FIRENZUOLA – Secondo un progetto del 2018, a fianco dello storico ponte sul Santerno, dovrebbe sorgere una passerella pedonale in ferro, a campata unica ed arco superiore. Un progetto da oltre 400 mila euro che, riflette l’ingegner Fausto Giovannardi, “turba il sonno per la paura di vederlo realizzato”. In questo articolo ricostruisce la storia del ponte di Firenzuola e propone cosa invece si potrebbe fare:
Mi fa sempre piacere parlare di ponti, non solo di quelli strutturalmente importanti, perché il ponte è segno di unione (unisce due sponde, due popoli…). In tempo di guerra non si fanno ponti, si distruggono. Per i cristiani, anche se spesso se lo dimenticano, il Papa è il Pontefice, letteralmente “facitore di ponti”.
Fatta questa premessa, ne serve un’altra. Per parlare di ponti, prima bisogna parlare di strade, perché senza strade, niente ponti.
Bene … e allora iniziamo a parlare di strade e partiamo da lontano, molto lontano … più di duemila anni fa, perchè già dal 187 a.c. i romani avevano fatto qualcosa di molto importante e di cui è stata ritrovata traccia nei pressi di monte Bastione, vicino al passo della Futa: un’autentica strada romana in basolato larga 240 cm attorno alla quale vi è ancora mistero. Facciamo un salto di mille anni, quando le montagne erano più abitate rispetto ad oggi e vi erano insediamenti sparsi, collegati da una fitta rete di sentieri, mulattiere ed altri percorsi, generalmente non rotabili con tracciati prevalentemente di crinale o di costa, molto rare quelli di fondovalle. Si sa che fin dal 1200, la strada che collegava il sud (Firenze) al nord (Bologna), valicando l’appennino, passava da Sant’Agata e per il passo dell’Osteria Bruciata (Castel Guerrino) giungeva a Cornacchiaia, poi guadando il Santerno, risaliva a Le Valli e da qui per il passo della Raticosa scendeva a Le Filigare, Scaricalasino, Loiano, fino a Bologna. Erano territori in mano agli Ubaldini, la strada infatti costeggiava Monte Accianico. È stata questa la ragione per cui il Comune di Firenze, all’inizio del Trecento, dopo aver distrutto il Castello di Monte Accianico (1306), decise di realizzare una nuova strada, la Bolognese del Giogo, ben presidiata, rispetto alle antiche, grazie alle due cittadelle fortificate di Firenzuola e Scarperia, alle quali si aggiunse, nella seconda metà del Cinquecento, la potente fortezza di S. Martino di S. Piero a Sieve, a guardia del passaggio obbligato sul fiume interessato, almeno dal XIII secolo, da un grande ponte.
In Appennino vennero costruite le due città murate Scarperia e Firenzuola, a cavallo del passo del Giogo. Le due cittadelle vennero fatte abitare, attraverso incentivi, da una popolazione in parte proveniente dalle galere, da altre località ed in parte inurbata dalle campagne. La fondazione di Firenzuola prevista già nel 1306 e realizzatasi a partire dal 1332 per concludersi nel 1502, secondo lo schema definito di vie parallele con al centro la piazza sede del municipio e della Chiesa, venne fortificata dal 1496 al 1502 con torrioni scarpate e due porte urbane, una verso Firenze ed una verso Bologna, su progetto di Antonio da Sangallo, che stava lavorando anche alla Fortezza Medicea di Poggio Imperiale a Poggibonsi), su incarico di Lorenzo de’ Medici.
L’accesso alla cittadina prevedeva inevitabilmente il superamento del Fiume Santerno attraverso un guado.
Nessun ponte c’era allora sul Santerno, fatta eccezione per il Ponte degli Alidosi, costruito tra il 1499 ed il 1510, ad una sola arcata di 42 metri (e freccia di 19 m) a schiena d’asino, che è ancora li a far fare una bella figura a castel del Rio. Erano gli anni in cui Leonardo da Vinci si trovava ad Imola, lavorando anche alla regimazione del Santerno.
