BARBERINO DI MUGELLO – È passato un mese da quella notte, la notte tra domenica 8 e lunedì 9 dicembre, quando la terra ha tremato, e tanti mugellani si sono trovati fuori casa, al freddo e sotto una pioggerellina insistente tremando più per la paura che per le temperature. Solo un mese è passato, e tante sono state le emozioni, le paure, le sofferenze. E insieme a queste il grande impegno dei volontari, delle istituzioni, della popolazione, per reagire. Anche le festività natalizie sono state d’aiuto e sono servite per ritrovare quella serenità perduta, ma anche per stringersi gli uni con gli altri.
È stato fatto un grande lavoro certamente, ma tante ferite sono ancora aperte. Infatti, ad oggi 110 persone, circa, sono ospitate in strutture ricettive, senza contare chi ha trovato una sistemazione alternativa; 200 sono le ordinanze di inagibilità, si parla di edifici e non di unità abitative; di queste solo una decina hanno ricevuto la revoca del Genio Civile a seguito di lavori di sistemazione.
“Siamo in attesa – spiega il sindaco Giampiero Mongatti – dell’ordinanza da parte della Protezione Civile Nazionale che dovrà disciplinare quanti soldi stanzierà lo Stato e le modalità d’intervento. Una parte di questi contributi andranno ai proprietari delle abitazioni che hanno subito danni, per intervenire sugli immobili, ed un’altra andrà ai “contributi per l’autonoma sistemazione”, ovvero per le persone che non potranno tornare a casa. Un altro problema che stiamo affrontando è quello relativo alla sistemazione degli edifici pubblici per far funzionare al meglio la ‘macchina comunale’ che attualmente si trova a Palazzo Pretorio. Si tratta di una situazione provvisoria e poco pratica visti gli spazi ridotti. Questo aspetto è molto importante, visto il periodo molto impegnativo che abbiamo davanti che ci vedrà affrontare sia la straordinario che l’ordinario. In tutto ciò non posso che ringraziare tutta la squadra della pubblica amministrazione che ha dimostrato un grande spirito di adattamento”.
Ancora oggi, dopo un mese esatto, passeggiando per il paese è difficile non notare le crepe, i palazzi puntellati e circoscritti.
“È stato un mese impegnativo – racconta Giampiero – non solo per me, ma per tutta la squadra del Comune. In questo, però ne traggo una cosa positiva: la risposta di tutta la struttura comunale e della comunità che si è rimboccata le maniche e si è data da fare. Naturalmente ci attende un periodo ancora più intenso: dopo la primissima emergenza adesso si pone la necessità di lavorare attentamente su tutti gli aspetti che sono nati di conseguenza. Quei segni evidenti, impossibili da non vedere passeggiando per il paese, sono una ferita ancora aperta che sento anche dentro di me. Il mio primo pensiero, ovviamente, va alle persone sfollate. Ma, nonostante tutto, i passi importanti per un ritorno verso la normalità sono stati fatti e vengono compiuti ogni giorno da tutta la comunità. Ma quelle crepe mi ricordano, ogni giorno, che c’è ancora tanto da fare”.
Un periodo difficile anche per chi, quella notte, ha perso la propria casa.
“Ad un mese dal terremoto – racconta M.F – i miei sentimenti sono divisi tra la felicità e la gratitudine, perché poteva andare peggio, e la tristezza. Con il mio compagno avevamo dei progetti, ed andare a vivere insieme era il primo passo. Adesso, però, siamo stati costretti a tornare indietro perdendo l’indipendenza. La nostra casa è ancora inagibile e lo sarà ancora per altri sei mesi, come minimo, visto che dopo gli ultimi sopralluoghi è stato riscontrato un problema alla stabilità dei muri. Entrambi vorremmo guardare avanti ma facciamo fatica. Le nostre abitudini si sono stravolte due volte negli ultimi 12 mesi e, per quanto mi riguarda, mi sento frastornata. Ogni qualvolta che faccio qualcosa mi torna in mente come la facevo ‘a casa’. So che dobbiamo costruirci nuove abitudini e smettere di fare paragoni e di pensare a quello che è stato, però ci vorrà ancora un po’ di tempo. Questi pensieri occupano ancora gran parte della mia giornata e si ripercuotono inevitabilmente sulla vita lavorativa. È difficile mantenere la concentrazione, e per me è essenziale. Ci vorrà ancora tempo, ma appunto, sono grata per come è andata e devo pensare a questo”.
Irene De Vito
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 9 Gennaio 2020




