MUGELLO – Sapevamo che invitare alla moderazione e alla calma chi concepisce la politica come scontro perenne, e battaglia tra opposte tifoserie, sarebbe stato ragionamento poco popolare (articolo qui), ai tempi di oggi.
Il dibattito, con centinaia di interventi, sviluppatosi sui social, interventi troppo spesso beceri e lancia in resta, dimostra invece tutte le ragioni di questo invito. Ci ostiniamo a pensare che in questo Paese ci siano ancora persone che credono a una politica diversa, con la quale si possono e si devono contrastare le idee ritenute sbagliate ma senza screditare e infamare le persone che le sostengono; una politica dove ci si confronta anche duramente, ma in modo civile e con rispetto reciproco; una politica dove non ci dovrebbe essere spazio per insulti, minacce e toni violenti.
Visione forse idealistica, ci sta. Ma non è “finto perbenismo e presunta necessità di moderazione nei toni”, con i quali il professorino Lorenzo Verdi ci invita a farla finita. Capisco che lui, di Rifondazione Comunista e con nostalgie da lotta di classe, si emozioni ancora davanti a slogan gridati e striscioni di contestazione. La sua parte politica ha spesso usato questi strumenti. Che però talvolta sono al confine con l’intolleranza, e talvolta questo confine hanno superato. Del resto quella parte politica ha giustificato tante cose, tante manifestazioni spesso sfociate in violenza, tante contestazioni nelle quali non si faceva parlare il “nemico” e l’avversario, per non dire di periodi storici -solo di qualche decennio fa- nella quale l’odio politico di estrema sinistra e di estrema destra ha portato a veri e propri orrori.
In piazza a Borgo, al comizio di Salvini, non c’è stata alcuna violenza fisica. Ma gridare slogan (e qualche insulto) cercando di impedire a chi partecipava a quel comizio di parlare e di ascoltare, è una forma di prevaricazione che, a nostro giudizio, è sbagliata. E alla fine foriera di scontri.
Sostenere questo non è certo difendere Salvini e considerarlo vittima innocente. Nella destra leghista c’è una componente di odio e di intolleranza evidente. E pericolosa. Perché coltiva e suscita sentimenti di contrapposizione, perché considera inferiori certe categorie di persone. C’è una violenza verbale evidente, che i social hanno registrato un milione di volte, e che non può esser dimenticata e sottaciuta. E, più volte lo abbiamo sottolineato in queste pagine, l'”ideologia” della Lega non la condividiamo, non ci piacciono né populismi, né sentimenti rozzamente antieuropei, per non dire dei sentimenti razzisti.
Ma non è uno scandalo, né tantomeno una falsificazione della realtà, constatare, con altrettanta preoccupazione, che in certi strati della sinistra si usano toni similari. Li si giustificano sostenendo che “odio suscita odio”. Appunto. Proprio quello che non si dovrebbe fare, proprio il cerchio che qualcuno deve sforzarsi di interrompere.
E’ miope e controproducente andare a lezione di odio e di intolleranza. Per battere una concezione della politica fondata sulla paura verso l’altro, sugli egoismi, sulle divisioni sociali, sul “vaffanculo” occorre invece lavorare per costruire una politica diversa, capace di dare rappresentanza alla comunità e alle esigenze di crescita e di miglioramento. Andare a gridare in piazza contro il nemico serve a poco, e spesso addirittura lo rafforza.
Oggi stiamo attraversando un tempo di grande difficoltà, di vera e propria emergenza sociale. Per questo è il momento della coesione e dell’impegno, fra tutti coloro che vogliono una società meno frammentata, meno ostile. Anche nelle nostre realtà locali. E’ il momento di costruire, insieme, e non di picchiarsi.
Vediamo invece con preoccupazione che la maggior parte del tempo, delle risorse, delle forze lo si impiega sempre “contro”. E i social amplificano a dismisura questi atteggiamenti “bellici”. Ci si sente a posto, appagati e soddisfatti, dopo aver sparato sentenze e magari contumelie, dopo aver etichettato gli altri con epiteti talvolta da codice penale. Un gorillaio crescente. E ingiustificabile. Da qualsiasi parte provenga.
IL FILO




4 commenti
E se anche voi, scegliendo cosa pubblicare, deste meno risalto a non-notizie che immancabilmente danno la stura ad un fiume di commenti inqualificabili?
Perché il sospetto viene: le notizie che portano al “gorillaio” tirano e vi portano introito; le notizie che portano all’informazione e alla riflessione…meno.
Questi vostri appelli a commentare educatamente sono condivisibili, ma a pochi giorni dal voto regionale mi sembra che si parli molto di più di:
rosari presumibilmente donati in quel di Luco
mancati lanci di uova di gallina
reminder sulla necessità di sorpassare un ciclista mantenendovi 1.5mt di distanza
battibecco tra una ex prof ed ex studente sulla preferenza politica
Tutti articoli immancabilmente degenerati in caciara sui social.
Eppure proprio questo periodo pre-elettorale imporrebbe argomenti un po’ più seri e sostanziosi a cui dare spazio.
Voi de Il Filo, così come i vostri concorrenti, siete sicuri che state facendo la vostra parte?
Terremo conto delle sue osservazioni. Gli esami di coscienza servono sempre. Onestamente però non può ascriverci nella categoria di quelli che buttano la benzina sul fuoco. Siamo un giornale, e le notizie le dobbiamo dare. Seguendo strettamente la sua logica dovremmo parlare e scrivere di ben poco. A noi pare di fare quanto possibile per dare un’informazione ampia, e non disdegnamo certo gli “argomenti un po’ più seri e sostanziosi”: dovrebbe saperlo bene se è nostro attento lettore. Una sua accusa però la respingiamo con decisione. Noi non privilegiamo certo le notizie che portano al “gorillaio”, e tantomeno perché “portano introito”. Primo, perché a noi, se commentano in cento e ci leggono in diecimila, non cambia nulla, e non ci sono introiti diretti legati a click o diffusione Facebook. Inoltre siamo consapevoli che “le notizie che portano all’informazione e alla riflessione” tirano meno. Peccato che lei non si sia accorto che “Il Filo” investe proprio su queste: ospitiamo commenti, diffondiamo abbiamo perfino fatto sezioni apposite per arte e cultura, teatro, musica, ospitiamo commenti, . Portano pochi click, ma per noi sono importanti. Allora anche noi abbiamo un sospetto: forse ci confonde con altri giornali.
Non ho scritto che buttate benzina sul fuoco.
Rimanendo in metafora, ho scritto che fornite del materiale facilmente infiammabile. E in giro sui social è pieno di piromani.
Sono due cose un po’ diverse.
Non ho scritto poi che disdegnate argomenti seri. Ne pubblicate ed è molto apprezzabile. Grazie per questo servizio.
Purtroppo, molto più che qui sulla homepage, il meccanismo in essere sui social è deleterio, e lo spazio, i cosiddetti “gorillai” se lo prendono e sono sempre visibili in testa, a discapito del resto. Con buona pace di tempo e competenze che Il Filo investe appunto nelle sezioni che avete descritto. Basta un “gorillaio” ad eclissare una decina di articoli “virtuosi”.
Non possiamo non darle ragione. Noi cerchiamo di fare del nostro meglio, convinti che ci siano lettori che apprezzano gli articoli “virtuosi” e che non amano i “gorillai”. Se vuole ci dia una mano a far emergere le “buone” notizie. Abbiamo bisogno di lettori come lei. Grazie per le sue riflessioni.