BORGO SAN LORENZO – Sembrano diventate piscine… senza fondo, quelle del Comune di Borgo San Lorenzo. Tanto che in Consiglio comunale si è parlato addirittura di situazione “fallimentare” – lo ha detto la consigliera Tai -.
Delle condizioni economiche della Vivi lo sport si è discusso per un’interrogazione presentata dal gruppo consiliare Pd che chiedeva conto dei conti delle piscine. E la relazione presentata dal Consiglio d’amministrazione che da questa estate gestisce gli impianti non è certo edulcorata.
Lo ha confermato nella sua esposizione l’assessore alle società partecipate Lisa Boni che non ha nascosto le difficoltà, ha parlato di squilibrio e difficoltà, di indicatori negativi, e anche di una stagione estiva che non ha dato gli introiti sperati a causa del maltempo. Ha riconosciuto un indice di indebitamento elevato e l’esistenza di elementi di rischio per la continuità della società. Che quest’anno chiuderebbe il bilancio, senza contributi straordinari da parte del Comune, in deficit a fine agosto di quasi 90 mila euro, che diventeranno 161 mila a fine anno, bilancio negativo per tre anni di fila.

Per questo in Consiglio la giunta ha portato una consistente variazione di bilancio per versare nuove risorse nella gestione del Centro Piscine. Intanto con 242 mila euro si estinguerà parte del mutuo che grava sulla Vivi lo sport e poi si apporterà liquidità immediata con un contributo di 110 mila euro (90 mila più iva) che andranno ad aggiungersi al contributo annuale che già il Comune prevede per le piscine, di 135 mila euro.
Boni ha motivato questo intervento del Comune anche per far sì che l’ingresso di nuovi soci nella società non li obblighi a farsi carico di debiti pregressi. E anche per il 2026 si prevede un contributo straordinario di 100 mila euro, per far fronte al periodo di avvio, vista la lunga pausa delle attività, pausa che solitamente comporta un riavvio graduale degli introiti.
L’assessore ha richiamato anche le azioni correttive che il nuovo cda intende mettere in atto, con l’obiettivo di ridurre i costi e aumentare i ricavi. Questo attraverso un miglioramento della performance del bar, la riapertura della pizzeria, il miglioramento del parco per una sua fruizione che vada anche oltre il periodo di apertura estiva, i risparmi sulla bolletta energetica, la riorganizzazione e formazione del personale, la riprogettazione del marketing, anche in un’ottica mugellana.

Più allarmato e preoccupato l’intervento della consigliera Pd Carlotta Tai. “Ci viene fornita una fotografia molto grigia della situazione economica e finanziaria della società partecipata. Gli indici di continuità aziendale che calcola il Cda sono tutti negativi e non di poco. Siamo consapevoli che ci sono stati anche elementi come il Covid e il caro bollette che hanno aggravato la situazione. Ma al di là delle motivazioni c’è un elemento che non può essere dimenticato. Cioè la legge. Il testo unico sulle società partecipate all’articolo 14 comma 2 recita testualmente “qualora emergano, nell’ambito dei programmi di valutazione del rischio di cui all’art. 6, comma 2, uno o più indicatori (nel nostro caso sono tutti) di crisi aziendale, l’organo amministrativo della società a controllo pubblico adotta senza indugio i provvedimenti necessari al fine di prevenire l’aggravamento della crisi, correggerne gli effetti ed eliminarne le cause, attraverso un idoneo piano di risanamento.”
Questo, prosegue Tai, “significa che il rimedio va attuato subito, senza indugio, appena possibile. Ci vuole un piano di risanamento, che invece non ci viene presentato. C’è qualche previsione ottimistica, come raddoppiare gli incassi per ingressi e corsi. Ma la realtà è un’altra, visto che si elenca una serie di esigenze economiche ancor più onerose, che portano il totale richiesto dalla Vivi Lo sport a 850 mila euro. Non solo non c’è un piano di risanamento come richiesto dalla legge ma in realtà servono altri 850.000 euro. E non si può usare la convenzione in essere come tappabuchi. Anche qui la legge parla chiaro: sono consentiti trasferimenti straordinari, ma le misure devono essere inserite in un piano di risanamento. Un piano che deve essere comunicato alla Corte dei Conti, come penso sia già stato comunicato alla stessa Corte anche la decisione di passare dall’amministratore unico, figura prevista dalla normativa per queste società, al consiglio d’amministrazione, una deroga che alla Corte dei Conti va comunque motivata”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 8 novembre 2025


