
Il mestiere di genitore è un privilegio. Servono soldi, un lavoro, una casa e soprattutto il tempo.
Il tempo è quello che bisognerebbe utilizzare meglio per poter seguire nel modo giusto i nostri piccoli nel cammino della loro crescita .
Con mia moglie abbiamo deciso questa volta di dedicare il nostro tempo a seguire passo passo le tappe di avvicinamento di Alessandro (il nostro figlio maggiore, 3 anni) alla scuola dell’infanzia, la cosiddetta “scuola dei grandi”. Lo abbiamo fatto pur sapendo che magari ne bastava anche uno solo di genitori alle varie riunioni, lo abbiamo fatto perché ci sembrava il minimo scoprire il nuovo mondo di Alessandro.
Abbiamo partecipato quindi agli incontri (molto efficaci e chiari) e alle riunioni previste prima dell’iscrizione.
Ho notato che esiste una certa discussione generale fra le famiglie per quanto riguarda orari, mense, strutture, giardini, materiale etc.
Ho anche notato la sovrumana tenacia degli insegnanti a difendere con passione il loro lavoro e l’importanza che ricopre. Gli insegnanti sono bravissimi e con la loro bravura riescono bene a celare tagli, ristrettezze, inadeguatezze etc. Lo fanno in modo naturale mettendo al primo posto il rapporto con i bambini. Quindi bene.
Poi però penso, o meglio ho pensato, ma qualcuno che partecipi attivamente alle dinamiche scolastiche dei più piccoli?
Perché noi genitori ci soffermiamo sempre sugli aspetti logistici e organizzativi e mai sui contenuti, sui percorsi educativi e sulla vita reale che fanno i nostri cuccioli a suola?
Di orari, flessibilità e turni sono pieni garage e supermercati. La scuola richiederebbe approfondimento e sostegno.
Aiutiamo abbastanza la scuola italiana, noi genitori?
Il problema è che firmiamo una delega in bianco e diamo per scontato che le insegnanti ce la facciano da sole.
Ovviamente non sta a noi sostituire la scuola ma, credo, stia a noi sostenere la parte educativa piuttosto che quella del babysitteraggio.
La famiglia se non si mostra propositiva con la scuola fallisce il primo tassello di educazione sociale a cui è chiamata quando si “allarga”.
Perché della scuola sono importanti orari, mense e turni. Ma è ancora più importante avere un rapporto continuo con la comunità familiare.
Noi genitori ci lamentiamo di tutto ma mai di “cosa” fanno i nostri piccoli a scuola. A Borgo abbiamo la fortuna di avere insegnanti bravissimi (lo dicono tutte le statistiche) e bisognerebbe imparare da loro ad essere più vicini ai nostri piccoli nei percorsi educativi.
Esiste un comitato per tutto, aria acqua cibo, treni, caccia pesca, ma non ne esistono per chi suona la campanella.
Parliamo, confrontiamoci, proponiamo.
Aiutiamo la nostra scuola che tanto fa per noi.
Una cosa se è gratis non merita di essere lasciata sola. Basta alibi. Tocca a noi.
Niccolò Grifoni
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 16 Settembre 2015





