BARBERINO DI MUGELLO – E’ un saluto colmo di gratitudine e di affetto quello che il coordinatore del Consiglio Pastorale dell’Unità delle parrocchie di Barberino di Mugello Marco Toccafondi rivolge a “donSte”, don Stefano Ulivi, che, dopo dodici anni, si appresta a lasciare il paese mugellano, per diventare parroco a Impruneta.
Una Unità Pastorale, quella di Barberino di Mugello che presto hai chiamato con l’acronimo Bar.Ca.Mon.Ci. (Barberino-Cavallina-Cirignano-Montecarelli), quattro parrocchie quelle di Barberino, Cavallina Montecarelli, Galliano, almeno dieci chiese aperte al culto, circa 11.500 anime e un giorno sei entrato in questa porzione della chiesa particolare che è in Firenze, era il 13 ottobre 2014.
Venivi dalla città di Firenze, ma abbiamo capito subito che il paese poteva essere la tua nuova casa, i contatti con le persone, i saluti immediati, la voglia di abitare la realtà del tuo nuovo mandato, l’attenzione al cercare soluzioni ai problemi che ogni Casa parrocchia porta sempre con sé. Riprendo da una tua lettera aperta del marzo 2020 alla ripresa post Covid: – Poi è arrivata la ripresa dopo i mesi del Covid: e ho ricominciato a fare il geometra, il ragioniere, il direttore di cantiere, ecc.(….) Purtroppo, e non sono d’accordo ma è così, il parroco oggi è un organizzatore e un responsabile di azienda. E non può essere diversamente fino a quando saremo “Rappresentanti legali” della azienda chiamata “Parrocchia”!. E meno male che ho diversi collaboratori!-
Oggi ti diciamo che per noi sei stato prete, “sacerdos” DonSte come ci hai insegnato a chiamarti.
Come coordinatore del Consiglio Pastorale dell’Unità delle parrocchie di Barberino di Mugello e uno di primi collaboratori che hai voluto al tuo fianco devo dirti, a nome di tutti i tuoi collaboratori, che non è stato sempre facile stare al tuo passo, la tua volontà sempre di guardare non solo al recinto della chiesa affidata, ma sempre un po’ oltre, correndo veloce per cercare di calmare e colmare quell’anelito che a volte diventava turbamento nelle tue riflessioni e omelie e cioè la consapevolezza di non poter arrivare a tutti e la preoccupazione di vedere il “vuoto” non solo numerico ma anche interiore di una maggioranza di uomini e donne lontani dal Signore, lontani dalla partecipazione alla Messa Domenicale, lontani dal cuore delle cose che non permettono la pace del cuore -“Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore” (Matteo 6,21; Luca 12,34)
Quanti sforzi per nutrirci con la Scrittura della Parola di Dio e col rendere la liturgia Eucaristica bellezza infinta, quanta passione per la musica che volevi sempre al primo posto attraverso il canto, mettendo così insieme il tuo essere prete e maestro organista, facendoci capire che solo attraverso l’Eucaristia ogni azione umana può trasformarsi in fonte e culmine della fede di un popolo.
Qualcuno dirà che in questo saluto non emergono i difetti del donSte, ma chi non ne ha? La vera domanda dovrebbe essere un’altra: – In tutti questi anni don Stefano é riuscito a renderci più vicini al Signore?
Nella Domenica chiamata del Buon Pastore, il 26 aprile 2026, IV domenica di Pasqua, ci hai ricordato nell’omelia che più che guardiano del gregge ti sentivi cane pastore, ricordandoci che il vero e unico pastore è Gesù. Dicevi infatti che il cane aiuto del Pastore può cambiare, ma il Signore resta, forse già portavi nel cuore un po’ di nostalgia di noi che abbiamo cercato di accogliere le tue parole conservandole nel nostro cuore. Per questo oggi che ti salutiamo come prete, fratello e amico vogliamo rileggere con te le parole del Vangelo della III domenica di Pasqua: Lc 24,13-35
“…. Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, (…..)14e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. 15Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. 16Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. 17Ed egli disse loro: “Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?”. Si fermarono, col volto triste (…..)
28Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29Ma essi insistettero: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”. Egli entrò per rimanere con loro. 30Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. (….)
Se qualcosa abbiamo capito da te don Stefano é di non dimenticare che in questi discepoli di Èmmaus dobbiamo riconoscerci tutti noi perché solo attraverso l’ascolto delle Scritture e lo spezzare il Pane possiamo non dimenticarti e fare di ogni Messa, come un giorno hai insegnato ai bambini, Offertorio e Rendimento di Grazie. Questo basta.
Grazie.
Marco Toccafondi
Coordinatore del Consiglio dell’Unità Pastorale
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 7 giugno 2026




