BORGO SAN LORENZO – Nell’ambito degli eventi organizzati per ricordare il cinquantennale dell’alluvione di Firenze, si è tenuta a Villa Pecori Giraldi una bella iniziativa organizzata dal Corpo Forestale dello Stato: il convegno “Arno non cresce se Sieve non mesce”, traendo la denominazione da un noto adagio popolare in uso nella nostra vallata.
L’incontro era finalizzato a far conoscere la situazione del territorio toscano, e nello specifico del Mugello, in relazione alla gestione del vincolo idrogeologico e delle attività forestali che si svolgono nella nostra vallata, alla luce dell’alluvione di Firenze che nel 1966 interessò non soltanto la città ma anche la campagna fiorentina e quindi in Mugello.
La sala del camino posta al piano terreno era stipata da circa cento persone tra cui piace menzionare gli studenti del 5 anno degli indirizzi Agricolo-Forestale e Geometri dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Giotto Ulivi” di Borgo San Lorenzo, e gli studenti del Corso di laurea in Scienze Forestali e Ambientali dell’Università degli Studi di Firenze.
Necessario preambolo ai lavori scientifici sono stati i saluti di rito portati da Paolo Omoboni, sindaco di Borgo San Lorenzo, Federico Ignesti, Presidente dell’Unione Montana dei Comuni del Mugello, Giuseppe Vadalà, Comandante Regionale del Corpo Forestale dello Stato e Giorgio Federici, Segretario del Comitato di Coordinamento “2016 Progetto Firenze” istituito in occasione del cinquantennale dell’Alluvione. Tutte la autorità hanno sottolineato l’importanza del tema odierno per consentire alla Toscana e al Mugello uno sviluppo ordinato ed efficace. Comune anche l’augurio che gli strumenti tecnici ed economici a disposizione di chi opera nell’ambito del dissesto del territorio, del vincolo idrogeologico e delle attività forestali possano essere sempre più adeguati allo scopo di mettere in sicurezza il territorio.
Il programma prevedeva una sessione scientifica articolata in un prima serie d’interventi a carattere ingegneristico e una seconda serie di presentazioni a carattere forestale, con la tavola rotonda finale a concludere i lavori.
La sessione scientifica, moderata dal Prof. Giorgio Federici, si è aperta con l’intervento di Federico Preti, Professore presso il Dipartimento di Gestione dei Sistemi Agrari, Alimentari e Forestali dell’Università degli Studi di Firenze, che ha illustrato ai presenti l’importanza delle sistemazioni idraulico-forestali per la gestione ordinata e per la manutenzione del territorio. È davvero rimarchevole quanto sia importante per il territorio realizzare e mantenere in perfetta efficienza il diffuso reticolo d’interventi di sistemazione idraulico-forestale.
A seguire Elena Bresci, anch’essa Professore presso il Dipartimento di Gestione dei Sistemi Agrari, Alimentari e Forestali dell’Università degli Studi di Firenze, ha descritto l’origine e la natura tecnica delle opere di ingegneria naturalistica realizzate nel tempo in Mugello proprio nel quadro di lavori di sistemazione idraulico-forestale. Si tratta di operazioni che pur avendo origini concettuali antiche sono state riviste ed adeguate alle esigenze del nostro tempo: impiego di materiali naturali (roccia, legno, piante vive) e basso impatto ambientale i maggiori pregi di queste tecniche.
Prima della pausa di metà mattina, pregevole l’intervento di Enrica Caporali, Professore presso Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università degli Studi di Firenze, ha sviscerato il tema di quando, quanto e come le alluvioni abbiano interessato il Mugello. Un bellissimo quadro che, attraverso l’analisi di accurate serie storiche, ha consentito d’illustrare ai presenti l’importante contributo del Fiume Sieve e quindi quanto vero sia il motto popolare da cui ha tratto denominazione l’iniziativa.
Dopo un veloce break, spazio agli interventi di carattere più spiccatamente forestale.
Per primo, il Dott. Stefano Manni, funzionario responsabile del Patrimonio Agricolo-Forestale e della gestione del vincolo idrogeologico presso l’Unione Montana dei Comuni del Mugello, ha illustrato il tema “Forestazione e vincolo idrogeologico in Mugello”. La presentazione ha illustrato i dettagli dell’attività che la nostra Unione Montana ha promosso nonostante le gravi difficoltà per i sempre più ridotti stanziamenti economici destinati a questo settore, a dispetto dell’attenzione prioritaria verso i territori marginali di montagna che più volte viene sbandierata.