Fino alla seconda metà del Settecento il viaggio di attraversamento dell’appennino è descritto dai molti viaggiatori famosi, che hanno scritto lettere e documenti citando le condizioni del viaggio e sosta in un tracciato difficile e pericoloso con almeno due soste notturne.
Nel suo Nouveau voyage d’Italie pubblicato nel 1699 a Lione, François-Jacques Deseine, libraio e viaggiatore cosi scrive: (Pagg. 348-49)
Il percorso più breve da Bologna a Roma passa per Firenze, a 54 miglia (87 km) da Bologna, ma richiede l’attraversamento degli Appennini, molto alti e ripidi. Le strade sono comunque ben pavimentate e mantenute, soprattutto nelle valli. Usciamo da Porta Santo Stefano e attraversiamo una deliziosa campagna, attraversata dal piccolo fiume Savena, che superiamo su un ponte a 3 km dalla città. A destra e a sinistra, si scorgono incantevoli colline che si avvicinano gradualmente, e iniziamo a scalarle per 13 km da Bologna fino al borgo di Pianora, che raggiungiamo dopo aver attraversato il Savena più volte. Proseguiamo, sempre in salita, attraverso i borghi di Guardia, Anconella, Sabione e Loiano, che rappresenta la seconda posta. La terza si trova a Filigaie, il primo villaggio dello stato del Granduca, dove nel punto più alto della montagna si trova un monastero di monaci operai dedicato a san Michele nel luogo chiamato Scarica l’asino, questa è la patria di Ramazotto Ramazotti, fondatore del medesimo monastero. Alexandre Tiarini dipinse la caduta di Lucifero sull’altare maggiore e l’incoronazione della Madonna dalla forza inimitabile sull’altare minore. Poi viene PietraMale, La Valle, e in fondo a una valle, Fiorenzuolo, città fortificata fiancheggiata da quattro bastioni malridotti. Lasciando Fiorenzuolo, si attraversa il fiume Santerno su un lungo ponte di legno fatto di grandi travi poste una di seguito all’altra; solo a piedi lo si attraversa. Dopo aver attraversato una valle, serpeggiando per cinque miglia, e guadando più volte in inverno, e in tempo di neve e pioggia, il pericolosissimo fiume Santerno, si sale sul problematico monte Zovo, dove i venti prevalgono costantemente e talvolta precipitano i passeggeri che non sono in guardia. In cima a questo.
Dopo aver attraversato una valle, aver percorso un tortuoso tragitto di cinque miglia e aver
guadato più volte il fiume Santerno, molto pericoloso in inverno e in caso di neve e pioggia, si raggiunge l’insidioso monte Zovo, dove il vento soffia costantemente e a volte spazza via i passeggeri che non prestano attenzione alla propria sicurezza. In cima a questa montagna si trova una squallida locanda dove, con un po’ di fortuna, si può trovare riparo e cibo scarso e molto caro.
Dopo aver attraversato una valle tortuosa per otto chilometri e aver superato più volte il fiume Santerno, molto pericoloso d’inverno e in caso di neve e pioggia, si raggiunge l’insidioso monte Zovo, dove il vento soffia costantemente e talvolta spazza via i passeggeri che non prestano attenzione alla propria sicurezza. In cima a questo monte si trova una misera locanda dove si è fortunati a trovare riparo e cibo scarso, molto caro.
Da lì si scende per cinque miglia fino a Scarperia, un paese abbastanza civilizzato dove si producono buoni coltelli e forbici. Da Firenze ci sono 16 miglia (25 chilometri), passando per tre chilometri dal borgo di San Pietro a la Sieve, dove si trova un ponte, e più avanti si vede il forte di San Martino costruito dal Granduca Cosino I.
