MUGELLO – Il dottor Piero Mazzinghi di Vaglia fa alcune considerazioni tecniche sull’uso dell’idrogeno come carburante per i treni. E sono considerazioni molto critiche e preoccupate.
Vorrei fare qualche considerazione tecnica sulla proposta di trasformare la ferrovia Faentina ad idrogeno ed, in generale sull’uso dell’idrogeno come vettore energetico (ricordiamoci che deve essere prodotto, non esistono le miniere di idrogeno…).
Attualmente quasi tutto l’idrogeno viene prodotto da idrocarburi, per steam reforming del metano o per gassificazione del carbone con il processo Haber-Bosch. L’efficienza di entrambi i processi è intorno al 70%. L’idrogeno poi, vista la sua bassa densità, per essere utilizzato deve essere compresso ad alta pressione (a 700 atmosfere) o liquefatto (a -252 °C), perdendo almeno un altro 30% di energia. Per alimentare i motori elettrici deve poi essere immesso in celle a combustibile, che hanno un rendimento intorno al 50%. Ora, una semplice moltiplicazione (0.7×0.7×0.25= 0.245) dimostra che il rendimento del ciclo è inferiore al 25%, contro un rendimento di un moderno motore diesel che va da 40 al 50%. Quindi a livello globale non riduciamo l’inquinamento e l’effetto serra, ma lo raddoppiamo. Riduciamo solamente l’inquinamento a casa nostra per aumentarlo a casa di qualcun altro. Chi non ci credesse può consultare un recente articolo della Cornell University e di Stanford (articolo qui).
A livello locale bisogna invece considerare il problema della sicurezza. L’idrogeno è un gas ESTREMAMENTE infiammabile, esplosivo, e per giunta ad altissima pressione. Un deposito di idrogeno a Santa Maria Novella è una cosa da rabbrividire, come avere un bomba in mezzo alla città. E poi come verrebbe rifornito tale deposito? La rete del metano non è adatta, i metalli e le tenute delle condutture non sono adatti al trasporto del metano puro, le turbine ed i compressori andrebbero sostituiti, sia per la differente pressione che per la differente densità del gas. Trasportarlo con treni o autocisterne di idrogeno (probabilmente liquido) sarebbe ancora peggiore per la sicurezza. Se l’incidente di Viareggio fosse stato provocato da un treno carico di idrogeno liquido, invece che di GPL, sarebbe stato un disastro immane. Per non parlare delle bombole sul veicolo, altrettanto pericolose, molto pesanti e con complicati dispositivi per garantire la sicurezza in caso di incidente, che ne riducono ulteriormente le prestazioni e aumentano i consumi.
L’economia dell’idrogeno ha senso solo quando la produzione avviene per elettrolisi dell’acqua a partire da elettricità prodotta da rinnovabili. Anche in questo caso, però, l’efficienza è bassa e il suo utilizzo è conveniente solo per immagazzinare un eccesso di energia rinnovabile non utilizzabile altrimenti, cosa da cui siamo ancora molto lontani. Anche perché a Firenze è vietato istallare sui tetti i pannelli fotovoltaici e nel Mugello non si vogliono i generatori eolici.
Per la ferrovia Faentina ci sarebbe una soluzione molto più semplice ed efficiente: basterebbe elettrificare la linea dove possibile (credo dovunque tranne che nelle gallerie) ed utilizzare treni ibridi (diesel, elettrici e batterie), che viaggiano con la linea elettrica dove presente, per brevi tratti con le batterie e con il diesel alla fine. Fra l’altro sono prodotti dalla Breda-Hitachi a Pistoia, a 30 km da
Firenze.
Ma questo probabilmente non finirebbe sui giornali, meglio fare operazioni di greenwashing.
(Dai Lettori – Piero Mazzinghi)
©️ Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 20 agosto 2021





4 commenti
Il ragionamento del Dott. Mazzinghi non fa una piega, anche se non ho verificato i numeri. Purtroppo in molti credono che l’idrogeno sia una fonte facilmente reperibile, inesauribile e pulita. C’è molta disinformazione unita ad incompetenza, si sta cercando di indirizzare l’opinione pubblica ad accettare soluzioni che spostano il problema dell’inquinamento, ma non lo risolvono. In alcuni paesi europei si santifica l’auto elettrica, ma si riaprono centrali a carbone!!
Purtroppo gran parte dei politici non parla secondo virtuale e conoscenza,ma obbedendo a tutt‘altri criteri dettati dalle apparenze
Immediate,dalle convenienze o peggio da utopiche ideologie.
Un articolo che, insieme a qualche altra riflessione pubblicata sul Filo, da forza ad un barlume di diversità dal solito entusiasmo pseudo-ambientalista. L’idrogeno, innanzitutto, è ricondotto a quello che è, alla fine, un sistema di accumulo e non una fonte di energia. Al meglio, serve per trasformare energia elettrica in altra energia elettrica (all’80% circa). La rivoluzione verde dovrà, per così dire, andare a pile. Insomma, è come una batteria elettrica, con molto meno sicurezza perché è ALTAMENTE INFIAMMABILE, forse il gas più esplosivo che esiste, da conservare a tenuta ultra-stagna. Ha bisogno di energia elettrica, che (anche con un impianto rinnovabile vicino) prende dalla rete, e quindi secondo il mix energetico nazionale: più fonti fossili (gas e carbone) che rinnovabili.
Quindi il grande merito dell’articolo è che l’idrogeno non è esaltato mentre è evidenziato come paradigma del possibile sperpero dei fondi del Recovery Fund.
Dovremmo poi fare un’altra considerazione. L’unico sistema di accumulo massivo, non può essere l’idrogeno ma sono le centrali di pompaggio dell’acqua da un bacino in alto, utilizzando i picchi di energia disponibile in eccesso, facendola precipitare in basso, azionando turbine elettriche, quando servirebbe per riempire i «buchi» tipici delle rinnovabili. La centrale idroelettrica, con le sue dighe di cemento è la rinnovabile che dà e/o accumula più energia “pulita”, quella dell’acqua.
Quanto costerebbe elettrificare la ferrovia con alimentazione dai binari come nel caso delle tranvie senza fili in uso in Francia?