PALAZZUOLO SUL SENIO – A oltre un anno dalla frana che ha riportato alla luce i rifiuti sepolti, anche nelle aree del torrente aperte al pubblico continuano ad affiorare migliaia di frammenti di vetro e ceramica. Due volontari, Lorenzo e Pietro, hanno dedicato una mattinata alla raccolta, e condividono le proprie riflessioni
“Sono sempre le piccole cose ad addolorarci”, scriveva Raymond Chandler nel suo celebre romanzo Il lungo addio.
Ed è proprio nelle aree del Rovigo accessibili al pubblico che la ferita è ancora ben visibile, nascosta nelle piccole cose. Il riferimento non è al punto d’origine della frana, tuttora non accessibile, ma a tratti del torrente raggiungibili da chiunque. E se qui il letto del Rovigo continua a restituire vetri, ceramiche e piccoli frammenti, è facile comprendere quanto il problema sia ancora presente.
A prima vista il torrente sembra quasi brillare. L’acqua riflette la luce del sole e il letto appare luminoso. Ma quel luccichio non è quello della natura: è il riflesso di migliaia di frammenti di vetro, cocci di ceramica e altri piccoli oggetti riportati alla luce dalla frana. Un tempo era possibile camminare scalzi tra le sue pietre. Oggi non più. Servono scarpe con una suola resistente, perché il rischio di ferirsi è concreto.
È un’immagine che lascia l’amaro in bocca. Quel materiale praticamente indistruttibile continua a occupare il torrente: una parte è ben visibile, un’altra rimane nascosta sotto l’acqua, confondendosi con il colore delle rocce. Quando la corrente tornerà limpida e la vegetazione riprenderà il suo corso, quei frammenti spariranno dalla vista, ma continueranno a essere lì.
La nuova “fauna” del Rovigo sembra essere composta da vetri, colli di bottiglia, cocci di ceramica e altri piccoli resti di un passato che la natura ha restituito in superficie.
In una sola mattinata, due persone hanno dedicato alcune ore alla raccolta di questi frammenti, con l’obiettivo di dare un contributo concreto a un luogo profondamente amato. Un gesto semplice, compiuto con la consapevolezza che da soli non basta. Ripulire completamente il torrente è impossibile senza un impegno collettivo, ma ogni sacco riempito rappresenta un piccolo passo nella direzione giusta.
Ogni pezzo di vetro raccolto pesa pochi grammi. Ma il suo significato pesa molto di più: ricorda che il Rovigo ha ancora bisogno di aiuto e che questa ferita non può essere lasciata cadere nell’oblio. La battaglia non è finita. Anzi, è proprio ora che rischia di essere dimenticata. E invece è questo il momento di continuare a parlarne, di tornare sul torrente, di prendersene cura. Perché solo con l’impegno di tutti quel luccichio potrà tornare a essere quello dell’acqua, e non quello del vetro.
Rubrica: Dai Lettori – Lorenzo e Pietro
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 24 giugno 2026


