BORGO SAN LORENZO – Non è sicuramente facile, e neppure univoca, una lettura della secca sconfitta del centrosinistra a Borgo San Lorenzo.
La netta spaccatura all’interno del Pd, con i “fuoriusciti” che si sono alleati con l’opposizione di sinistra, l’insoddisfazione ai limiti dell’antipatia via via cresciuta nei confronti dell’amministrazione comunale a cominciare dal sindaco, con il desiderio di “mandarli via”, una debolezza nei contenuti politici e l’incapacità di rapportarsi con tanti cittadini, associazioni, e di comunicare le scelte fatte, senza un vero coinvolgimento e condivisione; e ancora una sensazione, conseguenza di questo mancato coinvolgimento, di un atteggiamento alla fine supponente e distaccato. Tutto questo ha creato un mix che ha portato all’espressione di un voto di cambiamento e di protesta che ha condotto il centrosinistra alla sconfitta.
Un centrosinistra che sembra aver perso radicamento. Le vecchie radici del partito un tempo egemone magari le ha conservate di più la parte che se ne è andata ad allearsi con Rifondazione e Cinque Stelle: più presenti tra la gente, più capaci di sollecitare il voto persona per persona, casa per casa. Il Pd borghigiano si è trastullato coi post di Facebook non capendo di essere automaticamente perdente sui social, dove imperano e comandano coloro che criticano, che accusano, che insinuano. E troppo poco ha fatto per aggregare figure, intelligenze, competenze, in grado di assicurare un buongoverno (troppo poco ha fatto, e forse anche ormai scarsa è l’offerta di persone capaci di far politica).
Il Pd ha perso perché da molti anni è un partito “doppio”, con due anime che è quasi impossibile conciliare. Specialmente quando le differenze ideologiche si tingono anche di rivalse e rancori personali. In questo senso la mancata effettuazione delle primarie non è stata la causa della sconfitta, ma solo uno dei sintomi di una spaccatura profonda.
E sicuramente ha giocato come zavorra una giunta che, come dicevamo sopra, nonostante il buon lavoro sulle macro-scelte, come l’incetta di finanziamenti Pnrr, ma anche nei tanti lavori pubblici realizzati e buone iniziative per la cultura e il sociale, è apparsa lontana e scontrosa. Cristina Becchi ha avuto il peso di essere vista e considerata come la continuità, e l’ha pagata cara.
Ora tutto torna in gioco. Si aprono spazi nuovi. Che però avranno bisogno di persone con cuore e cervello in grado di ricostruire presenze, rapporti, proposte. E non è scontato che ci saranno.
Paolo Guidotti
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 25 Giugno 2024



3 commenti
Bravo Paolo fai una disamina attenta e scrupolosa degli accadimenti Borghigiani
ma non vai alla radice del problema . I Borghigiani non crescono come coscienza
civile , e come si diceva una volta , sono più indietro della martinicca . Io non so se arriveranno mai tempi migliori .Lorenzone della Gratella .
un perfetto articolo di parte. come è lei. alla faccia del giornalismo bipartisan.
Caro signor Roberto, che vorrebbe dire giornalismo bipartisan? Che un giornalista non può, in un commento come è questo articolo, un editoriale non un articolo di cronaca, non esprimere i propri giudizi? Forse ha un po’ le idee confuse…