L’accesso al castello di Firenzuola avveniva solo a piedi per un lungo ponte in legno, in cattive condizioni, e di dimensioni ridotte.
Tutto rimase invariato fino all’epoca del Granducato, quando Pietro Leopoldo II dette corso ad un miglioramento della viabilità con le strade dell’Abetone, della Cisa, del Muraglione e la nuova Bolognese per la Futa, il cui progetto fu affidato all’ingegner Anastasio Anastagi che, abbandonato il vecchio percorso attraverso il passo del Giogo di Scarperia e Firenzuola, lo spostò più a nord-ovest scegliendo il valico della Futa (903 metri) fra le valli dei fiumi Santerno e Sieve e quello successivo della Raticosa (963 metri) fra le valli dell’Idice e del Santerno. La strada da Porta San Gallo, a Firenze, fino a le Filigare (confine fra il Granducato e lo Stato Pontificio) fu costruita in tre anni, 1749-1752, un tempo straordinariamente breve, la parte bolognese venne invece costruita qualche anno più tardi, dal 1759 al 1764.
A seguito della realizzazione della carrozzabile della Futa, la strada Scarperia, Firenzuola perse l’importanza che da quattro secoli la caratterizzava. Per la nuova via “Bolognese” il viaggio, che fino ad allora durava due o tre giorni, poteva essere effettuato in un solo giorno.
A Firenzuola rimaneva ancora l’autonomia del Vicariato istituito nel 1373, che aveva la coincidenza dei confini della giurisdizione civile e di quella penale estesa sui popoli e comunelli di Firenzuola, Bordignano, Brentosanico, Bruscoli, Caburaccia, Casanuova, Castelvecchio, Castro, Cavrenno, Cornacchiaia, Culcedra, Frena, Monti, Moscheta, Peglio, Piaggiola, Piancaldoli, Pietramala, Rapezzo, Rifredo, Santerno, Tirli, Valli e Visignano. Ma durerà ancora per poco perché a seguito della riforma giudiziaria del 1838 il vicariato di Firenzuola fu ridotto a podesteria e perse pertanto la sua qualità di tribunale penale, rimanendo in questo soggetto al vicario di Scarperia.
E arriviamo al ponte di Firenzuola. Nel catasto del 1822 non c’è riportato, neppure un manufatto di legno; è invece presente una nuova strada “la via povera” che passa a monte del Santerno per il Poder nuovo e il Poggiolo di Riccianico, che, secondo un documento del 1835 … “è comunitativa, parte da Firenzuola e sbocca nella detta strada regia presso le poste del Covigliaio che porta il nome di “via povera” rammenta i tempi di carestia e di tifo, in cui fu costruita per … dar lavoro ai poveri.”
È a partire dalla fine del settecento che vi fu un certo interesse del governo per questi abitati periferici ed è in questo periodo che avvenne la costruzione di un ponte in pietra, la pietra locale, ponte realizzato su modello dei molto diffusi ponti in pietra a due o più archi. In un documento conservato all’Archivio Storico del Comune di Firenze, (ARCDIS amfce 2397 (cass. 62, ins. A) si ha una conferma di questo.
Ecco i dettagli principali del documento:
“Pianta di una porzione dello stato attuale del Torrente Santerno presso il Castello di Firenzuola, e della sua riduzione quando fosse l’eseguimento del nuovo Ponte approvato”.
La mappa mostra l’alveo del fiume Santerno, le zone di “greto” e i terreni adiacenti suddivisi tra vari proprietari dell’epoca (come il Signor Sabatino Giannoni e il Signor Dionisio Bianchi) i cui terreni costeggiano il fiume.
Sono evidenziate in rosso le linee del nuovo ponte e della strada maestra che conduce a Firenzuola, indicando come l’opera avrebbe modificato l’assetto del territorio.
