BORGO SAN LORENZO – Il presidente della Fiorentina Handball, Consigliere Federale FIGH ed ex presidente del Consorzio che gestiva le aree sportive a Borgo San Lorenzo commenta l’aumento delle tariffe delle palestre comunali, sottolineando come tutto ciò imponga “una riflessione sul futuro dello sport giovanile nel nostro territorio”.
Negli ultimi giorni si è aperto un acceso dibattito sull’aumento delle tariffe per l’utilizzo delle palestre comunali e del Palazzetto dello Sport di Borgo San Lorenzo, gestiti dalla società Vivi Lo Sport SSD a RL. Non entro nel merito delle dinamiche politiche, né delle polemiche che inevitabilmente accompagnano decisioni di questo tipo. Parlo da dirigente sportivo.
Da quasi trent’anni vivo quotidianamente la realtà di una società sportiva dilettantistica e conosco bene le difficoltà che migliaia di volontari affrontano ogni giorno per garantire ai ragazzi un’opportunità di crescita attraverso lo sport. Per questo ritengo che un aumento delle tariffe che, in alcuni casi, raggiunge il 30% e per determinate categorie supera addirittura il 50%, non possa essere considerato una semplice revisione tecnica dei costi. È una scelta destinata ad incidere profondamente sulla vita delle società sportive.
Per molte associazioni il costo degli impianti rappresenta già oggi una delle principali voci di bilancio.
Con questi aumenti il peso delle spese per l’utilizzo delle palestre rischia di raggiungere un quarto dei costi complessivi della stagione. Le società sportive, però, non possono stampare denaro. Gli sponsor sono sempre più difficili da trovare. La recente Riforma dello Sport ha introdotto nuovi adempimenti amministrativi e maggiori costi di gestione. A questi si aggiungono l’aumento dei costi energetici, dei carburanti, delle trasferte e del materiale sportivo. A quel punto le possibilità diventano sostanzialmente due:
- la prima è aumentare le quote di iscrizione.
- la seconda è ridurre attività che oggi vengono offerte gratuitamente, quali progetti nelle scuole, iniziative di promozione sportiva, attività educative, manifestazioni aperte al territorio, incontri con gli studenti e tante altre iniziative che le società organizzano sostenendone direttamente i costi.
In entrambi i casi a perdere sarebbe la comunità. A pagare il prezzo più alto sarebbero soprattutto le famiglie ed i ragazzi. E proprio questo dovrebbe far riflettere.
I dati più recenti evidenziano infatti che il momento più critico dell’abbandono sportivo coincide proprio con l’adolescenza. Una quota significativa di ragazzi smette di fare sport proprio tra i 15 e i 18 anni, per motivi organizzativi, economici e sociali.
Lo sport non rappresenta soltanto una partita o una gara. Significa educazione, salute, inclusione, rispetto delle regole, capacità di vivere insieme agli altri.
In un periodo storico in cui cresce il disagio giovanile e aumentano i segnali di fragilità degli adolescenti, numerose analisi richiamano la necessità di investire maggiormente in percorsi educativi, spazi di aggregazione e opportunità di crescita, piuttosto che limitarli. Per questo credo che la vera domanda non sia se le tariffe debbano aumentare oppure no. La domanda è un’altra.
Quale politica sportiva vogliamo costruire per il nostro territorio?
Lo sport deve essere considerato un servizio essenziale per la comunità oppure una voce di bilancio da riequilibrare?
Le società sportive sono partner educativi del Comune oppure semplici utilizzatori degli impianti?
Sono convinto che nessuno metta in discussione la necessità di garantire una gestione economicamente sostenibile degli impianti sportivi. Ma proprio per questo credo che decisioni di tale portata debbano nascere da un confronto vero, aperto e partecipato con chi lo sport lo organizza ogni giorno. Non incontri formali nei quali si discutono proposte già sostanzialmente definite, ma un tavolo permanente capace di costruire insieme una visione condivisa.
Lo sport non produce soltanto costi. Produce salute e benessere, educazione. sicurezza. comunità.
Ogni euro investito nello sport giovanile è un investimento sul futuro del territorio e dei nostri giovani. Per questo mi auguro che l’Amministrazione Comunale e la società Vivi Lo Sport SSD a RL vogliano riaprire il confronto con le associazioni sportive, nella convinzione che una soluzione condivisa sia ancora possibile. Perché una comunità che rende più difficile ai propri giovani fare sport rischia di spendere domani molto di più per affrontare problemi che oggi potrebbe contribuire a prevenire.
Giovanni Sorrenti
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 31 luglio 2026
