Una riflessione del pievano di San Piero a Sieve
Ad oltre un mese dal referendum che ha chiarito la disponibilità dei popoli di Scarperia e San Piero a fondere le loro pubbliche amministrazioni, resta ancora tutto da scoprire, anzi da inventare, il percorso per un incontro che riguardi anche le popolazioni.
Un venirsi incontro, un incontrarsi che sia anche di popoli, non può non essere messo in conto!
Ma subito, già a queste mie prime righe, potrebbero venire alla mente e alla bocca di alcuni di noi pensieri e parole di perplessità, parole che io provo a sintetizzare così: “uniamo le pubbliche amministrazioni ma le identità non devono essere messe in discussione”! In effetti credo che questo tema dell’identità sia rilevante: le nostre identità a tutti i livelli, anche quelle di frazione, sono una caratteristica tipica della nostra fiorentinità e, ancor più, del nostro essere mugellani; esse sono sicuramente una risorsa ma possono essere anche un rischio (ne fa la spia la nostra tendenza al campanilismo).
Tuttavia in questo caso credo che le forti identità del nostro territorio giochino a nostro favore, lo dico pensando non solo alla reazione di coesione sociale intra-paesana che spero di vedere a San Piero, ma anche e soprattutto pensando che avere una propria identità sia la condizione ideale per generare un rapporto. Per farmi capire faccio l’esempio di una coppia in cui moglie e marito, diversi come sono, contribuiscono alla vita familiare con le proprie caratteristiche senza che uno debba dipendere dall’altro. Vedete… l’identità non è una vocazione alla solitudine, ma è il necessario postulato per aprirsi ed incontrare qualcuno che è diverso da noi. Ed è proprio questa diversità a rendere così interessante e intrigante la relazione, che resta in piedi proprio perché ciascuno dei due ha una sua propria identità.
A questo punto viene da sé una citazione dall’arcinota poesia di Gibran Kahil Gibran sul matrimonio:
“…restate uniti, benché non troppo vicini insieme,
poiché le colonne del tempio restano tra loro distanti,
e la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.”
Ciò che mi ha mosso a scrivere è anche una sottile preoccupazione. Temo che, passato il periodo iniziale in cui vi saranno i contributi regionali e il mantenimento degli uffici pubblici localizzati, si corra il rischio che questa fusione smetta di piacerci e che si cerchi nella controparte il parafulmine di ogni problema od insoddisfazione.
Il vero pericolo è quello di trovarsi gli uni contro gli altri.
Sto parlando del rischio che qualcuno si senta gravato dalla presenza dell’altro; già da ora si possono intravedere i due possibili profili: quello della comunità che si vede in inferiorità numerica e che si sente dover dipendere da qualcun altro e quello della comunità più numerosa e più ricca che potrebbe sentire come un peso la presenza dell’altra. Come vedete, ce n’è a sufficienza per preoccuparsi, se uno vuole; oppure per rimboccarsi le maniche, se ci si crede.
San Piero si è già trovato ad attraversare un periodo di “vacche grasse”, tuttavia le sostanziose somme di denaro di provenienza regionale che ci sono state presentate come edulcorante della “pillola” della fusione, sono destinate a terminare nel giro di alcuni anni. Ciò che poi resterà e come vivremo questa fusione per gli anni a venire dipenderà da quanto e come saremo stati capaci di venirci incontro gli uni agli altri.
Se io volessi fare una proposta forse essa potrebbe essere quella di conoscerci, di conoscere le identità l’uno dell’altro, ritenendole un motivo di arricchimento e provando la gioia di sentirle anche un po’ proprie. Il mio intento tuttavia non è ancora quello di avanzare proposte, ma quello di suggerire una urgenza, l’urgenza di guardarci negli occhi, di venirsi incontro.
Per quanto riguarda le proposte, spero che esse nascano dalla capacità di fare rete tra le varie agenzie di vita sociale di ciascun paese, evitando di muoverci in ordine sparso, di modo che le proposte siano condivise, almeno all’interno di una delle due realtà paesane.
Infine un desiderio, vorrei vedere i bambini di Scarperia visitare il Trebbio, la Pieve di S. Piero e la Fortezza di S. Martino e mi piacerebbe accompagnare i bambini di San Piero a visitare il Palazzo dei Vicari, la Pieve di S.Agata e l’Autodromo.
E si sa…qualche volta i sogni si avverano!
don Antonio Cigna






