BARBERINO DI MUGELLO – A carico degli imprenditori mugellani Sandro e Giulio Fratini (padre e figlio), la Procura della Repubblica di Firenze ha formulato l’ipotesi di bancarotta fraudolenta legata ai crac delle aziende Verdi ex Rifle e G. Brand. Tra gli indagati anche altre tredici persone, tra le quali amministratori e sindaci revisori. Lo riportano notizie di stampa sulle principali testate (La Nazione, Repubblica, Il Sole 24 Ore)
Secondo Il Sole 24 Ore, ad esempio, tra gli episodi contestati la vendita dei marchi Rifle (di proprietà Verdi, dichiarata fallita nel 2020) ad una società amministrata da Giulio Fratini (la G. Brand) per 2 milioni e 300 mila euro (definito prezzo incongruo). Marchi che sarebbero stati poi concessi in uso oneroso prima alla stessa Verdi e poi a Rifle e che, dopo il fallimento di G. Brand nel 2022 sono stati rivenduti a 5 milioni di euro. Secondo l’accusa i sindaci revisori avrebbero rilasciato parere favorevole all’approvazione dei bilanci 2017 e 2018 della G. Brand, senza eseguire i necessari controlli (come riporta Il Sole 24 Ore, clicca qui).
Secondo il quotidiano La Nazione, inoltre, nel mirino degli inquirenti ci sarebbe anche il leasing di un’auto di lusso, una Porsche che era in uso esclusivo a Giulio Fratini. Secondo le accuse tra il 2015 ed il 2017 sarebbero stati distratti 127 mila euro dai conti della società Verdi (della quale tra il 2013 ed il 2015 Sandro Fratini era stato amministratore unico) per il pagamento del canone dell’auto, nonostante Giulio Fratini “fosse estraneo all’attività aziendale e privo di collaborazione con la Verdi” (qui l’articolo de La Nazione).
Secondo la difesa della famiglia Fratini, invece, Sandro e Giulio avrebbero immesso nella Rifle rilevanti capitali, circa 10 milioni di euro, per superare la crisi e garantire, come riporta il quotidiano La Nazione, la continuità aziendale ed il posto di lavoro ad oltre 200 dipendenti. Prospettive di salvataggio che però non sarebbero andate a buon fine a causa della crisi economica. I difensori della famiglia (avvocati Nino e Michele D’Avirro) secondo La Nazione contestano il fatto che la prosecuzione dell’attività aziendale della Rifle abbia aggravato il dissesto, quando invece i capitali sarebbero stati immessi per tentare di garantire la continuità aziendale e i posti di lavoro.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 5 Aprile 2023





