MUGELLO – Da secoli è uno dei più grandi e rinomati pittori del mondo. Un artista eccezionale. E perfino santo. E’ il Beato Angelico, al quale Firenze dedica una straordinaria mostra, inaugurata ieri.
Questa figura eminentissima dell’arte italiana e internazionale è nata in Mugello, a Vicchio. E magari sarebbe stato opportuno, per il Mugello, “sfruttare” in qualche modo questa occasione unica offerta dalla mostra fiorentina. Promuovendo in parallelo, e, perché no, anche in collaborazione, qualche iniziativa legata al Beato Angelico.
E’ vero: il Mugello non conserva più opere del grande artista. Di Giotto un’opera c’è, nella Pieve di Borgo San Lorenzo, del Beato Angelico esiste il luogo in cui è nato – a Moriano, presso Rupecanina – ed esiste un museo di arte sacra che porta il suo nome e che raccoglie opere che fanno comunque parte, direttamente o indirettamente, della cultura artistica dell’Angelico.
La mostra si chiude nel prossimo gennaio, e magari c’è anche il tempo per recuperare e organizzare qualche evento che leghi l’evento culturale fiorentino al luogo natale del pittore.
Il turismo culturale è una carta che il Mugello dovrebbe giocare di più e meglio. Il suo patrimonio è ricco, ma poco valorizzato. Lo dimostra anche la presenza della Madonna di Giotto in pieve. C’è, ma la si ricorda poco, la si “usa” poco, mentre invece potrebbe essere una leva importante per attrarre il turista, italiano e straniero, che ama arte e cultura. E che apprezzerebbe sicuramente le opere d’arte e i beni storico-architettonici del nostro territorio, uniti al suo bellissimo paesaggio, e alla sua gastronomia tipica.
Vale la pena porre maggiore attenzione e dare diffusione e valore, in modo costante e più efficace, al nostro prezioso patrimonio artistico e architettonico. Un compito al quale vari soggetti, compresi l’associazionismo culturale, studiosi ed esperti di settore, possono e devono contribuire. Ma che richiede sicuramente l’apporto, il sostegno e il coordinamento da parte delle istituzioni.
IL FILO
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 27 settembre 2025




1 commento
Sono più che d’accordo.
Il problema sollevato. ha diverse facce.
La prima, non eludibile, è che in Mugello sia il Beato Angelico che Giotto non hanno fatto altro che nascere. portando la loro arte in tutta Italia ma lasciando poco e nulla nella loro terra d’origine. Anche la Madonna conservata in Pieve a quanto ne so ha una attribuzione piuttosto dibattuta.
Qualcosa è stato fatto, come le mostre del museo diffuso a Bosco a’ Frati oppure le presentazioni che un emissario della Fondazione Strozzi fa ogni tanto in biblioteca portando la luce della cultura nella oscurità e ignoranza del contado.
In realtà in Mugello ci sono fior di storici dell’arte. Basti pensare al Prof. Marco Pinelli, un nome che non ha bisogno di presentazioni.
Eppure il Mugello si presenta al pubblico, specie fiorentino, solo per le sue sagre del tortello e simili.
Forse una parte di questo è inevitabile ma sicuramente non tutto. Ci vorrebbe, all’interno delle amministrazioni locali, una persona illuminata che sapesse che non solo cibo e folclore ( già: anche il vino) attraggono I turisti, ma anche l’arte e la cultura.