MUGELLO – Il Rotary Club Mugello, nella sua sede storica della Fattoria Ristorante ‘Il Palagio’ di Scarperia, ha ospitato il Caminetto di Mimmo Roselli, artista, fondatore e coordinatore della Scuola delle Arti del Chaco boliviano, sostenuta fin dalla sua nascita dal Club, per la presentazione della prima pubblicazione titolata “YASOROPAI = GRACIAS. La Residencia y el Festival International del las Artes Santa Rosa de Cuevo”, che raccoglie le memorie del lavoro svolto, dal 1985 fino ai nostri giorni.
È la seconda volta che il Club ospita Mimmo Roselli, la volta precedente era venuto in compagnia di Padre Tarcisio Ciabatti, francescano di Dama, vissuto in Bolivia dalla fine degli anni ’70 fino alla sua morte, avvenuta all’età di 89 anni, nel 2025. Si occupava, prevalentemente, di salute per i più bisognosi, il popolo Guaranì, terza etnia indigena di Bolivia.
Mimmo Roselli, arrivato da Padre Tarcisio nel lontano Gennaio 1985, gli propose, insieme alla salute, di occuparsi di Cultura, ottenendo l’approvazione del Padre e iniziando il nuovo cammino insieme. Furono scelti 12 ragazzi guaranì e furono iniziati alla musica ad Urubicha’, provincia del Guarayos, a nord di Santa Cruz della Sierra.
Dalla scuola alla creazione di un Festival, il Festival Internaccional de Musica Barrocca y Renacentista, poi all’estensione nel Festival Internacional de Las Artes, istituito nel 2016, con il quale si è conosciuta nel mondo l’etnia Guaranì e la Bolivia tutta. La mission e il pilastro del grande progetto culturale, sfociato nei due Festival è “Creare arte con ciò che possiamo trovare nel nostro ambiente”.
Per lasciare memoria del lavoro svolto fino ad oggi, Mimmo Roselli ha realizzato una pubblicazione. Il progetto del volume ha radici antiche: era il 1985 quando, insieme a Padre Tarcisio, si iniziò a parlare della carenza di cultura in quei luoghi e della necessità fondamentale di coniugare la salute del corpo con la piena libertà espressiva e creativa.
La Cultura è uno strumento di protezione delle comunità e delle loro tradizioni e rafforza le persone nel loro cammino verso la salute e, in generale, verso la vita. La prospettiva che si delinea attorno a questa convinzione si concretizza in un primo momento attraverso iniziative sporadiche rivolte ai Guaraní – la diffusione di piccoli nuclei di formazione in musica e arte tessile nelle vaste e isolate zone rurali, la pittura di affreschi sulle pareti di una chiesa con gli abitanti di un villaggio, l’introduzione del cinema nei programmi scolastici -, poi, dal 2007, attorno a un gruppo di giovani Guaraní formati in musica e arte tessile presso la Scuola di Urubichà, viene fondata la Scuola di Arte e Musica del Chaco Boliviano, i cui corsi sono frequentati da bambini e ragazzi dai 5 ai 18 anni, coinvolgendo in alcuni casi anche gli adulti delle comunità Guaraní della zona.
Con l’obiettivo di promuovere un maggiore scambio tra le attività svolte a scuola e le comunità di provenienza degli studenti, nonché di valorizzare il patrimonio artistico tradizionale – ricco di forme di espressione antiche e autonome che essi portavano alla luce –, nel 2016, è maturata l’idea di creare un Festival Internazionale delle Arti.
Il Festival doveva tenersi nella comunità guaraní di Santa Rosa de Cuevo, nel cuore degli insediamenti guaraní, e la sua sede principale doveva essere il Monastero di Santa Rosa, molto conosciuto nella zona per aver accolto i Guaraní che, durante la Guerra del Chaco, nel 1892, vi si rifugiarono per sfuggire alle truppe dello Stato boliviano che volevano annientarli.
