottanta chilogrammi, suddivisa in quattro staie), la polenta, i formaggi ed il latte, il maiale.” Un maiale, purtroppo, molto magro…
E dove le macinavano le castagne? – mi chiedo. Un cartello di legno mi dà la risposta indicandomi il “Molino delle Fogare”. Non sono preparato a ciò che vedrò dopo pochi minuti di cammino, perché è al di fuori di ogni immaginazione. Un mulino ancora in piedi, che si erge ancora con maestosa dignità dal fondo del fiume, con la sua macina in pietra adagiata sul pavimento al piano superiore, come se, stanca dopo tanto girare, si sia voluta concedere un meritato riposo. Scendendo al piano inferiore del mulino, a livello del fiume, la bocchetta di entrata dell’acqua e le pale di legno ancora intatte, testimoniano un pragmatismo progettuale estremo perché’ dal funzionamento impeccabile dei meccanismi del mulino, dipendeva la vita stessa degli abitanti della valle, ed andava fatto perciò a regola d’arte, come ci testimonia ancora Smeriglio Fabbri:
“Una volta, durante il ritiro della farina dal mulino, ne avevo caricato sull’asina una soma e dovevo attraversare quattro o cinque volte il fosso, ma durante un guado l’animale cadde in acqua e bagnò gran parte del carico, e riuscii a salvarne solo una piccola porzione. Fu un colpo pesante, perché andò distrutto il frutto di un lungo lavoro e la farina valeva un tesoro…”
Finendo il percorso ad anello arriviamo alle Fogare, dove, ancora in piedi ci aspetta la casa che fu di Smeriglio e di sua moglie Rosina dal 1938, anno del loro matrimonio. Quello che leggerete farà forse sorridere alcuni di voi. A me ha pure commosso.
“A mezzanotte [Smeriglio e Rosina] andarono a letto e una parente entrò nella stanza a spegnere la candela. La tradizione voleva che sarebbe morto per primo chi dei due sposi l’avesse fatto. Il viaggio di nozze si risolse tutto in quella giornata indimenticabile: dalla chiesa di Lozzole alle Fogare. Smeriglio ricorda che quella mattina si presentò alla sposa con un dente in meno, a causa di una botta presa dalla mazza usata il giorno prima per mettere a posto un ganghero storto nella porta della stalla.”
Tornando per il sentiero 551 verso la macchina, un pensiero buffo mi attraversa la mente. Chissà – mi chiedo – quante coppie di novelli sposi al giorno d’oggi accetterebbero un viaggio di nozze da Borgo a Scarperia con lo sposo senza un dente!
Buona lettura, buon cammino e a presto,
La camminata in breve:
Anello delle Fogare
- Dislivello: 700 m.
- Lunghezza: Circa 12km
- Tempo impiegato (con soste): 5 ore
- Difficoltà: Media.
- Scarpe da Trekking e bastone vi saranno utili.
- È consigliato il GPS perche’ il tragitto lungo il Fosso delle Fogare non è segnato.
Giovanni Piattoli & Gioia
P.S. Per chi volesse sapere di più sulla vita di Smeriglio Fabbri, questo è il link: http://www.castelbolognese.org/storie-di-persone/smeriglio-fabbri-lettore-nuvole/







1 commento
Il Fosso delle Fogare: un altro torrente segnato dal TAV e dai suoi danni al territorio.
Non andateci a stagione troppo avanzata, perchè altrimenti rischiate di non trovare acqua.
Un torrente una volta ricco di trote (una volta ci ho trovato anche trotelle giapponesi, forse un esperimento fatto per verificarne l’attecchimento nelle nostre acqua); adesso (quasi) completamente impoverito di fauna ittica.
Vedete come sono puliti i sassi della prima foto? Non c’è traccia di muschio, né di sedimento, perchè quel tratto è destinato a seccarsi in piena e tarda estate.
Il mulino delle Fogare, oggi, macinerebbe solo d’inverno!
Di questo dobbiamo ringraziare tutti coloro che hanno voluto furbescamente e ignobilmente lucrare sulla panzana dell’A.V. che, per far risparmiare venti minuti di viaggio da MI a ROMA, ha danneggiato irrimediabilmente tutti i nostri torrenti.