SAN PIERO A SIEVE – Ci vuole un po’ di tempo per disfare le valigie spirituali di un’esperienza intensa come la GMG. E ancora di più per far sì che lo spirito di quei giorni riesca a far pace con la quotidianità e ad abitarla vivificandola. A una settimana dal rientro, ci siamo fermati un po’ anche noi “sampierini” per vedere cosa ci è rimasto di quei giorni, densi come mesi interi.
Siamo partiti in nove, senza un prete accompagnatore, un po’ spaesati e disorganizzati, ma pur sempre entusiasti e desiderosi di fare una bella esperienza, chi di incontro con altri ragazzi credenti, chi più alla ricerca di se stesso e del Signore. E siamo tornati a casa veramente arricchiti, di un nuovo senso d’appartenenza a una Chiesa giovane, fresca, vitale, che non toglie niente ma dà l’opportunità di vivere nella pienezza del Vangelo. Arricchiti dalle preziose parole del Papa, che ha benedetto i nostri sogni e ci ha trasmesso veramente tanto entusiasmo e voglia di essere protagonisti di vite grandi e belle. Arricchiti dalla densità di presenza del Signore in mezzo a una moltitudine immensa di giovani riuniti nel suo nome. “La cosa che mi ha più colpito – dice Giuseppe Ambrosio – è stato sentirsi chiamato in causa personalmente da tutte le parole che venivano dette e per la prima volta aver intuito la realtà dell’amore di Dio per ognuno di noi”. “Il viaggio a Cracovia non è stata una semplice vacanza – aggiunge Simone Vignini – ma l’inizio di un percorso che deve continuare ogni singolo giorno”. Per Carolina Vannini “è stata un’esperienza fatta di persone tanto diverse quanto uguali, un continuo incontro con Dio”. Francesco Fedele racconta: “Ho impresso nel cuore il clima sano e gioioso di festa e comunione: mi risuona in testa il coro spagnolo ‘esta es la juventud del Papa!'”
Io, invece, torno a casa con una nuova e più viva consapevolezza della costante presenza di Dio nel nostro cammino insieme. Sono partita per cercarlo in me stessa e l’ho trovato negli altri, come mai prima di questa esperienza. Ero alla ricerca di risposte su me stessa, sulla mia identità e sul mio futuro, ma le catechesi sulla Misericordia hanno trasformato la mia domanda di senso dal “chi sono io?” al “per chi sono io?”, illuminando di una luce nuova tutto ciò che vivo.
Una delle emozioni più intense, poi, che ho sperimentato è stata il senso di meraviglia, gratitudine e stupore di fronte all’azione della Grazia. Ne ho visto i prodigi dal vivo, e non solo in me stessa. Ho visto lacrime di conversione, gesti di puro Vangelo, Provvidenza in azione di continuo, nelle più piccole cose.
Credo che la sfida adesso sia portare a casa la bellezza di quello che abbiamo vissuto, perché non resti un ricordo isolato ma prenda le forme della vita di tutti i giorni. Perché è la sorgente di energia che abbiamo trovato a Cracovia che ripaga della fatica del quotidiano, ma è una sorgente di acqua viva a cui possiamo attingere continuamente, cambiando il nostro modo di vivere e di guardare le cose e custodendo nel cuore ciò che abbiamo sperimentato in Polonia, di cui sicuramente vedremo i frutti in futuro.
Giulia Berti
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 11 agosto 2016

