SAN GODENZO – L’Unione dei Comuni Valdarno e Val di Sieve ha annunciato per il 2028 la chiusura dell’impianto di teleriscaldamento a cippato che dal 2011 fornisce calore e acqua calda sanitaria al paese di Castagno d’Andrea, nel Comune di San Godenzo: ossia ad un centinaio di famiglie e due utenze pubbliche.
I cittadini hanno protestato vivacemente.
“Nel 2007 – spiegano – l’Unione dei Comuni Valdarno e Val di Sieve ha proposto e promosso con vigore ai cittadini di Castagno d’Andrea la costruzione di un impianto di teleriscaldamento a cippato a servizio dell’intera comunità. Si sottolinea subito che ogni famiglia aveva già il proprio sistema di riscaldamento e nessuna richiesta in tal senso era stata fatta dalla comunità all’amministrazione ma, considerando la forte volontà dell’amministrazione stessa nel proporre l’impianto, al progetto aderirono più di 90 famiglie che credettero alla valenza sociale ma anche e soprattutto ambientale dello stesso e che pertanto investirono risorse economiche ingenti per l’adeguamento dei propri impianti. Il progetto prevedeva la messa a terra della caldaia e della rete, mentre ogni cittadino dovette provvedere a proprie spese all’allaccio (più o meno lungo che fosse) e alle modifiche necessarie, come per esempio togliere i boiler per la produzione d’acqua calda perché anch’essa sarebbe stata fornita dal nuovo impianto.
La frazione di Castagno d’Andrea non è servita da metano, gli inverni sono lunghi e la popolazione è per la maggior parte composta da anziani, ma anche da chi fa il pendolare e lavora fuori casa tutto il giorno. Ci sono poi le seconde case, che per il paese e nel territorio sono un importante indotto economico e turistico.
Dopo 15 anni di funzionamento, il 23 aprile 2026 l’Unione dei Comuni ha indetto una riunione convocando tutti gli utenti del teleriscaldamento e in quell’occasione, come un fulmine a ciel sereno, tutti i Sindaci dell’Unione hanno messo a conoscenza della decisione presa ad unanimità di chiudere l’impianto il 30 aprile 2028, per valutazioni tecniche ed economiche insostenibili, senza dimostrare nessuna volontà politica di valutare alternative né di trovare soluzioni. Molto chiaramente è stato detto che l’impianto verrà chiuso. In quell’occasione i cittadini non sono rimasti in silenzio né sono stati remissivi, anzi hanno fatto presente molte questioni e hanno chiesto a gran voce di trovare una soluzione.
In 15 anni di gestione non c’è stato nessun adeguamento alle bollette, addirittura è passato un periodo di oltre due anni in cui non arrivavano le bollette e molte sono state le mail scritte all’Unione da singoli cittadini per chiedere il motivo e per poter pagare. A queste, mai nessuna risposta è stata inviata. Inevitabilmente negli anni alcuni problemi ci sono stati, com’è ovvio che sia, dato che nessun impianto è né può essere eterno ed ha bisogno di manutenzione e in tutto questo tempo i cittadini hanno capito e sono stati pazienti rispetto ai disservizi e ai ritardi nel ripristino del funzionamento. E poi, all’improvviso, ricevono la comunicazione che la caldaia è da cambiare e che la rete sembra un colabrodo. L’Unione dichiara che niente è possibile perché i costi sono troppo elevati e ci sono altre fonti di riscaldamento migliori.
E così i cittadini di Castagno, che hanno avuto l’unica colpa di aver creduto in un progetto e nell’operato di un’amministrazione pubblica, che invece di mancanze in questi anni di gestione ne ha avute tante, si dovrebbero ritrovare, secondo tutti i sindaci dell’Unione, abbandonati a loro stessi, con l’unica prospettiva di dover nuovamente adeguate i propri impianti.
I sindaci dell’Unione hanno un mandato. Qual è il loro modo di affrontarlo? Vogliono provare a trovare soluzioni da qui al 2028 invece di lasciar trascorrere questo tempo nell’inerzia, avendone già comunicato la chiusura?
C’è da dire inoltre che in un periodo economicamente difficile, come quello che stiamo vivendo, in cui i costi si sono elevati per tutto e molte famiglie fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, come si può pensare di mettere in ginocchio un alto numero i cittadini chiedendo loro di rifare un impianto, proprio ora? C’è grande rammarico e anche rabbia. Le difficoltà sono enormi.
I cittadini desiderano rendere pubblica questa notizia, che non rimanga nel chiuso di queste montagne, in questa piccola valle, ma che possa sollecitare qualcuno a pensare e a mostrare la volontà politica di trovare una soluzione per ripristinare il teleriscaldamento, gestirlo e manutenerlo adeguatamente.
I cittadini non intendono subire tale decisione che è, di fatto, un’ingiustizia nei confronti della nostra comunità e del nostro territorio. La montagna non può essere solo un baluardo da sventolare nelle occasioni di taglio dei nastri, durante le elezioni o durante le inaugurazioni… La montagna è montagna 365 giorni l’anno e i suoi abitanti chiedono rispetto per loro stessi e per la scelta che hanno fatto di salvaguardare questi territori, vivendoli e investendoci a salvaguardia anche di chi sta a valle, in centri meno disagiati. L’Unione dei comuni dovrebbe esse “Unione” anche per questo”.
Abbiamo sentito anche il sindaco di San Godenzo Emanuele Piani. “La protesta dei cittadini è legittima e comprensibile”, premette. Poi spiega: “La legge non consente all’ente pubblico di gestire servizi a rilevanza economica se non si raggiunge almeno il pareggio. Non ci è dato di utilizzare la fiscalità generale, a vantaggio di una parte di abitanti”. Piani riconosce che quella dell’impianto di teleriscaldamento “fu una scelta sbagliata. Non è un caso che la gestione fu affidata a un privato e solo dopo un anno il privato rinunciò, valutandola non remunerativa. E poi dovette farsene carico l’Unione montana. Questo è ben indicativo. E anche la gestione pubblica, penso ai due anni senza inviare le bollette, non è stata esente da limiti. Va detto anche che l’impianto non è utilizzato appieno da tutte le utenze, ma questo comunque è un loro diritto. Fatto sta che si tratta un impianto ormai vecchio e che ha visto un forte aumento dei costi: è aumentato il costo del cippato, sono aumentate le spese di manutenzione e negli ultimi due anni le perdite sono state notevoli. La legge ci impone così o delle azioni correttive o la chiusura.”
Il sindaco di San Godenzo però non se ne lava le mani: “Intanto abbiamo consegnato a tutti gli utenti un questionario, per verificare se sono cambiate le esigenze. E inoltre siamo al lavoro per trovare una soluzione alternativa e a questo proposito abbiamo chiesto consulenze a tre aziende per trovare una formula nuova, ovvero una trasformazione dell’impianto, con altre caratteristiche, in modo da raggiungere quell’equilibrio che la legge impone”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 1 giugno 2026








