MUGELLO – Lunedì, finalmente. Che giorno! Dopo ore e ore passate lungo la diagonale studio -cucina con alternativa sala-camera, agogno il lunedì come la cicala l’estate. Un programma magnifico. Sorrido, me lo rigiro tra le mani, apporto modifiche, peggio di Leopardi il sabato sera. Già, perché sono d’accordo con lui. Il meglio è l’attesa.
Il programma? Eccolo, squadernato per l’invidia di tutti.
Ore 10 ospedale di Borgo per donare il sangue. Mi hanno detto che ti aspettano panini farciti e schiacciata con mortadella, cornetti e bomboloncini. Leccornie in cambio di sangue. E vai…
Ore 11, sosta in farmacia. Amuchina, ci spero; mascherina, ora non esagerare, non puoi avere tutto.
Ore 11.30, fermata alle Poste. Bollettini da pagare. Non piove. Fila sotto il sole che fa capolino dagli alberi in fiore. Una pacchia.
Il top alle 12.30, me lo sono lasciato per ultimo. La Coop! Che spettacolo. Tutti in fila per uno distanziati di un braccio, anche due, mascherine a fiori tagliate da chissà quale lenzuolo, addirittura un tizio con la maschera da saldatore (meglio abbondare). L’arte di arrangiarsi, italica virtù dalla notte dei tempi. Meno male che almeno in questa non ci batte nessuno. Saluti da lontano, occhiata feroce: ma quello là, si, proprio lui, ma non era all’estero? Stagli lontano, madonna santissima. E poi qualche tocco di gomito, l’intimita’ al tempo del virus. Pochi, s’intende, non si sa mai. L’unico bacio che vedo è tra due carrelli, uno pieno uno vuoto, uno esce uno entra. La precedenza era mia, no, mia! Si accende una rissa. Meno male all’aperto, figurati tra le mura di casa.
Riccardo Nencini