Spazio quindi all’attesissimo studio su “Il Bosco degli Svizzeri” proposto da Carlotta Francalanci, Piero Piussi e Giampiero Wirz (assente), condotto nell’ambito dell’Università degli Studi di Firenze. Un bel lavoro, con fotografie davvero significative, per descrivere l’esperienza che nel 1966 vide gli studenti del Politecnico Forestale di Zurigo recarsi a Grezzano per rimboschire un’area priva di vegetazione forestale, in accordo con la Facoltà Agraria e Forestale dell’Università degli Studi di Firenze e con l’allora Azienda di Stato per le Foreste Demaniali. In questi cinquant’anni le piantine sono cresciute e oggi quella zona dell’Argignana è occupata da un bosco adulto. Una bella esperienza di collaborazione e di sensibilità internazionale che, in questo caso, vide i cosiddetti “angeli del fango” operare non in città a salvare i libri dal fango ma nelle nostre campagne per aiutarci a rimboschire i terreni nudi.
L’ultimo degli interventi scientifici è stato proposto dal Dott. Paolo Caramalli, Commissario Capo Forestale del Corpo Forestale dello Stato, che ha ricostruito l’epopea grezzanese della famiglia Dapples. Una narrazione lunga quasi un secolo da cui emerge la figura di questa altolocata famiglia svizzera che, pur operando con una rara attitudine al mecenatismo imprenditoriale al rispetto dei rapporti umana, seppe trasformare un angolo povero e dissestato dell’appennino mugellano in una vera a propria “piccola Svizzera”. 
A conclusione della sessione scientifica il Prof. Federici ha sottolineato l’importanza delle tematiche dibattute soprattutto nel quadro di sviluppo delle montagne italiane, dove le difficoltà poste dalla natura medesima del territorio possono essere affrontate al meglio se le esperienze di studio e di lavoro vengono condivise in una rete di conoscenze che possa abbracciare questi territori.
Molto interessante anche la seconda parte della mattinata, ovvero la tavola rotonda conclusiva – introdotta già a scuola e coordinata con grande piacere dal Paolo Caramalli – alla quale i ragazzi del Giotto Ulivi si sono presentati ben preparati dalla Professoressa Bernabei.
Sostanzialmente, tutte le domande poste hanno ruotato attorno ad un interrogativo che, in effetti, non è facile da affrontare e men che meno da spiegare. Spaziando dallo Schema 23 all’abbandono dei campi che una volta erano regolarmente coltivati, infatti, i ragazzi hanno chiesto per quale motivo il territorio non venga messo in sicurezza nonostante la scienza e la tecnica ci indichino gli interventi necessari per metterci al sicuro.
Rispondere “beata gioventù” piuttosto che “quando sarai grande lo capirai da solo” sarebbe stato semplice, ma non adeguato alla situazione perché i ragazzi hanno dimostrato di essere consci, consapevoli e competenti: davvero una bella sorpresa. In sostanza, i relatori hanno spiegato agli studenti che si stanno facendo passi avanti ma che si tratta d’interventi molto onerosi e molto complicati non solo e non tanto dal punto di vista tecnico ma soprattutto da quello amministrativo-burocratico, che spesso interessa anche rapporti istituzionali intrecciati e complessi.
In chiusura, approfittando della presenza degli amministratori locali, è stata lanciata la proposta di utilizzare il legname disponibile presso il Bosco degli Svizzeri” realizzare nuovi edifici pubblici in legno. Una proposta di elevato valore simbolico che sicuramente farà rizzare le orecchie ai cittadini mugellani e soprattutto di Borgo San Lorenzo, dove la costruzione di scuole antisismiche è senz’altro una priorità assoluta.
Le attività sono proseguite nel pomeriggio quando sempre Paolo Caramalli ha accompagnato gli studenti del Corso di laurea in Scienze Forestali e Ambientali dell’Università degli Studi di Firenze lungo la pista ciclabile edificata lungo il corso del Fiume Sieve dove, sotto la guida del Prof. Federico Preti, sono state analizzate le opere di sistemazione idraulica realizzate a corredo dell’opera stradale.
Davvero un’iniziativa ben riuscita, grazie alla collaborazione, all’impegno e alla pazienza di tutti. L’intento è quello di creare la consuetudine di organizzare ogni anno un convegno a tema forestale nel nostro verde Mugello con l’obiettivo di coinvolgere sempre più soggetti e figure istituzionali ad interessarsi al tema dei boschi e della loro necessaria e irrinunciabile gestione.
Paolo Caramalli
(foto in b/n Giampiero Wirtz, sito http://melograno.ch)
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 20 dicembre 2016



