
MUGELLO – La data c’è già, lunedì 26 aprile. Pian piano riaprono tutte le attività, le scuole, i cinema, i teatri, palestre e centri termali, ristoranti e alberghi. La speranza fa capolino, una vibrazione speciale, in un banco di nuvole. Eppure bisogna guardarsi le spalle, tornare con giudizio alla vita perché la vaccinazione corre ma non galoppa e l’Inghilterra è lontana.
L’estate, si dice, forse l’autunno per vincere definitivamente la sfida. Allora devi mandare a memoria almeno due cose.
La prima. Non esagerare, non farsi sorprendere dall’illusione di aver risolto del tutto il problema. Covid è un figlio di buona donna, un camaleonte. Cambia, muta, si nasconde per poi riapparire con caratteristiche diverse, come un fiume carsico. Dovremo conviverci a lungo seppur con sembianze meno letali di oggi.
La seconda. La storia non corre lungo una linea retta ispirata dal progresso costante, come pensavano gli illuministi. Spesso procede a zig zag, inverte la rotta, riparte. La pandemia ci ha ricordato che siamo esseri finiti, che la morte è parte della nostra esistenza. Ce n’eravamo dimenticati, oppressi dal rutilante cammino del quotidiano, feriti da maree di notizie che ti piovono addosso, e la tv, e la radio, e i giornali (pochi!), e la rete che esplode dal cellulare.
Un consiglio? Un giorno ogni tanto nel chiuso di una cella di un monastero, a guardar le stelle e a rimuginare sul mondo.
Riccardo Nencini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 17 Aprile 2021


