
BORGO SAN LORENZO – Se fai il lavoro che ami, non lavorerai mai un giorno nella tua vita. Questa frase calza a pennello alla professoressa Marilisa Cantini, che dopo quarantatré anni lascia il suo posto di insegnante di musica per la meritata pensione.
Hai sempre voluto fare l’insegnante? No, sinceramente io non lo so cosa volessi fare da grande. Intorno ai dodici anni ho scoperto la musica e me ne sono innamorata perdutamente. Cantavo nel coro e decisi di voler approfondire quella strada. Iniziai quindi un corso alla scuola di musica “Marco da Galliano”, che ai tempi era alla biblioteca di Borgo San Lorenzo, con la maestra Anna Maria Franca Adorni Braccesi e con tanti miei coetanei come Marco Paladini, proprietario della Mokarico. Comunque, non avevo deciso di fare l’insegnante od altro, sapevo solo che volevo fare musica e, dopo le scuole medie, mi sono inscritta al consevatorio. Ai tempi era un percorso di studi veramente faticoso ma al termine di esso ti ritrovavi formato sia professionalmente che umanamente. Poi, nel 1980 mi capitò l’occasione di insegnare, l’ho colta al volo e non me ne sono mai pentita. Secondo me queste cose non vanno programmate troppo, insegnare è stato un caso…fortunato!
È stata dura andare a Firenze al Conservatorio? Molto! Intanto non è che i miei fossero molto favorevoli perché, per prima cosa non era una “passione di famiglia”, mio padre in particolare avrebbe preferito che facessi il liceo, anche per avere un’istruzione che mi portasse verso un “lavoro sicuro” e poi perché “ai miei tempi” Borgo San Lorenzo era ancora “campagna” ed andare a Firenze non era così facile come oggi. Mi ricordo che una volta, la prima che andai al Conservatorio, mi persi per tornare in piazza Stazione e, visto che mi vergognavo a chiedere indicazioni, lo feci in inglese sperando che, passando per turista, mi giudicassero meno (ride).
Quando hai iniziato a lavorare nelle scuole? Come ho detto nel 1980, andavo ancora a scuola ma, a quei tempi, se avevi dato l’esame di solfeggio e composizione (che in genere si dà al terzo anno) potevi proporti alle scuole come supplente. Ed io lo feci. Caso volle che in quegli anni cambiò l’ordinamento e le ore di musica raddoppiarono, di conseguenza mancavano molti insegnanti e mi chiamarono a Barberino di Mugello. Ci ho riflettuto bene prima di accettare, perché il Conservatorio era molto impegnativo, ma chi mi conosce sa bene che ho un carattere cocciuto e che quello che voglio fare, lo faccio in tutti i modi. Quindi alla fine accettai, ed ho fatto proprio bene!
Com’è stata la prima esperienza? Bella! Fantastica! Meravigliosa! Anche grazie al preside di allora, Enzo Ventura, che ogni giorno mi chiedeva come andasse, se avessi bisogno di qualcosa e mi riempiva di consigli. Ero giovanissima, avevo ventuno anni, mi sentivo quasi coetanea di quei ragazzi ai quali insegnavo e la sua guida è stata preziosa.
Poi? Poi mi sono diplomata, nel frattempo ho avuto il ruolo nella scuola di Firenzuola, che pure ricordo con amore perché era una realtà piccola, con un ambiente familiare. Mi ricordo gli anni in auto, spesso condivisa con altri colleghi, la neve sul giogo, tanti progetti e risate. Infine mi hanno trasferito a Borgo San Lorenzo dove sono rimasta fino ad ora, fino alla fine.
Com’è fare l’insegnante? Una sfida continua, ma che dà tanta soddisfazione. Penso che alla fine si raccoglie ciò che si semina ed io ho raccolto tanti bei frutti. I miei studenti mi vogliono bene ed io ne voglio a loro. Ho avuto ragazzi figli di miei studenti, a volte mi fermano per un commento positivo….non posso lamentarmi. A volte ci sono momenti di sconforto ma, come dice mio marito “smetti di lamentarti, lo hai voluto te!”. Ed ha ragione perché è quando torno a casa stanca, distrutta, completamente priva di forze…sono quelli i momenti in cui sono più soddisfatta.
