SCARPERIA E SAN PIERO – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è il turno di don Antonio Cigna, parroco di Scarperia – Fagna – Sant’Agata.
Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Alla fine di ogni cosa, la casa del Padre ci accoglie
Gv 14,1-4
Gesù disse ai suoi discepoli: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi”.
Come tutti sanno il Vangelo di Giovanni nel narrare l’ultima cena del Signore omette la frazione del pane inserendo invece il gesto simbolico della lavanda dei piedi, ma le peculiarità non si fermano qua, perché ben cinque capitoli di questo vangelo sono inseriti durante l’ultima cena con messaggi, dialoghi e preghiere specifici rispetto ai sinottici.
Anche questo brano evangelico appartiene a questa sezione che segue la narrazione della lavanda dei piedi, si tratta dunque di una delle ultime raccomandazioni di Gesù ai suoi discepoli date durante l’ultima cena come messaggio finale.
E si tratta di un messaggio di grande rassicurazione, un messaggio che ci lascia una grande dolcezza sul fondo dell’anima perché ci rassicura che oltre la sofferenza e oltre la morte c’è il Signore ad attenderci, come ci ha assicurato con le sue parole «Nella casa del padre mio vi sono molti posti, quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me». Sono proprio queste le parole che tanto spesso, quando devo celebrare la Messa del funerale per i defunti delle nostre comunità, leggo e ascolto con attenzione e fede. Queste parole ci ricordano che tutto passa, ma alla fine di tutto c’è la casa del Padre che Gesù ha preparato per noi.
La promessa di una “casa” innesca in noi il ricordo atavico della casa dell’infanzia con tutto il calore del ricordo dei genitori e dei fratelli. Ma non solo questo è casa, ci sono anche altre situazioni in cui ci sentiamo a casa, con i nostri amici, con i membri delle nostre comunità cristiane.
La promessa di una casa è molto più di una consolazione o di un “contentino” davanti alla certezza della morte è invece la certezza di una pienezza di vita in una condizione in cui ci si senta definitivamente a casa. Credo che ogni uomo porti sul fondo del proprio cuore la nostalgia di una casa, di uno spazio di pace e di calore, a questa attesa, comune a ogni uomo, risponde la promessa di Gesù lasciataci in eredità durante l’ultima cena.
In occasione della Benedizione delle famiglie mi piace molto soffermarmi (solo qualche secondo) a guardare le foto dei familiari, quei volti ritratti in quelle immagini dicono più di tanti discorsi sulla profondità della parola “casa”, una casa non è fatta di mura porte tetti e finestre e nemmeno di metri quadrati, ma è fatta di volti. I volti dei nostri cari ci parlano di queste persone che conoscono e comprendono le nostre qualità a i nostri limiti e che ci sanno amare e accogliere per come siamo.
C’è ancora un volto che aspettiamo di vedere, quel volto di cui abbiamo nostalgia fin da quando abbiamo mosso i primi passi, quel volto che abbiamo sete di vedere sin dall’inizio della nostra esistenza. È il volto di Gesù, il volto dell’amore! Lo vedremo nella casa del Padre dove un posto è preparato per noi, ne siamo sicuri non tanto per i nostri pochi meriti ma soprattutto per la promessa fatta dal Signore durante l’ultima cena.
“Vado a prepararvi un posto Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi.”
Amen Signore Gesù!
don Antonio Cigna
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 3 Maggio 2026







