
BORGO SAN LORENZO – Grande successo e sentita partecipazione domenica 7 Settembre all’incontro con due famosi gregari mugellani, degli anni ’60 : Piero Dallai e Vittorio Chiarini (detto Giannone). “Una vita da gregari”, conclude il ciclo degli eventi di “Estate in libri”, curata dal gruppo volontari “Una biblioteca per Ronta”, e si è tenuto nei locali della Proloco di Ronta.
Oltre a Piero Dallai e Vittorio Chiarini, hanno partecipato anche Giovan Battista Nencini, in onore alla grande amicizia che legava suo padre, Gastone Nencini, a Vittorio Chiarini, ed in rappresentanza dell’amministrazione comunale di Borgo San Lorenzo, la Presidente del Consiglio Comunale, Federica Cerbai. L’intervista è stata curata da Ezio Alessio Gensini, con letture a cura di Sandra Vigiani.
Gli anni Sessanta furono un’epoca di grandi protagonisti, ma tra i corridori che popolavano le strade europee, i gregari rappresentavano il motore nascosto del ciclismo: corridori diligenti, pronti a mettere le proprie energie al servizio del capitano di squadra. Questi atleti, spesso poco notati dal grande pubblico, erano fondamentali per la strategia e per il successo delle formazioni. Dai racconti di Piero Dallai e Vittorio Chiarini, emerge il ruolo fondamentale del gregario che doveva “proteggere” il capitano ed occuparsi di lui anche fuori dalla gara, spesso condividendo la stessa camera.
Il gregario era il pilastro operativo della squadra. Correva per supportare il capitano, proteggerlo dal vento, guidare in salita, aprire strada in gruppo e mettere le ruote su cui si poteva contare nei momenti decisivi. I ritmi erano duri e spesso poco regolati, non come oggi. Allenarsi significava pedalare ore su ore, affrontando strade dure, con poche pause e molte tappe lunghe. Le strategie di alimentazione e recupero erano meno avanzate, quindi la fatica era gestita soprattutto con resistenza, volontà e abitudine.
I gregari esponevano molto la loro pelle e la loro forma per la squadra: spinta in pianura per tenere la corsa unita, traini in salita, spesso senza protezione sufficiente dal traffico o dalle condizioni meteo. Le cadute erano all’ordine del giorno e la gestione del pericolo era una parte cruciale del lavoro. Spesso erano poco celebrati come atleti, nonostante statistiche e risultati a volte brillanti. La gloria era raramente condivisa in modo equo, e i privilegi (viaggi, stipendio, contratti) erano di gran lunga inferiori rispetto a quelli dei capitani.
In gara erano loro a fornire ricambi costanti di energie attraverso borracce e, quando necessario, spingere in testa per rialzare il ritmo. A differenza di quanto accade oggi, i gregari dovevano fidarsi di una preparazione basata su resistenza, disciplina e intuizione tattica. Dallai e Chiarini hanno raccontato tanti episodi, tanti aneddoti, che è impossibile riportare in un semplice articolo. Ci hanno emozionato, ci hanno fatto sorridere ma anche versare qualche lacrima, perché con i loro racconti ci hanno mostrato una realtà che difficilmente avremmo potuto conoscere.

Il battito cresce: la bellezza di una curva perfetta, il sorriso condiviso tra compagni quando la strada si apre e il vento diventa amico, anche solo per un attimo. Poi arriva la delusione: una pedina che scivola, una decisione sbagliata, o quel passo in meno che mette in dubbio il prossimo traguardo. Ma la fatica diventa compagna costante: le gambe bruciano, il respiro è un tamburo, eppure ogni chilometro è una promessa che non si rompe.
E in mezzo a tutto, una fiamma: la volontà, semplice e tenace, che dice “insisti ancora” quando tutto sembra dire fermati, quando la meta sembra lontana, trovi la forza di andare avanti, nonostante tutto, ci riesci. Ecco, questo è quello che hanno trasmesso domenica pomeriggio, Piero Dallai e Vittorio Chiarini, la grande forza d’animo e volontà che ambedue hanno avuto e che gli ha consentito di essere gregari per grandi ciclisti come Francesco Moser e Eddy Merckx.

Ecco, dal web, un breve profilo sui gregari Piero Dallai e Vittorio Chiarini, inseriti nel contesto degli anni 1960.
Piero Dallai
Ruolo: gregario di squadra con altrettanta affidabilità, specializzato nel supporto al capitano in volate, salite e gestione del ritmo.
Caratteristiche: resistenza costante, dedizione al lavoro di gruppo, capacità di leggere le fasi di gara e di posizionarsi strategicamente in gruppo.
Impatto: contribuiva a proteggere il capitano, fornire borracce e energia, e preparare le fughe tattiche, elementi chiave per le vittorie di squadra.
Vittorio Chiarini
Ruolo: gregario completo, impegnato sia nella protezione del capitano sia nel controllo dei ritmi di gara e nell’assistenza nelle fasi decisive.
Caratteristiche: versatilità tra pianura, salite e supporto in scollinamenti, con attitudine a scendere in retroguardia per mantenere la posizione del gruppo.
Impatto: aiutava a mantenere la coesione della squadra durante i tratti più impegnativi, facilitando la gestione delle energie e delle dinamiche di corsa.

Cosetta Chiavacci
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 8 Settembre 2025



