MUGELLO (e dintorni) – Sicché in dodici lasciano. Coordinatori locali, capigruppo e consiglieri comunali di Forza Italia, del Mugello e dell’area metropolitana, sbattono l’uscio e se ne vanno. Dissapori e contestazione verso i vertici provinciali del partito hanno causato questo esodo di massa. Fine di una storia.
Forza Italia in Mugello, e in parte dell’area metropolitana, si dissolve. Sì, e la notizia l’abbiamo pubblicata con un titolo che ne enfatizza la portata: un terremoto. Ovvio politico. Quindi tranquillizziamo subito chi ci legge: nessun sisma o evento tellurico da misurare con la scala Richter. Più che un problema di magnitudo locale è l’epilogo generato da uno sfascio gestionale, alimentato da una classe dirigente autoreferenziale, distante dalle periferie. Comunque un male comune, del resto condiviso con altri partiti e movimenti politici. Ma Forza Italia e ben aldilà della soglia strutturale di disaffezione da parte di coloro che l’hanno votata e di chi ancora oggi tenta di sostenerla. Di certo non è un male oscuro e qualcuno ha anche tentato di lanciare una terapia, cosiddetta d’urto, nel rispetto di quanto fatto negli anni e al contempo tagliando con il passato. Ripartire se non da zero almeno da una versione 2021 punto uno, chiudendo così l’armadio che custodisce qualche reliquia ma anche altrettanti scheletri. Per qualcuno potrà sembrare mera irriconoscenza ma di fatto è stringente realismo. Come in un referendum: cambiare o morire.
Sicché in dodici hanno lasciato. Non sono apostoli, ma di certo hanno resistito più a lungo di qualche Giuda che, con molto tempismo, ha fatto fagotto ben prima. Ma, in questo caso anche il ruolo dell’Iscariota sarebbe da rivedere, perché in politica il concetto del tradimento, seppure dettato dall’opportunismo e dall’ambizione di apparire, è sempre dissimulato se non tollerato. Già è pur vero, ci sono anche gli addii sofferti e dettati dalla coscienza, che riconducono i protagonisti nella moltitudine della gente comune. Quindi ora aspettiamo di assistere all’evolversi della situazione, cioè se – tutti o qualcuno – abbandoneranno l’impegno politico o cambieranno casacca. Esiste appunto la politica-mercato per accaparrarsi potenziali collettori di voti così come, più spesso, l’offrirsi individualmente ad altre compagini di partito in cambio di chi sa che cosa. Esercizi poco diversi dalla fiera del bestiame o dallo scambio delle figurine.
I toni usati dai fuoriusciti, racchiusi in una sorta di “cahier de doléance”, sono molto duri, aspri. Oltre la normale dialettica critica tracimano accuse pesanti alla classe dirigente provinciale. Non è una frattura, è una rottura irrorata con una verve oratoria che non lascia spazio a possibili ricomposizioni. In effetti, per quel che si riesce a capire in quel documento di doglianza, trapela l’idea che quei dirigenti provinciali avocassero a se stessi ogni strategia, relegando questi sopravvissuti della politica locale al ruolo delle “tricoteuses”, provvisti sì dei ferri del mestiere, quelli per il tricot, ma abilitati solo ad assistere a decisioni prese da altri. Spettatori non paganti, sostanzialmente figuranti.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 21 Ottobre 2021



1 commento
lasciano … ma icchè lasciano …
ricordo sommessamente che siamo nel rosso Mugello non ad Arcore !!
bacino di voti? quali voti?
dai siamo seri, chiudiamola qui