MUGELLO – Uno dei miei filosofi preferiti sostiene che la vita è un gioco, un qualcosa di casuale e privo di scopo. Al di là di questo, trascendendo cioè visioni escatologiche e ontologiche, il gioco è parte del nostro essere uomini. Impariamo a camminare, a scrivere ed a contare giocando. Il gioco è fondamentale al nostro sviluppo cognitivo, ma può anche soggiogarci, può farci perdere il controllo, può infatti arrivare il momento in cui non si è più giocatori ma si è giocati. Ciò avviene quando si viene a creare una dipendenza.
Il manuale diagnostico-terapeutico delle malattie psichiatriche dell’American psychiatric Association considera il GAP (gioco d’azzardo patologico) una dipendenza con caratteristiche simili all’alcolismo e alla tossicodipendenza. La possibilità di vincita sollecita le aree cerebrali coinvolte nel sistema della dipendenza in modo del tutto analogo a quanto farebbero l’abuso di alcool o di sostanze psicotrope, procurando esaltazione e piacere nell’immediato. Chi gioca è indotto a ricercare sempre più spesso la stessa sensazione con un meccanismo che può determinare dipendenza.
Chi sono i più propensi a diventare dipendenti dal gioco? Non c’è una categoria ben precisa, anzi, le caratteristiche appaiono anche opposte: depressi e iperattivi, alcolisti e salutisti, atei e credenti.
Il dipendente dal gioco, come il dipendente da alcool o da pornografia, rifiuta l’idea di avere un problema e questo viene accettato solo nel momento in cui le conseguenze risuonano in ambito familiare. Chi gioca è emozionato dal rischio, desidera avere più soldi. Ma le conseguenze sono disastrose e possono portare alla disgregazione della famiglia, alla perdita del lavoro, al furto, al carcere e nei casi estremi al suicidio. Uno studio dell’associazione “Vinciamo il gioco” evidenzia che il 30% degli adolescenti gioca e, di questi, il 60% ne diventa dipendete. Sempre la stessa associazione comunica che i soldi giocati nel 2016 sono circa 95 milioni di euro, e l’Italia risulta il primo paese europeo per spesa pro capite per gioco d’azzardo.
Lo stato incassa molti soldi dal gioco d’azzardo, questo è vero, ma spende sei volte tanto per curare le patologie ad esso connesse. È previsto un piano d’azione nazionale per offrire una strategia comune per la tutela della popolazione: monitoraggio, comunicazione e la prevenzione attiva. Il fine è quello di fornire ai cittadini gli strumenti per comprendere il valore del gioco, gestirlo positivamente ed evitarne la dipendenza. Per info: [email protected].
Impegniamoci a far tornare il gioco uno strumento di crescita per l’umanità, e che Eraclito pensi quello che gli pare.
Andrea Tagliaferri
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 24 febbraio 2017



