MUGELLO – Ho abitato per diversi anni con le finestre sopra un’area destinata a mercato rionale e sono stato regolarmente svegliato alle 4.30 (!!!) del mattino dall’ortolano che veniva a montare il suo banco di ferro, prima di andare al mercato a prendere la merce da vendere.
Il regolamento comunale esiste, ovvio, e vieterebbe i montaggi prima delle ore 6.30, ma, come sempre, siamo italiani, facciamo il nostro comodo. Mi rendo anche conto che l’ortolano ambulante è un lavoraccio ma il tipo in questione quando gli ho fatto le mie rimostranze mi ha quasi messo le mani addosso, ma grazie a un suo amico, è stato fermato.
Lui è un lavoratore vero? Certamente.
Il fracasso poi continuava fino verso le ore 15, dopo lo smontaggio di tutti i banchi. Abbiamo provato a protestare con i vigili urbani, a nome del vicinato, ma è stato tutto inutile. I vigili vanno dagli ambulanti molto raramente e quando lo fanno arrivano numerosi, chissà perché.
“Ma loro stanno lavorando”. Nessuno si sognerebbe di chiedere la chiusura di una fabbrica perché rumorosa, né il blocco di una strada trafficata dove tremano le finestre. È il prezzo della vita di oggi.
Rumore significa lavoro e lavoro significa vita, per tutti.
Ma la notte no!
Chi lavora la notte, dando vita a quello che sarebbe un dedalo di strade e vicoli deserti, offrendo musica e divertimento assieme alle birre, non è un vero lavoratore. Ci sono discoteche che hanno interi volumi di documenti e firme raccolte, per la loro chiusura, dai vicini.
Il lavoro notturno, almeno in Toscana, non è riconosciuto come un lavoro vero ma solo come un disturbo. Il successo dei bar e dei luoghi di ritrovo con il loro valore economico e indotto di posti di lavoro, non è preso in considerazione, anzi, viene attaccato.
Il giro d’affari del divertimento serale e notturno si calcola dai 5 ai 7 miliardi di euro. Ma non vale. Viene trattato come la pecora nera dell’economia.
Polemiche che continuano nei decenni e ora ci si aggancia anche al mancato rispetto dell’uso delle mascherine. I giovani affollano la piazza fanno tanti chiasso e non usano le mascherine!
Andate di giorno a vedere nelle officine, laboratori, fabbriche, quanti adulti lavoratori veri usano le mascherine.
Ma la notte no!
Ci si rigira nel letto mentre dalla finestra entrano le risate dei ragazzi…. Ma scendete a bere qualcosa anche voi!
D’altronde saranno pure figli di qualcuno no?
Magari io avessi ancora l’età per fare le ore piccole!
Non sarà invidia? Per me di sicuro, sono invidioso dei ragazzi della movida a Borgo e anche a Dicomano e via via…
Dovete pensare che quel rumore è lavoro per tanti e le loro famiglie. Baristi, camerieri, cuochi, grossisti di bevande, di cibo, lavoratori delle aziende che producono quei prodotti. Migliaia di persone. È lavoro vero, come l’officina che di giorno fa vibrare i vetri di casa e alla quale non si può dire niente. Oppure del trattore che parte all’alba, provate a dirgli qualcosa.
Chiudo con un testo famoso, pieno di allusioni sulla NOTTE, leggetevelo perbene, anche se pensate di ricordarlo.
Joker
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 26 agosto 2020
Ma la notte no
Ogni giorno la vita
E’ una grande corrida
(Ma la notte no!)
Ogni giorno è una lotta
Chi sta sopra e chi sotta
(Ma la notte no!)
Il mattino è un po’ grigio
Se non c’è’ il dentifricio
(Ma la notte no!)
Tu ti guardi allo specchio
E ti sputi in un occhio
(Ma la notte no!)
Poi comincia il lavoro
E dimentichi il cuore
(Ma la notte no!)
Parli sempre e soltanto
Delle cose importanti
(Ma la notte no!)
E ti perdi la stima
Se non trovi la rima
(Ma la notte no!)
Ti distrugge lo stress
E dimentichi il sess
(Ma la notte no!)
Che stress, che stress
Che stress di giorno
(Ma la notte no!)
Che stress, che stress
Che stress di giorno
(Ma la notte no!)
Che stress, che stress
Che stress di giorno
(Ma la notte no!)
Che stress, che stress
Che stress di giorno
(Ma la notte no!)
Giorno mi tormenti così
Giorno mi fai dir sempre si…
Ma la notte, ma la notte
Ma la notte, ma la notte
Ma la notte, ma la notte no!
Ma la notte, ma la notte
Ma la notte, ma la notte
Ma la notte, ma la notte no!
Lo diceva Neruda
Che di giorno si suda
(Ma la notte no!)
Rispondeva Picasso
Io di giorno mi scasso
(Ma la notte no!)
E per questa rottura
Non si trova la cura
(Ma la notte no!)
Il morale si affloscia
La pressione s’ammoscia
(Ma la notte no!)
S’ammoscia, s’ammoscia
S’ammoscia di giorno
(Ma la notte no!)
S’ammoscia, s’ammoscia
S’ammoscia di giorno
(Ma la notte no!)
S’ammoscia, s’ammoscia
S’ammoscia di giorno
(Ma la notte no!)
S’ammoscia, s’ammoscia
S’ammoscia di giorno
(Ma la notte no!)
Giorno mi tormenti così
Giorno mi fai dir sempre si…
Ma la notte, ma la notte
Ma la notte, ma la notte
Ma la notte, ma la notte no!
Ma la notte, ma la notte
Ma la notte, ma la notte
Ma la notte, ma la notte no!
(Renzo Arbore)



