SCARPERIA E SAN PIERO – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta del Vicario Parrocchiale la parrocchia dei Santi Jacopo e Filippo a Scarperia, Don Michel Sanama Ntang.
Carissimi fratelli e sorelle, il brano del Vangelo di questa terza domenica di Quaresima ci dà ancora l’occasione di cogliere la giusta comprensione in merito a ciò che succede nelle situazioni che vediamo, quelle che siamo suscettibili di vivere o sperimentare. Attraverso il discorso sulle tentazioni della prima domenica e quello della Trasfigurazione la domenica scorsa, siamo stati portati a capire alla luce di Gesù, che con la Parola di Dio possiamo esercitarci a resistere a ogni tipo di tentazione e a non aver paura di affrontare la sfida della croce nelle sue diverse sfaccettature.
Dio non è uno sorvegliante spietato
Gesù nel brano odierno tira due ricordi di situazioni tragiche per prevenirci di avere una idea erronea di Dio da una parte, dall’altra di cogliere il vero senso dei nostri peccati. Insomma, Gesù in questo brano di Luca chiarisce il fatto che Dio non è vendicativo, ma che però il nostro peccato non è inoffensivo. Per tornare agli esempi di Gesù, i Galilei assassinati da Pilato non avevano dovuto subire una tale sorte perché fossero più peccatori di tutti gli altri e quelli che se ne salvarono non lo fossero, per essere stati santi più degli altri. Dio non sta controllando il peccato di ogni uomo per farglielo pagare con patimenti terribili in proporzione alla gravità di tali peccati. Gesù denega una idea del genere.
Massima attenzione al peccato, massimo pericolo
Se Dio non è uno castigatore spietato, Gesù, avvertendo gli ascoltatori dicendo: ‘se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo’, chiarisce bene che il peccato è molto dannoso. Quest’ultimo ha davvero la capacità di fare in modo che la nostra esistenza finisca molto male, assolutamente non perché Dio si dedichi a castigarci, ma perché il peccato ha una propria forza distruttiva e velenosa. Per esempio, chi odia o s’ingelosisce finisce ammalandosi e rovinando la sua vita in una o altra maniera, e finisce per diventare la vittima del suo proprio veleno. Chi si chiude nella ricerca del piacere futile finisce facendo i conti con la miseria del proprio egoismo, rovina tutta la sua vita, non per qualche castigo divino ma perché il proprio peccato debilita o indebolisce tutta la sua vita e lo rende vulnerabile ad ogni sorta di male.
Lezioni di vita
Il modo migliore di amare la propria vita è di evitare il peccato, e il modo migliore di attentare alla propria dignità è di gareggiare con il peccato che avvelena, e inferma. Lasciarsi trascinare nelle inclinazioni egoistiche, violente e sensuali e credendo che da questo possa uscire una vera vita è un inganno, è vivere fuori della realtà, è diventare schiavi dei propri mostri e draghi interiori, è diventare schiavi del proprio egoismo che mai verrà soddisfatto se si cerca una soddisfazione fuori del cammino di Dio.
Insomma
Dalla parabola conclusiva dell’albero di fichi, Dio è paziente, offre sempre una nuova opportunità di rifare un vita infermata dal peccato. Cogliamo anche noi questa grazia proseguendo questo cammino quaresimale per guarire la nostra vita con la medicina della Parola di Dio, che alimenta sempre una vera vita.
Don Michel Sanama Ntang
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 20 marzo 2022

