SCARPERIA E SAN PIERO – Luca Cianti, di Sant’Agata Mugello, ci scrive una lettera, sulla tendenza che ogni anno riemerge, di cancellare il significato originario del Natale, di cancellare il nome di Gesù, di vietare presepi o rappresentazioni con riferimenti alla nascita del Salvatore.
Caro direttore ti scrivo, e poiché sei vicino sommessamente ti scriverò, nella speranza forte di poter stimolare qualche riflessione sul prossimo S. Natale.
Anche quest’anno si è ripetuto l’ormai tradizionale rito di cancellare, nelle scuole, dalle canzoni natalizie il nome di Gesù, di non allestire presepi nelle scuole o in luoghi pubblici, eccetera, eccetera, il tutto nel nobile intento di non offendere bambini di religioni diverse dal cristianesimo.
Premesso che il 25 dicembre è una data simbolica che celebre l’evento storico della nascita di Gesù di Nazareth e non certo il germogliamento di una sconfinata selva di alberi di Natale, penso sia il caso di porsi la domanda del significato del Natale prima di ritenerlo offensivo per i bambini delle altre religioni.
Natale ricorda la nascita di una persona, per i cristiani figlio di Dio, che, a prescindere dalla sua divinità, ci ha lanciato un messaggio (per alcuni teologi kerigma) che è riassumibile in poche parole: l’uomo è al centro dell’esistenza e in questa sua centralità si realizzano le condizioni determinati di dignità, di libertà e di coscienza, cioè un messaggio esistenziale che coinvolge l’intera umanità. Il Natale è quindi una proposta, senza nessuna garanzia, per una scelta autentica dove l’uomo “gettato nel mondo” (come diceva Heidegger) si trova a “prendere coscienza della propria libertà” (come affermava Sartre nelle sue riflessioni sul Natale durante la sua prigionia nel campo di concentramento nazista). Per il cristiano è vivere nell’autenticità della chiamata di Dio.
In cosa o per quale motivo si sente la necessità di nascondere questa proposta? È offensivo di chi professa altre religioni dire che l’uomo trova nel messaggio di Gesù, che lo pone al centro dell’esistenza, una risposta che va contro l’autosufficienza, la sicurezza personale, il legalismo delle istituzioni e si manifesta concretamente nell’agape, l’amore verso il prossimo non come principio astratto ma come atteggiamento esistenziale che nasce dall’adesione al kerigma?
Mi chiedo a questo punto se, per non offendere alunni o quant’altri di altre religioni, sia opportuno accettare o proporre un messaggio in cui il significato del Natale è da ricercarsi in un diluvio di luci e colori, in una spropositata lievitazione di panettoni, nel trionfo di regali e omaggi, nella dissipazione delle tredicesime, nel piacere individuale, nel soddisfare il proprio benessere, nel coltivare la tranquillità delle proprie certezze, delle proprie regole e quant’altro definisca l’inautenticità del messaggio natalizio?
Indubbiamente il messaggio che con il suo natale terreno Gesù ci ha portato è pieno d’incertezza, di fragilità, è difficile da vivere e quotidianamente siamo immersi nella sua inautenticità (la cultura del profitto, le guerre, la disattenzione per l’ambiente, la chiusura nel nostro individualismo) ma vergognarci di un tale messaggio fino al punto di ritenerlo offensivo per chi non professa la religione cristiana forse è veramente un livello di inautenticità su cui riflettere e parlarne a lungo.
Buon S. Natale a tutti
Rubrica: Dai Lettori – Luca Cianti
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 21 dicembre 2025







1 commento
Sono d’accordo chi viene a visitare la Nostra Nazione nel periodo Natalizio
Sa benissimo che abbiamo delle tradizioni e delle usanze ben radicate…non mettiamo tutto nel dimenticatoio
Che brutto biglietto da visita per i turisti