FIRENZUOLA – Il Monumento ai Caduti, a Porta Bolognese, è di solito il punto di arrivo delle manifestazioni in ricordo di fatti bellici. In questa occasione è stato scelto come punto di partenza di un piccolo ma importante corteo verso il cimitero dove furono fucilati i partigiani Pietro Liverani ed Ermanno Farolfi. Il monumento ai Caduti di Firenzuola non celebra eroi. Quel Monumento è un forte appello alla pace: il globo di pietra mostra un mondo senza confini; l’unico “confine” è quello tra terra e acqua; un mondo senza confini è garanzia di pace. La stele a fianco del globo mostra il dolore prodotto dalla guerra stampato sulle facce di uomini, donne e bambini di tutte le etnie. Alla manifestazione, promossa dall’Associazione “Cittadini per la difesa del Santerno”, nell’ambito del progetto “Memoria per la Pace”, hanno partecipato l’assessore Silvia Panzacchi, in rappresentanza dell’Amministrazione Comunale di Firenzuola, e alcuni consiglieri comunali di maggioranza e di minoranza, Paola Poggini e Andrea Poggiali dell’A.N.P.I., oltre a comuni cittadini.

Al cimitero di Firenzuola, dopo il saluto dell’assessore Panzacchi, Rosanna Marcato dell’Associazione “Cittadini per la difesa del Santerno” ha raccontato la storia del partigiano Ermanno Farolfi, qui sotto brevemente riportata, mentre di Pietro Liverani, l’altro caduto, purtroppo non si conoscono notizie. Farolfi era nato a Marrara (Ferrara) il 18 settembre 1906 da padre N.N.(come dicono i documenti dell’epoca, quando una ragazza-madre aveva vita difficile) e da Maria Farolfi. Fin da ragazzo lavorò, si iscrisse al Partito Comunista fin dal 1921, all’età di 15 anni. Dall’ascesa del fascismo fu attivo nelle file clandestine del PCI e si distinse sempre per il suo spirito battagliero e indomito. Dal ’31 subì due arresti per la sua attività antifascista e una condanna al confino. Nel 1943 fu residente a Torino e dopo la caduta del fascismo, il 25 luglio del 1943, di nuovo a Ferrara come rappresentante del PCI nel primo Comitato Unitario, nucleo di origine del C.L.N. ferrarese. Individuato dai nazifascisti e braccato, lasciò Ferrara e continuò la Resistenza prima nei Gap e in provincia di Bologna, poi in montagna coi partigiani sull’Appennino emiliano-romagnolo, con il grado di sottotenente partigiano; lì divenne Commissario della 36a Brigata Garibaldi, la Bianconcini, che aveva la sua base nella valle del Rovigo.
Il 6 agosto Ermanno Farolfi e Pietro Liverani si trovavano nella zona di Firenzuola per organizzare il trasferimento verso la brigata di 120 capi di bestiame che il principe Borghese di Scarperia aveva trasferito in alcuni pascoli presso Le Lame (Moscheta). Primo Giovannardi, che all’epoca viveva proprio alle Lame, ricorda il gran numero di capi affidati per la custodia ad un contadino della zona e ad alcuni ragazzi. Primo Giovannardi ricorda anche l’azione dei partigiani per impossessarsi del bestiame. Farolfi e Liverani, ospitati per una notte presso la famiglia di Francesco Diani di Rifredo, furono visti la mattina seguente nei pressi del fiume Santerno, vicino a Firenzuola, e la loro presenza fu segnalata ai tedeschi che li fermarono. Furono perquisiti e poiché Farolfi aveva una rivoltella alla cintura, picchiati, seviziati e torturati. Dagli interrogatori i nazisti non ottennero informazioni, così decisero rapidamente di ucciderli. Li fucilarono a Firenzuola il 10 agosto 1944, mentre la Brigata aspettava invano il loro ritorno.

Andrea Poggiali ha parlato a nome delle sezioni A.N.P.I. del Mugello. L’Associazione dei Partigiani ha garantito nel corso dei decenni non soltanto la memoria del ruolo svolto dalla Resistenza nella lotta di liberazione nella nascita dell’Italia democratica e nella stesura della Carta Costituzionale ma la partecipazione delle nuove generazioni alla vita politica del nostro Paese e alla difesa dei valori che con la Resistenza si sono affermati. In questa prospettiva Poggiali ha messo in evidenza la gravità della situazione attuale in cui un ministro in carica ha chiesto “pieni poteri” per mettere a posto la situazione del Paese. Ignoranza della storia o arroganza e provocazione?
Per l’Associazione Cittadini per la Difesa del Santerno, Luciano Ardiccioni ha sottolineato le parole con cui si chiude la lapide in memoria di Farolfi e Liverani che esprimono il senso dell’iniziativa:
“Libertà e Indipendenza d’Italia”
Libertà dalla dittatura e affermazione di tutte libertà cui tutti gli uomini hanno diritto: libertà di pensiero e di associazione, libertà di critica, libertà di muoversi. Indipendenza che è possibile soltanto negando ogni pretesa di supremazia, in un contesto di pace fra gli stati e le comunità. Ha quindi ricordato la figura dei Pier Carlo Tagliaferri, importante storico del territorio, recentemente scomparso, tenace assertore dei valori della Resistenza come fondamento dell’unità del Paese, al di là e al di sopra della dialettica e dei contrasti fra i partiti. Unità sostenuta con forza in un discorso di Luigi Tinti (Bob) comandante della Brigata “Bianconcini”: “Come sapete, questa è una Brigata Garibaldi, organizzata dai comunisti; ma non vuol dire niente, qui sono tutti uguali, che uno sia socialista o democratico o di chiesa non ha nessuna importanza, basta che sia un bravo partigiano”. Ha concluso con una citazione dal libro Per non dimenticare Casetta di Tiara, di Rodolfo Cinelli, parroco di Casetta di Tiara: “La civiltà – grazie ai partigiani – si affacciava tra quei monti, era apprezzata, ma con molte riserve. Quelle idee nuove di cambiamento radicale nella politica, nelle leggi, nell’economia, erano ascoltate volentieri, ma con saggia cautela dalla gente di montagna”.


La mattinata si è chiusa con il canto di “Bella Ciao”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 14 agosto 2019







