
VICCHIO – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta di don Francis N. Wam, vice Parroco di Vicchio.
Cari fratelli e sorelle, oggi celebriamo l’universalità o la cattolicità di Dio; La sua onnipresenza e onnipotenza. Pertanto, le letture di oggi ci ricordano la natura universale dell’amore di Dio e del suo disegno per tutta la creazione e ci esortano a essere universali nel nostro modo di vivere perché Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza.
La prima lettura è tratta dal profeta Ezechiele (17,22–24), che fu profeta durante il periodo oscuro della storia di Israele quando lui e gli Israeliti furono portati in esilio a Babilonia dopo essere stati sconfitti in guerra, distruggendo il tempio e portando via ogni elemento importante trovato in esso. Durante questo periodo oscuro dell’esilio, Dio parla loro attraverso il profeta Ezechiele, promettendo loro una vita nuova e migliore. Promette di tagliare un ramoscello dalla cima di un albero di cedro e di piantarlo personalmente su un monte alto e imponente dove crescerà fino a diventare un grande albero di cedro, farà rami e porterà frutti e sotto la sua ombra dimoreranno tutti i tipi di uccelli. Questo albero rappresenta il regno universale di Dio, che fornisce rifugio e nutrimento a tutti coloro che cercano rifugio sotto i suoi rami e dove tutti sono accolti e inclusi.
In modo simile nel Vangelo di oggi (Mc 4,26-34), Gesù spiega in due parabole com’è il Regno di Dio: un uomo getta il seme sulla terra e mentre dorme e si alza notte e giorno il seme germoglia finché non porta frutti. Come ciò accada, il coltivatore non lo sa. Inoltre, il Regno di Dio è come un granello di senape, il più piccolo di tutti i semi ma, una volta piantato, diventa il più grande di tutti gli alberi e gli uccelli del cielo trovano riparo alla sua ombra. Qui il seme che cresce segretamente e il granello di senape illustrano il potere del regno di Dio e la crescita che deriva anche dai più piccoli atti della nostra fede e gentilezza.
Cari amici in Cristo, proprio come sia il tenero ramo dell’albero di cedro che il granello di senape diventano una pianta che fornisce riparo e nutrimento, così anche le nostre azioni di amore e compassione possono portare trasformazione e crescita nel mondo che ci circonda. Entrambi rappresentano il Regno universale di Dio dove tutti possono trovare rifugio e nutrimento. Dio lo promise agli Israeliti come un albero universale che avrebbe piantato su un monte alto e imponente e per mantenere questa promessa piantò l’albero sul Monte Calvario a forma di croce; un albero da cui proviene la vera liberazione; un albero che è per tutti gli uomini e attira tutti a sé; un albero che ha portato lo stesso frutto che ha portato il grembo di Maria, Gesù Cristo che ha detto: “E io, se sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32). Perciò, la Croce è l’albero universale, piantato dal Dio universale, che ha portato il Salvatore universale dal quale è uscita la Chiesa che è il segno dell’albero universale o Regno di Dio. Noi, membra della Chiesa, siamo rami di questo albero universale e quindi dobbiamo essere universali anche nel nostro modo di vivere. Come rami di questo albero universale, siamo chiamati a riflettere lo stesso amore universale e l’inclusività che Dio incarna. Siamo chiamati ad abbracciare e accogliere tutte le persone, riconoscendo che ognuno di noi è creato a immagine e somiglianza di Dio. Proprio come i rami di un albero si estendono in tutte le direzioni, anche noi siamo chiamati a raggiungere tutti, senza discriminazioni o esclusioni.
Per riuscire in questa missione, San Paolo, nella seconda lettura di oggi (2 Cor 5,6-10), ci ricorda che siamo chiamati a camminare nella fede e non nella visione. Sì, forse non sempre vediamo, notiamo o comprendiamo il piano universale di Dio per noi, ma siamo chiamati a confidare nella Sua saggezza e guida, sapendo che Egli ci ha creati per essere universali nel nostro amore e nell’accoglienza degli altri.
Pertanto, per fede, non dire mai che sei troppo piccolo o buono a nulla o che non hai nulla da offrire o da dire. Non considerare mai nessuno come se fosse troppo piccolo o buono a nulla o non avesse nulla da offrire o da dire. Dio, infatti, può usare chiunque per fare qualsiasi cosa. Ciò che abbiamo e ciò che siamo è solo un seme con il potenziale per diventare grande. In questo modo, non minimizzare mai il poco che fai per mostrare amore agli altri come i malati, gli anziani, i bisognosi, gli affamati, i poveri, gli ignoranti, i disperati ecc.
Infine, non andare in giro a proclamare quanto sei orgoglioso di essere cattolico; non discutere per dimostrare quanto sei universale o cattolico, ma piuttosto dimostralo con le tue parole e le tue azioni amorevoli; Sii universale o cattolico nel tuo carattere. Possa Dio guidarci e proteggerci sempre e usarci per diffondere la Sua natura universale nel mondo. Amen.
Don Francis N. Wam
Parrocchia di Vicchio
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 16 giugno 2024