Sulla destra è presente una legenda dettagliata (“Annotazioni”) che spiega i simboli e le lettere (A, B, C, D) utilizzati per identificare i materiali, demarcare i confini, le proprietà e le specifiche zone interessate dal progetto del ponte.
Viene indicata con il nome Palancola con pali di legno lunga 270 braccia ( 157,5 metri) l’accesso pedonale a cui hanno accennato i viaggiatori precedentemente, sul cui tracciato verrà realizzato il Ponte a tre arcate e con due pile in alveo della lunghezza di 35/37 metri (come l’attuale) alla distanza dal Castello di Firenzuola di 220-230 metri.
È visibile la “Strada Maestra che conduce a Firenzuola” e l’indicazione del “Castello di Firenzuola” sul margine destro.
Si tratta di un documento cartografico redatto dall’ing. Salvador Falleri di Firenze attivo nella seconda metà del settecento, allievo dello Ximenes e parente dell’arch. Ing. Antonio Falleri idraulico e cartografo, tra i migliori del Granducato.
Non si è trovata altra traccia sul ponte, la cui costruzione deve essere avvenuta intorno alla metà del 1800 e non vi sono molte notizie nel periodo tra la fine del Ottocento e la seconda guerra Mondiale rispetto a questo territorio né particolari modificazioni vennero introdotte con l’unificazione d’Italia. Firenzuola rimase marginale anche rispetto al tracciato ferroviario Firenze Faenza, pur essendo stata oggetto di numerosi studi e progetti alternativi alla Faentina. Nel seguito una tavola del progetto della Strada ferrata Firenze Imola, nel tratto di Firenzuola, dove compare il ponte sul Santerno e due fotografie della collezione di Sergio Moncelli con il ponte nella prima metà del novecento.
Trasformazioni ci furono con la II Guerra Mondiale che devastò questo territorio. Il ponte non fu bombardato dagli americani, come risulta dalle foto dell’epoca, ma venne danneggiato irrimediabilmente dai tedeschi in fuga e dal transito dei mezzi militari alleati, quindi fu abbattuto ed il passaggio garantito dal ponte Bailey n. 386 Firenzuola-Scarperia-Santerno, coord. 905063, tipo DS lunghezza piedi 80( 24,4 mt). Il Bailey fu montato dal 1338th Engineer Combat Group, attivo dal 16 settembre 1944 ed in cui era confluito il 169th Engineer Combat Battalion, che rimase nel territorio di Firenzuola per alcuni mesi.
Per primo fu ricostruito il ponte in muratura di pietrame detto dell’Alberaccio, a metà strada fra Firenzuola e Cornacchiaia, poi ebbe inizio il rifacimento del ponte di Firenzuola. Il Bailey fu smontato dalla ditta appaltatrice dei lavori e consegnato al Genio Civile, che lo custodì in magazzino e Ugnano vicino a Firenze. Dal carteggio del Fondo del Genio civile si apprende che con decreto provveditoriale in data 19.06.1953 n 26646 sono stati approvati gli atti di liquidazione finale dei lavori di ricostruzione del ponte sul Santerno lungo la strada provinciale imolese in comune di Firenzuola, eseguiti dall’impresa Società Edile Italiana di Ivo Vannini
Mandola (Armando Vannini) era un vecchio capomastro. Aveva lavorato alla costruzione della galleria ferroviaria Firenze Bologna, nella valle del Setta a Cà di Landino, facendosi un’esperienza eccezionale per quei tempi di vita magra, sull’appennino tosco emiliano.
