
VAGLIA – Nei giorni scorsi è uscito il quinto bando di vendita per l’ex sanatorio Banti di Pratolino (articolo qui), così commentato da Riccardo Impallomeni, attuale assessore all’Ambiente del Comune di Vaglia e candidato sindaco per la lista civica “Vaglia Bene Comune”:
“I tentativi di vendere il Banti, ad oggi, non sono andati a buon fine nonostante il congruo numero di aste ed i ribassi del prezzo base. Anni fa modificammo la destinazione d’uso da Sanitaria/Sociale ampliando le possibilità a residenziale, turistico ricettivo, direzionale, insomma tentammo di renderlo più appetibile, ma niente, aste deserte. A quel punto la proprietà, ASL, ci chiese espressamente di modificare la percentuale del residenziale, ampliandola, perché, in tal caso, all’orizzonte si intravedevano finanziatori interessati, così facemmo, ma niente, aste deserte. Oggi ci auguriamo che il gigantesco Banti sia d’interesse, niente è cambiato dall’ultima asta come destinazione d’uso e cifra base d’asta, è semplicemente un nuovo tentativo della proprietà cui auguriamo di trovare persone, società, investitori capaci di portare sviluppo al territorio. Incrociamo le dita !”
E ora il presidente dell’associazione ecologista Idra, Girolamo dell’Olio, che ha sostenuto sin dagli anni Novanta le iniziative del “Comitato per la difesa dell’uso pubblico e sanitario dell’ex sanatorio Banti”, lancia a Impallomeni la provocatoria proposta di organizzare una manifestazione a Roma per chiedere il recupero sociale, sanitario e ambientale della struttura; conestando allo stesso tempo un atteggiamento definito “remissivo”:

“Gentile vicesindaco, quanto sarebbe più bello se a mettere la firma sotto una comunicazione come la sua fosse un cittadino qualsiasi, piuttosto che un amministratore pubblico! Le spiego perché. Di fronte alla valanga di risorse dilapidate per opere prive di utilità, spesso anzi fonte di danno per la collettività, da un amministratore pubblico mi aspetterei un’interpretazione un po’ meno remissiva del proprio ruolo di rappresentante della comunità.
Quanto sarebbe più bello se un vicesindaco e un sindaco, e magari anche qualche assessore e qualche consigliere, rivendicassero a voce alta il diritto/dovere alla tutela dei beni comuni. E il Banti è uno di quelli, e tuttora eccellente, per storia, qualità architettonica, contesto ambientale, valore paesaggistico. Quanto sarebbe più bello se l’amministratore di un territorio che è fra i più ricchi e deliziosi d’Italia disobbedisse, lanciando il segnale che non si può andare avanti così.
Che bel messaggio – continua dell’Olio – sarebbe quello di prendere il treno e sfilare con cartelli striscioni e volantini (avvertendo la Questura, è ovvio!) da Termini fino a Palazzo Chigi, di piantarsi la mattina lì, e al Quirinale il pomeriggio, esigendo che si smetta di buttar via i soldi dei nostri figli e nipoti in improbabili Piani di pretesa Ripresa e millantata Resilienza, e si dirottino invece su recuperi sociali, sanitari e ambientali come il Banti i fondi senza fondo di TAV, Ponti-sullo-Stretto, guerre e riarmo, rigassificatori imposti nei porti e altre amenità energetiche sui crinali di Giotto.
Io, per esempio, se gradisce, ci sono. Perché non lo facciamo insieme? Magari si aggiunge anche qualcun altro… forse persino in tanti. Se lo ha fatto quel tal De Luca col suo seguito di sindaci, riscuotendo attenzione pubblica nazionale, possiamo ben farlo noi, in maniera civile e educata, ma anche fiera, ferma e determinata! Al massimo, lei perderebbe il posto. Ma non credo che sia un politico di professione: può rischiare!
Quanto al buon Banti, ho ancora in serbo gli originali delle 8 mila firme raccolte negli anni Novanta e nel primo decennio del nuovo millennio dalla cara Gina Pratesi, e dal comitato di persone dotate di cervello e di cuore che si era raccolto attorno a lei”.

Fonte Associazione di volontariato Idra
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 11 Marzo 2024