Il Monastero è un luogo, una collocazione non scelti a caso, ma funzionali al modello di lavoro che doveva caratterizzare il Festival, il cui svolgimento si articola, fino ad oggi, in due fasi: la Residenza Artistica, alla quale partecipano, dopo una selezione specifica, i protagonisti più qualificati della scena artistica contemporanea nazionale e internazionale, scelti per la loro sensibilità e l’attenzione specifica alle culture tradizionali nella loro generatività contemporanea. Grazie a loro e a un lavoro attento e costante di coinvolgimento delle comunità, nonché alla mediazione delle istituzioni civiche ed educative, sia i giovani sia gli adulti entrano in contatto e vivono due settimane di intensa esperienza formativa in ambiti quali le arti visive, il teatro, la musica, la danza, la letteratura, il cinema e la poesia. Il lavoro è coordinato in modo interdisciplinare tra le diverse espressioni artistiche e si basa sul principio che tutto può essere realizzato con le risorse locali. Un’occasione di intensa comunicazione tra gli artisti ‘esteri’ e i partecipanti locali, dato che l’intera comunità locale si occupa dell’accoglienza, dell’alloggio, degli spostamenti, e di tutte le necessità.
Nella seconda fase, i prodotti artistici realizzati vengono restituiti alle comunità e a un pubblico che, anno dopo anno, è diventato sempre più ampio ed eterogeneo: tre giorni di festa e spettacoli, mostre, performance, installazioni, letture poetiche, rappresentazioni teatrali, concerti, eventi che non sono solo una «vetrina» dell’eccellenza artistica espressa dai partecipanti nei diversi linguaggi artistici, ma anche, e soprattutto, una testimonianza della validità di un’idea di arte partecipativa, interessata ad ascoltare e dialogare con le culture locali, con le loro tradizioni e con le sue tradizioni estetiche ed etiche, con i suoi valori e le sue conoscenze.
Il festival, che si tiene ogni due anni, è giunto ormai alla sua quinta edizione, ha coinvolto altri centri della zona, fino ad arrivare a Santa Cruz de la Sierra, dove, presso il CCP, nel novembre 2025, si è tenuta una mostra che ha documentato questo lavoro.
In occasione del bicentenario dell’indipendenza della Bolivia, sono stati invitati tutti gli artisti delle ultime quattro edizioni e un buon numero di nuovi membri selezionati, per celebrare l’importanza della cultura artistica globale e riaffermare il suo senso di comunità.
Questa mostra, inaugurata il 14 novembre scoro presso il Centro Cultural Plurinacional di Santa Cruz de la Sierra, resa possibile grazie all’impegno del Direttore Edson Hurtado e della Curadora Andrea Hinojosa, documenta i frutti del Festival Internazionale delle Arti, giunto alla sua quinta edizione, e costituisce un’occasione significativa per rendere fruibile in Bolivia il patrimonio artistico che si è negli anni accumulato sotto il segno distintivo della cultura Guarani, Cultura che diventa un potente strumento di protezione delle comunità e delle loro tradizioni e rafforza le persone nel loro cammino verso la salute e, in generale, verso la vita.
Il futuro di questo percorso sembra promettente, nonostante i tempi bui che il mondo sta attraversando: l’interesse manifestato dallo Stato potrebbe essere il preludio alla stabilizzazione della scuola, la Residenza potrebbe ospitare master o corsi di alta specializzazione, le sinergie con altre istituzioni internazionali potrebbero intensificarsi (conservatori, rete di orchestre internazionali, ecc.).
Nel frattempo, iniziano i preparativi per la prossima edizione del Festival del 2027, la cui direzione è stata affidata a un nuovo gruppo di artisti, al quale si unirò Mimmo Roselli in qualità di consulente, che dirigerà il Festival, composto da artisti boliviani, tra cui si trovano due musicisti guaraní: Verónica Armaza, Yadira Cordova, Arturo Cuellar, Matzu Higimani, Miguel Marín, Heriberto Paredes Guiramusay e Pedro Octavio Pereira, che continueranno questo Festival a partire dall’edizione a cui stanno già lavorando.
Il volume è suddiviso in quattro sezioni: la prima sezione, dedicata a illustrare e testimoniare l’identità storico-culturale del popolo guaraní, dà voce a personalità che vivono o hanno vissuto in prima persona la dinamica di crescita del popolo guaraní, il terzo più numeroso della Bolivia. Una seconda sezione presenta un racconto visivo dei luoghi, delle opere, del lavoro, della vita quotidiana, delle persone e dei paesaggi che hanno accompagnato il Festival Internazionale delle Arti, dai suoi inizi ad oggi, modellandolo e trasformandolo. Una terza sezione presenta le testimonianze degli artisti partecipanti, le esperienze emotive, cognitive, fisiche e sociali del fare arte a Santa Rosa de Cuevo. L’ultima sezione include una selezione di recensioni della stampa specializzata.
Fonte: Rotary Club Mugello
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 18 giugno 2026