Uno dei tuoi punti forte è stato portare la scuola fuori dalle quattro mura dell’aula….Vero! Ho cominciato a Firenzuola, con i miei ragazzi cantavamo nelle piazze ed abbiamo perfino girato un film, coinvolgendo i negozianti del paese. Fu una cosa bellissima. Anche le feste ed i saggi di fine anno sono ricordi preziosi che porto nel cuore. Ho sempre visto la necessità di portare fuori quello che facevamo in classe poi, essendo di Borgo, dopo il trasferimento è stato più facile, non avendo più neanche il disagio del viaggio. È un modo di far crescere anche il nostro paese: siamo andati a cantare per il Centro Commerciale Naturale, al teatro Giotto con l’evento Occhi di Bosco, all’ospedale, nelle piazze, per Avis…insomma, ovunque potevamo essere di conforto o arricchimento. Questo anche per dare un segno positivo verso queste generazioni che sono sempre un po’ bistrattate. Per dimostrare che se i giovani sono seguiti bene, con impegno, dedizione e rispetto, loro ti seguono e lavorare con loro porta solo a bellissime soddisfazioni.
C’è qualche aneddoto che ricordi? Così tanti….non saprei da dove iniziare! Mi ricordo che, all’inizio della mia carriera insegnavo “Storia della musica”, era diciamo la mia comfort zone. Diedi ai ragazzi una ricerca sul compositore seicentesco Monteverdi e, alla lezione successiva, un ragazzo mi disse: “Prof, io su questo Monteverdi non ho trovato niente, l’ho fatta sul Monterosa va bene uguale?”, ci rido ancora quando ci penso. Oppure quella volta che un genitore mi chiese perché, invece che solo la tastiera, non insegnassi tutti gli strumenti!
Qualche tuo allievo ha intrapreso la carriera musicale? Alcuni sì! Una ragazza è diventata insegnante a sua volta, alcuni hanno frequentato il liceo musicale “Dante”, alcuni gruppi che si sono esibiti ad “Occhi di Bosco” erano miei alunni…anche Pio Stefanini e l’ex sindaco Bettarini, che suona ancora nonostante abbia scelto la carriera politica. Sai, quando la musica ti appassiona rimane sempre, al di là della professione che scegli.
Qual è la tua playlist? Troppo complicato! Io ascolto un po’ di tutto, tranne il Jazz che mi “arriva meno” e penso che nell’ambito musicale non ci si debba imporre dei gusti ma amare quello che ti smuove dentro. Comunque, io ascolto ovviamente musica classica, il rock per cui ho una passione sfegatata, come sanno bene i miei studenti di terza che, ogni anno, porto ad un workshop di musica all’Hard Rock Cafè a Firenze. Fra l’altro quest’anno i miei studenti di seconda c’erano rimasti male che il prossimo anno non avrebbero partecipato a questa storia di rito, ed allora ho “rimediato” portandoli a cena lì. Amo Sting, Zucchero, Battiato…sono stati i miei idoli di gioventù e lo scorso anno sono stata al concerto dei Red Hot Chili Peppers.
E dove li ascolti? La tecnologia è una bella cosa! Non pensavate mica che ascoltassi i vinili con il grammofono eh!? Mi devo offendere? Scherzi a parte, ascolto la musica con Spotify, Youtube, la radio che ho sintonizzata su Virgin…
Ora che farai? Quello che ho sempre fatto, anche con la scuola, ma privata delle parti burocratiche che mi pesavano di più negli ultimi anni. Continuerò ad organizzare la Cavalcata dei Magi, collaborerò per Mugello da Fiaba, ho un progetto con le scuole elementari dedicato ai Maggiaioli, un altro legato all’inno nazionale che avrà lo scopo di coinvolgere di più i ragazzi durante le giornate istituzionali, giornate che, a parer mio mancano di freschezza, di gioventù. Organizzerò tanti eventi in ambito culturale, a partire da quello dedicato all’Organo Stefanini, ma cercherò di dedicarmi anche a me stessa, partendo da settembre: mentre tutti rientrano a scuola io salirò su un aereo in direzione Scozia. Ho tante energie e sono veramente eccitata, vedo davanti a me una vita nuova e so di poter ancora dare e fare tante cose belle.
Irene De Vito
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 17 Giugno 2023

