SCARPERIA E SAN PIERO – Una grande opportunità quella che la fondazione Cr Firenze offre a 50 ragazzi di terza e quarta superiore con “Giardino delle imprese”. Il progetto, giunto alla terza edizione, punta a dare la possibilità ai ragazzi selezionati di prendere parte a tre settimane di alta formazione, gratuite ed interamente on-line, finalizzate a favorire il confronto tra giovani, la crescita personale, la creatività e lo sviluppo delle proprie abilità e dei propri talenti. Partendo dal concetto di “bene comune”, il Campus stimola i ragazzi a sentirsi portatori non solo di bisogni, ma anche di capacità e competenze per contribuire a dare soluzioni a problemi di interesse generale.
Le tre settimane sono state strutturate da una parte completamente nozionistica e una parte di costruzione di un progetto in gruppi. Infatti i 50 ragazzi vengono divisi in 10 team, ognuno dei quali tenuto a realizzare un progetto, e a solamente un team era destinato il premio finale. Tra i dieci ragazzi presenti nel gruppo che si è classificato primo c’è anche Chiara Mancini, 16 anni, di San Piero a Sieve e frequenta il liceo classico Dante.
Intanto Chiara spiegaci come sei entrata nel Giardino delle Imprese “Sono entrata a far parte del “giardino delle imprese” tramite una prima iscrizione online al programma, seguita da un colloquio con un tutor del progetto. Ho deciso di partecipare perché tenevo in particolare modo al tema principale del progetto: i beni comuni”.
I gruppi come vengono formati? Ci sono altri giovani mugellani? “I 10 gruppi o meglio “team”, composti da 5 ragazzi l’uno, sono stati formati dai tutor, che ci hanno divisi in base ai nostri percorsi di studi. Hanno infatti cercato di mettere insieme ragazzi proveniente da più indirizzi differenti possibili in modo tale che ognuno potesse mettere in gioco le proprie competenze. Tra i 50 ragazzi sono presenti altre due ragazze Mugellane, una di Vicchio e una di Borgo”.
In che cosa consiste il vostro progetto? “Il nostro progetto, intitolato “ti faccio a fiori”:le facciate dei palazzi popolari come bene comune, nasce da una serie di bisogni che abbiamo individuato all’interno della società, quali il creare un maggior senso di comunità; vedere più verde all’interno delle città, restituire la bellezza ai quartieri popolari in maniera sostenibile e soprattutto dare una identità ai palazzi popolari. Abbiamo così tentato di rispondere a tali bisogni tramite una soluzione alternativa ed eco-sostenibile, che tenga conto del nuovo ruolo del balcone come luogo di comunità durante la quarantena: un vaso domotico da installare nelle terrazze finalizzato alla produzione di fiori e piante da balcone”.
Qual è il suo aspetto più innovativo, quello che ti colpisce di più? “L’aspetto più innovativo del nostro progetto, a mio parere, è la sua sostenibilità a livello ambientale. Proprio per questo motivo abbiamo pensato alla culture idroponiche. Queste ultime infatti hanno un impatto ambientale molto più basso rispetto a quelle tradizionali: lo smaltimento del terriccio ha costi elevati ed è inquinante, a differenza il water food sprint di una cultura idroponica consiste solamente nell’evaporazione dell’h20. Inoltre il vaso verrebbe realizzato in PLA: un particolare tipo di plastica bio-degradabile ottenuto dal mais, canne di bambù e barbabietole”.
Un giorno il vostro vaso domotico sarà sui balconi delle case e nei negozi di giardinaggio? “La nostra speranza è che questo progetto possa davvero interessare ai cittadini urbani e che un giorno il nostro vaso domotico possa essere instaurato in moltissime terrazze. Nel frattempo non vediamo l’ora che sia settembre per poterlo iniziare a crearlo e commercializzarlo concretamente”.
È stata difficile la progettazione? O vi siete divertiti? “la progettazione del vaso non è stata troppo difficile, ma ha richiesto sicuramente molto tempo e dedizione da parte di ogni singolo partecipante del team. Ognuno di noi si è dovuto infatti mettere in gioco, ma alla fine ne è valsa la pena ed inoltre ciò è servito a creare un vero e proprio legame tra noi partecipanti del team”.
Come definiresti questa esperienza? “Questa esperienza è stata estremamente educativa sia da un punto di vista prettamente nozionistico, sono infatti venuti a parlarci numerosi esperiti di vari ambiti lavorativi, sia a livello personale, mi ha permesso infatti di imparare a lavorare in team e di dare sfogo alle mie idee. Sono rimasta estremamente soddisfatta e porterò con me un ricordo positivo di questo progetto”.
Ormai ti avvicini alla soglia della maturità. Questa invenzione ti ha suggerito la strada da prendere? “Questo progetto è stato sicuramente importante per capire il mondo del marketing, del business e dell’imprenditorialità ma ad essere sincera sono ancora molto incerta su che strada prendere in futuro e che indirizzo di studi frequentare”.
Andrea Pelosi
©️ Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello –25 luglio 2020