Roberto – figlio di Roberto Giovannardi morto prima della sua nascita, al rientro dalla Francia dove lavorava alla costruzione degli hangar dell’aeroporto di Orly, per la prestigiosa Enterprise Limousine di Eugene Freyssinet ( il padre del cemento armato precompresso) – era un ragazzo intelligente, volenteroso e destinato a comandare. Di questo si rese subito conto Mandola, che lo prese a benvolere e lo istruì nell’arte della muratura per farne un capocantiere. A poco più di vent’anni Roberto dirigeva una squadra di trenta operai, a ricostruire i ponti distrutti dalla guerra. Era il tempo della ricostruzione ed i lavori non mancavano per l’impresa Vannini, il cui titolare Ivo, nipote di Armando, era nato alle Filigare, come Mandola e Roberto. Mandola era oramai vecchio ed il testimone passò a Roberto, per dirigere i lavori della ricostruzione del ponte sul Santerno e poi della Casa di Riposo SS. Annunziata a Firenzuola, l’acquedotto dal Giogo a Scarperia, la strada provinciale per Palazzuolo e tante case popolari per ricostruire un paese distrutto dalla guerra. Per tutti Roberto era “il biondo”, l’artista della mestola ed il capo indiscusso di una massa di “poveri cristi”, affamati e disperati che nei lavori ritrovavano pian piano la dignità e la forza per ripartire.
Con il passare degli anni il parapetto di pietra, molto ingombrante per il traffico è stato eliminato e sostituito da un guard-rail con corrimano ed a vista sono i cavidotti di cui è fatta la modernità.
Il ponte è oggetto da tempo di proteste della popolazione essendo molto pericoloso per il transito pedonale, per la scarsa visibilità per i mezzi che vi entrano essendovi un disassamento con la strada, non essendoci un marciapiede protetto.
Nell’epoca d’oro della variante di valico è stata coinvolta Società Autostrade che ha prodotto due progetti (2012 e 2018) Lotto 4 – Circonvallazione di Firenzuola, consistenti nella realizzazione di un parcheggio sulla strada del Giogo, prima di attraversare il ponte e il collegamento pedonale con la cittadina. Il progetto del 2012 prevedeva un ponticello in ferro su 4 pilastri tondi, subito a valle del ponte.
Parere idraulico negativo e quindi nuovo progetto nel 2018, ad oggetto: Pista ciclopedonale, passerella e parcheggio, che prevede una struttura sempre in ferro ad unica campata ad arco superiore.
Questa passerella, del costo di 427.000€ con l’intero progetto è “in sonno” come tutto quello che Autostrade deve terminare. In questo caso, il sonno mi turba solo per la paura di svegliarmi e vederla realizzata. Sarò più preciso riportando prima altri dettagli del progetto, per poi motivarla più precisamente.
La passerella ha una lunghezza di 75,99 metri ed un arco con freccia max di 5,74 mt inclinato verticalmente verso valle. La passerella di transito posta sul lato del ponte esistente è larga 2,5 mt e dalla parte opposta vi è un arco a sviluppo orizzontale stabilizzante. Come si vede dalla pianta (sopra) la passerella parte vicino al ponte esistente dal lato di Firenzuola, per aprirsi di più di 5 metri nello sbarco lato Giogo.
A me sembra, sintetizzando, una cosa sbilenca a fianco di una presenza ordinaria. Una anomalia che inquieta chi arriva e fa sospirare di sollievo chi parte.
Un caso simile, molto vicino
Se ci lasciamo trasportare dal Santerno, troviamo a Borgo Tossignano una soluzione di allargamento del ponte, un poco più grande e più trafficato, ma simile a quello di Firenzuola, attraverso un intervento che ha avuto apprezzamenti non solo a livello internazionale. Il progetto, del Prof. Enzo Siviero, mio caro amico, allora docente di Ponti alla IUAV ed oggi rettore di ecampus, si differenzia dal nostro per le dimensioni dell’allargamento legate al fatto che il ponte, divide in due la cittadina e quindi non si trattava solo di costruire un percorso ciclopedonale, ma anche un luogo di incontro, in quella che è diventata una nuova piazza del paese.
L’allargamento è ottenuto con archi in ferro che poggiano a due a due sul bordo esterno della pila e sostengono un grigliato di profilati piano, su cui poggia un pavimento in listoni di legno.
