Poco più di un mese fa, il 18 ottobre, ci ha lasciato Carlo Cipriani, per i vicchiesi, Oti, persona cordiale, simpatica e per molti versi originale. Carlo era nato a Vicchio nel 1928 da una famiglia che da generazioni lavorava nell’edilizia. E pure lui ha fatto per tutta la sua vita lavorativa prima il manovale e poi il muratore nei cantieri del Mugello, di Firenze e negli anni ’60, ricorda il figlio Riccardo, perfino in Etiopia.
Oti però era un uomo dalle grandi passioni: amava viaggiare, suonare e soprattutto ballare. Era capace di volteggiare con straordinaria leggerezza sulla piste da ballo al suono di musiche di tango, mazurka, polka e ballo liscio. Carlo è stato anche un pilastro della banda musicale di Vicchio, dove per quarantacinque anni, fino al 2002, ha suonato la cassa e i piatti. L’ultimo periodo della sua vita è stato rallegrato dalla presenza del nipotino Edoardo, cui era legato da un vincolo d’affetto davvero molto forte.
La sua vena artistica ha trovato espressione, a partire dagli anni ottanta, nella ricostruzione modellistica in cartone e materiali da riciclo di presepi, edifici e altri elementi del paesaggio vicchiese. Una passione nata per caso che lo ha accompagnato per quasi tutto il periodo della pensione. In occasione del trigesimo della morte, il nostro giornale vuole ricordarlo, ripubblicando un’intervista che Carlo Cipriani ci aveva rilasciato qualche anno fa.Bruno Becchi
L’ABILITA’ DI CARLO CIPRIANI DI VICCHIO
L’uomo delle costruzioni di cartone
“Sono così abile –sorride- a fare queste casette di cartone perché facevo il muratore. Ho fatto case vere, adesso mi diverto a farle in scala ridotta…” A Carlo Cipriani da tre anni è venuta una gran passione, quella di costruire utilizzando scatole di medicinali, cartone, das e vernici, abitazioni, palazzi, chiese, ponti.Una passione vera, che Cipriani, 84 anni a maggio, unisce a quella del ballo –nelle sale di ballo liscio di Vicchio, “Oti” Cipriani è ben conosciuto-. A dicembre ha dato il suo meglio con il bel presepe di quattro metri, ricco di una trentina di costruzioni tutte realizzate con materiali di riciclo, un presepe allestito nel suo garage di corso del Popolo. E prima aveva realizzato tutto il centro storico di Vicchio.
“Ora –dice il figlio Riccardo- è diventata una catena di montaggio, sempre alla ricerca di nuovi modelli da riprodurre. E c’è gente che invia la foto della propria casa, chiedendo a mio padre di riprodurla, e lui non si tira indietro”. Esempi della sua “arte” sono disseminati dappertutto. Ha costruito infatti una miriade di casette, in esposizione nei principali locali di Vicchio. “Sì –dice- ho realizzato il modellino della sede dell’Arci che è in mostra all’interno della casa del popolo. Alla CGIL è invece esposto in maniera permanente una riproduzione di Vicchio vecchio con le torri. Mi piace molto riprodurre i palazzi, ho “rifatto” Cafaggiolo, il palazzo dei Vicari di Scarperia, la Rocca di Firenzuola. Se possibile vado a vedere gli edifici, a volte utilizzo le immagini, e spesso mando mio figlio a fare schizzi, a misurare, a contare le finestre, a fare fotografie, per essere il più possibile fedele all’originale. E mi faccio ispirare anche da vecchie stampe e perfino da etichette di bottiglie di vino”.
Cominciò riproducendo il Ponte a Vicchio: venne un buon lavoro, e da lì nacque questa passione. Cipriani è molto contento: “Quest’anno –dice- sono venuti tanti bambini delle scuole a vedere il mio presepio, e ho dato la mia disponibilità ad andare nelle classi a insegnare a fare questi lavori, manipolando il das e usando i cartoni delle scatole”.Ormai il garage è diventato il suo “museo” permanente, ma una cosa gli piacerebbe: “Il mio sogno? Fare un’esposizione permanente, con un lavoro che rappresenti tutto Vicchio, ma ci vorrebbe lo spazio adatto. Ho fatto un paio di mostre, a Casole, al circolo Il Paese, ma il cartone è fragile e a forza di montare e rimontare si sciupa… Mi piacerebbe tanto fare questo dono al mio paese”.

Intanto il figlio Riccardo gli ha dedicato una poesia, e con questi versi, intitolati “Carlino”, ha vinto un premio a Modena. Eccoli:
O Carlino uomo d’ingegno e di natura sana / specialmente nell’arte muraria / a tempo debito è un ballerino / delle canzoni conosce l’aria / ma quello che si vede a prima vista / è il modo di murare che sa di artista. / E gl’è i’mi’ babbo mugellano ni’ sangue / pane e polemica gl’è i’su’ mestiere / sempre arrabbiato un’ riprende mai fiato / dove c’è un ballo gliè protagonista / e la bella signora la un lo perde di vista. / Ni’ su’ lavoro gliè bravo dimorto / pe’ lui i’mattone gliè senza segreti / in tutti questi anni e s’è abituato / a correre tanto senza riprender fiato. / E or che ha passato gli Ottanta / la forza di rompere la un gli manda / però gliè i’ mi’ babbo, fa parte di me / più supereroe di lui nessuno e un c’è!
(articolo pubblicato su “Il Filo, Idee e notizie dal Mugello”, febbraio 2012)
foto di Marta Magherini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 21 novembre 2016







