MUGELLO – Apprezzo la misura dei sindaci mugellani. Rispetto a governatori di mezza Italia sono un modello di moderazione istituzionale. Girati intorno: De Luca vuol chiudere l’intera Campania dopo aver serrato le scuole, Fontana ha sbarrato le scuole e dichiarato il coprifuoco, Toti e il presidente sardo promettono altri provvedimenti restrittivi. Il sindaco di Borgosesia denuncia chi denuncia gli assembramenti. Una Babele!
Ma con una Babele non si governano emergenze di questa gravità. Serve una governance centrale più forte, efficace, tale da coordinare le politiche delle regioni. Diversamente: ognun per sé, Dio per tutti, e il virus dilaga. Allora serve un nuovo decreto che protegga scuola e attività produttive, chiuda bingo e dintorni, potenzi – e siamo in ritardo – i trasporti, perché lì si moltiplicano gli assembramenti, difenda chi perde l’occupazione.
Quel che serve di più, infine, è un lavoro sulla coscienza. Non c’è legge che possa convincerti, devi farlo da te. Limitare i contatti all’indispensabile, proteggere e proteggersi. Sì, è vero, qui non siamo in città, e allora? Il virus è globale, non ha rispetto né della Sieve né degli Appennini.
Nel 1630, al passo della Futa, furono messi i gendarmi per evitare che si entrasse in Toscana. Infuriava la peste, quella narrata dal Manzoni. Ci si proteggeva così. Prima di aprire un presidio di vigili urbani di fronte al ristorante Poletti, lavoriamo di mascherina.
Riccardo Nencini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 25 Ottobre 2020