Nella relazione si trova la spiegazione del progetto e la sua genesi:
L’inadeguatezza funzionale del ponte esistente rispetto al livello moderno di traffico doveva essere superata per garantire un adeguato livello di sicurezza agli utenti. Per risolvere questo problema venne progettato un ponte ciclabile-pedonale che fiancheggiava quello esistente. Questo intervento venne dopo un primo progetto di riprogettazione della struttura esistente attraverso ampliamento con legno lamellato incollato, secondo il progetto dell’amministrazione comunale.
La sovrintendenza per l’architettura e il paesaggio bloccò il progetto, affermando che “il valore ambientale dell’area non è preservato” e che “la vista del ponte esistente è nascosta dalla nuova struttura, alterando e modificando il valore del paesaggio circostante”.
Questo progetto arriva quindi attraverso un’interazione più ampia tra diversi organismi e professionisti che sono riusciti a raggiungere una soluzione più adatta per ottenere i favori dell’amministrazione del consiglio e della sovrintendenza.
L’allargamento di un ponte esistente ne modifica le caratteristiche trasversali ma allo stesso tempo deve valorizzarlo nel contesto circostante grazie a una certa sensibilità, rispettando le caratteristiche di ciò che è già stato costruito.
La nuova struttura è costituita da un piano, accanto all’esistente pavimentazione stradale. I carichi verticali sono sopportati da elementi in acciaio trasversali con sezione composita. Questi elementi sono incernierati da un lato al vecchio ponte, dall’altro a elementi tubolari in acciaio da 300 mm di diametro e spessore di 7,1 mm, che si collegano agli archi inferiori di sezione circolare cava di 508 mm di diametro e spessore di 12,5 mm, inclinati e collegati ai pilastri del ponte.
Alcuni elementi trasversali sono impostati per evitare il ribaltamento.
Questa nuova struttura rispetta molto le preesistenti: gli archi tubolari seguono la forma della struttura in muratura e la trasparenza è garantita da alcuni fori rotondi in corrispondenza ai pilastroni.
Una soluzione realizzata ci avvisa come non sia proponibile una passerella sbilenca a fianco di un ponte vecchio (non antico).
Se poi si guarda l’altro lato del ponte di Borgo Tossignano, quello a monte, si vede la soluzione dell’ampliamento in aggetto che da solo risolverebbe il problema della percorribilità ciclopedonale in sicurezza, del nostro ponte.
E allora, fermiamo un attimo a ragionare – Il problema che si deve risolvere è l’attraversamento del Santerno con un percorso per i pedoni e le biciclette.
L’obbligo normativo del censimento e della verifica strutturale di tutti i ponti, ci fa ritenere che il ponte di Firenzuola sia in condizioni di agibilità, a differenza dei tanti invece oggetto di lavori, ad esempio quelli lungo la Montanara Imolese a Coniale.
La storia del ponte di Borgo Tossignano ci insegna come il prevedere di costruire una passerella a fianco del ponte non sia un intervento compatibile con il vincolo paesaggistico.
La soluzione più semplice ed economica, è l’allargamento del ponte attuale, che però non rientra nelle intenzioni di Autostrade, avvezza a farsi bocciare i progetti (che gli vengono pagati – come nel caso della Bretella di Firenzuola).
Un intervento per allargare il ponte, attualmente di 5,74 metri, al fine di avere anche un percorso ciclo-pedonale protetto, può prevedere la sostituzione del riempimento al di sopra degli archi, con materiale più resistente e leggero che, compensa il carico della nuova soletta con sbalzi laterali per i marciapiedi. Se ci fossero problemi alle pile si può intervenire con micropali dall’interno verticalmente.
Quindi un intervento semplice, economico e che non impatta è fattibile ed anzi auspicabile.
Se Autostrade non lo vuol fare, può metterci i costi, risparmiando.
Fausto Giovannardi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 18 Aprile 2026



















